Imola, la vicesindaca Spada: “Ciclovia Santerno in cantiere e ok a un nuovo quartiere a nord della ferrovia”

Imola

Con la vicesindaca Elisa Spada, fresca di riconferma, partiamo in questa seconda intervista alla giunta imolese dai punti rimasti in sospeso dalla scorsa consigliatura della quale lei ha già fatto parte.

Lungofiume Santerno: i lavori di modifica delle sponde e l’abbattimento di centinaia di alberi restano l’operazione più criticata. Cosa si sta facendo ora? Quanti alberi sono stati ripiantati?

«Si procede con gli scavi su entrambe le sponde e la sistemazione dei rinforzi spondali con i massi, così da essere pronti in autunno a piantare i nuovi alberi. Ad oggi sono stati scavati circa 150.000 metri cubi di terreno, dei 190.000 complessivi previsti, e sono stati messi a dimora 70 alberi dei 459 alberi e 55 arbusti previsti».

A fronte delle critiche su questa e altre scelte sul verde, lei ha mantenuto sempre una certa imperturbabilità. Ci sono stati momenti in cui ha dubitato e avrebbe preferito fare diversamente?

«Il progetto del lungofiume è uno dei progetti più complessi che abbiamo affrontato e per il quale abbiamo fatto una scelta chiara e coraggiosa. L’aspetto più delicato è stato quello di tenere insieme la sicurezza idraulica con il contesto paesaggistico, nella consapevolezza del valore che ha il parco per la nostra comunità. Per questo abbiamo affiancato i progettisti incaricati per tutto il percorso, dall’analisi delle criticità alla fase di proposta, ponderando insieme ogni scelta e garantendo che il numero delle alberature messe a dimora dopo gli scavi fosse superiore a quelle rimosse perché non compatibili con gli scavi stessi. Non è stato facile tenere insieme tutti questi aspetti con anche quello dei costi, ma lavorando duramente e grazie alla competenza dei progettisti ci siamo riusciti. La mia calma è derivata da tutto questo lavoro e dalla consapevolezza che dare spazio al fiume fosse la scelta giusta».

Il cosiddetto “bosco dell’autodromo” a ridosso del ponte della ferrovia oggi non ha un aspetto particolarmente florido, è stato già completato? Che tipo di manutenzione viene fatta e quali altre piantumazioni ci saranno?

«Il bosco dell’autodromo fa parte del progetto di forestazione finanziato dal Bando forestazione del Ministero che ha visto la messa a dimora complessiva di 4011 nuovi alberi su 4 aree per una superficie complessiva di 5,74 ettari; le altre aree sono quella della palestra Cavina e della zona A della Pedagna, quelle di via Lasie e quella dietro al Nido Piazza Romagna. Il Bando ha finanziato la messa a dimora, che è terminata nel 2023 e la gestione per i 7 anni successivi e ha previsto un monitoraggio esterno da parte dell’Università di Firenze e della Città metropolitana che ha rilevato una perdita di alberi molto bassa, di pochi punti percentuali. Nelle diverse aree abbiamo una diversa crescita degli alberi che sono tutti senza irrigazione fissa ma con irrigazione di soccorso. Il bosco dell’autodromo sta crescendo molto bene nella parte pianeggiante, con alberi che arrivano a 3 metri di altezza e un po’ più lentamente nella collinetta (quella che si vede da via Graziadei, ndr). Allo stesso modo gli alberi della palestra Cavina, che hanno una crescita lenta dovuta alla qualità del terreno e alla presenza della parete metallica che irradia colore in particolare in piena estate. Continueremo con la messa a dimora dei boschi dei nuovi nati e con interventi mirati a potenziare la presenza di alberature in città, in particolare nelle aree più vulnerabili alle isole di calore. In questa pianificazione ha un ruolo strategico il vivaio Zerina, rilanciato nel 2023 dall’impegno congiunto di Comune, Regione ed Ente Parco Vena del Gesso con il quale lavoriamo anche per capire quali specie si adattino meglio ai cambiamenti climatici in atto».

Le ripiantumazioni sono spesso a rischio di tenuta. Ci sono già stati esempi in questi anni, l’area in fregio all’Itis per dirne una. Quali accorgimenti sono stati o verranno inseriti per far sì che vadano a buon fine?

«Su questi interventi, con il settore verde pubblico di Area Blu, abbiamo fatto diverse sperimentazioni sia sulla pacciamatura che sulla scelta di ridurre gli sfalci nelle aree di forestazione così da avere una maggiore protezione delle piante e mantenere più umidità del terreno, scelta che sta dando i suoi frutti».

Il sindaco ha detto che Area Blu deve cambiare passo. Poiché la società partecipata gestisce anche il verde pubblico questo cambio in che cosa si tradurrà?

«Vogliamo lavorare insieme ad Area Blu per migliorare la cura del verde pubblico, con una maggiore programmazione dei lavori e delle risorse, sia nella manutenzione ordinaria, che per interventi mirati sui parchi storici cittadini, con un’attenzione specifica alle alberature. Su queste stiamo facendo la mappatura di tutte le alberature abbattute in modo da programmarne la messa a dimora in sostituzione in autunno. Nella cura entra anche la comprensione del ruolo che le singole aree hanno all’interno dell’infrastruttura verde urbana cittadina e sul quale faremo una riflessione per definire sfalci differenziati per favorire la biodiversità. La cura si riflette anche nella qualità degli spazi pubblici, data dagli arredi e attrezzature presenti, per i quali vogliamo rafforzare la programmazione delle manutenzioni o sostituzioni così da consentire a tutte e tutti di viverli a pieno. Gli spazi verdi incidono sulla salute fisica e mentale delle persone, favoriscono la creazione e il rafforzamento delle relazioni sociali, contribuendo così a costruire comunità più coese e inclusive».

Posto che la comunicazione aiuterebbe ma certo non cambia la sostanza: il Comune ha intenzione di tagliare altri pini dopo quelli di via Montanara?

«La comunicazione è fondamentale e vogliamo rafforzarla sia per informare i cittadini circa le trasformazioni in atto, sia per costruire consapevolezza attorno alle scelte, trovando modalità efficaci che arrivino realmente alle persone. Per questo affiancheremo alla comunicazione istituzionale e agli incontri pubblici anche una maggiore comunicazione sui social e una pagina dedicata sul sito del Comune con approfondimenti specifici. Non abbiamo in programma abbattimenti di pini».

In campagna elettorale il gruppo Avs, alleato del centrosinistra, aveva detto di voler introdurre lla figura del garante del verde e del bilancio del verde. Che fine faranno questi due progetti dopo che Avs in Consiglio non è entrata?

«Per noi sono impegni concreti. In questo senso stiamo approfondendo la figura del garante del verde attraverso l’esperienza di altri comuni che se ne sono dotati in modo da definire in modo specifico le caratteristiche e i compiti che dovrà avere il nostro o la nostra. Allo stesso modo per il bilancio del verde, che sarà annuale, e avrà una sezione specifica sul sito del Comune. Gli abbattimenti devono essere verificati con i tecnici del verde pubblico in funzione delle singole problematiche anche per capire se possono esserci soluzioni alternative».

La mobilità sostenibile è un’altra delle sue deleghe. Avete appena annunciato la ripresa dei lavori per risistemare la Ciclovia del Santerno. Tempi e costi?

«La ciclovia del Santerno è un’infrastruttura strategica sia per il turismo lento che per il collegamento quotidiano tra comuni e frazioni, che è stata duramente colpita dall’alluvione con danni di tipologia differente dalla pianura alla collina. Abbiamo scelto di procedere con un approccio a fisarmonica, partendo dall’unico tratto agibile, che è quello di Imola dal ponte ferrovia alla chiusa di Codrignano, e intervenendo per ampliare la lunghezza percorribile per stralci. La prima parte sulla quale partirà il cantiere è quella del collegamento Imola-Mordano, con interventi puntuali di ripristino del fondo e delle pavimentazioni dato che l’intervento strutturale di ripristino dell’argine nell’area di San prospero è stato fatto dal Comune di Imola per ripristinare la difesa idraulica. Parallelamente si procede con la predisposizione del progetto e le richieste autorizzative sul secondo stralcio, in modo da ripristinare il collegamento con la Casa del Fiume, che è la porta del Parco della Vena del Gesso Patrimonio Unesco. Il primo stralcio prevede l’investimento di 583.000euro e ha una durata di 100giorni a partire da ora e finirà per l’autunno».

La stazione dei treni sia pure rigenerata continua a registrare problemi di accessibilità, prima la scalinata rifatta, l’unico ascensore spesso fuori uso anche per periodi protratti. Come intende rapportarsi il Comune con la società ferroviaria per ovviare a questi problemi ?

«La stazione dei treni è il centro di mobilità della città e un nodo fondamentale per l’interscambio tra i diversi mezzi: treno, autobus, bici, piedi e deve essere accessibile e accogliente, motivo per il quale abbiamo lavorato insieme a RFI per la rigenerazione del piazzale e dei servizi annessi e nell’area dell’ex scalo merci. Siamo in dialogo costante con loro per potenziare la cura degli spazi, sia riguardo la manutenzione e funzionalità dell’ascensore, che è fondamentale, che per la pulizia di tutti gli ambiti annessi alla stazione, tra i quali scale e sottopasso.

C’è poi la carenza notturna di trasporti, utilizzati da tanti giovani. Il Pd aveva detto che si sarebbe impegnato ad avere più treni notturni proprio per favorire la mobilità dei giovani. A quando qualche novità?

«Abbiamo già avviato un dialogo con la Regione portando queste istanze sia al piano politico che su quello tecnico».

Fra le nuove deleghe la più delicata è certamente quella all’Urbanistica. Posto l’impegno al saldo zero di consumo di suolo dichiarato nel vostro programma, ci sono pregressi titoli edilizi che verranno esercitati nel prossimo quinquennio ? Cosa ci si dovrà aspettare?

«Lavorerò sulla nuova delega con un approccio integrato che tiene insieme urbanistica e paesaggio, in linea con la strategia della qualità urbana del Pug, promuovendo il saldo zero attraverso la rigenerazione delle aree dismesse e un approccio basato sulla natura per la mitigazione e l’adattamento climatico e in raccordo alla rete ciclopedonale esistente. Un esempio concreto di questo approccio è l’area N8, a nord della ferrovia, che vedrà un nuovo ecoquartiere residenziale comprensivo di nuovi alloggi di edilizia convenzionata e un grande parco a favore sia delle nuove abitazioni che del quartiere Marconi. Nelle previsioni pregresse al pug, presenti nel psc, ci sono alcune lottizzazioni già note, come ad esempio la Carlina seconda, che si attesta sulla via Montanara».

Qualche dettaglio in più, visto che si parla addirittura di un nuovo quartiere?

«Siamo nell’area a nord ferrovia subito dopo il sottopasso ciclopedonale del quartiere Marconi a destra dell’ex macello. E’ un’area tutta dismessa che è stata oggetto di un piano particolareggiato di iniziativa pubblica nella quale sono previsti edifici ad uso residenziale ad opera di privati e due edifici di edilizia convenzionata del Comune. Per questo il dialogo col Comune è stretto anche nella definizione dell’assetto della lottizzazione: permeabilità dei suoli per i parcheggi, parco, collegamenti ciclopedonali che attraverseranno l’area. Al momento è stato depositato il permesso a costruire delle opere di urbanizzazione e dopo ci saranno i progetti specifici per gli edifici».

Mentre in termini di rigenerazione invece su cosa punterà l’amministrazione?

«L’approccio sarà sempre quello che mette al centro l’infrastruttura verde urbana e la rete della mobilità dolce per la mitigazione e l’adattamento climatico che ha valso al Comune di Imola il Premio nazionale per la rigenerazione urbana che ci è stato consegnato nell’ambito della Settimana della Bioarchitettura che per noi ha coinciso con il silenzio elettorale. Un’area strategica di rigenerazione è certamente l’Osservanza sulla quale ci siamo impegnati a raggiungere il 50% di edifici recuperati, ma vogliamo lavorare anche sulla rigenerazione di spazi pubblici che hanno un grande potenziale inespresso. Mi riferisco in particolare al parco dei donatori di sangue, il parco delle montagnine, il sistema di spazi pubblici attorno alla palestra di via Volta e al Parco Aviatori d’Italia, che collega l’Osservanza al lungofiume. Vogliamo progettarle insieme a chi le frequenta quotidianamente o che vorrebbe iniziare a viverle, dagli studenti, a chi pratica sport, alle famiglie con una forte attenzione all’accessibilità, all’attrattività e alla bellezza, che sono un valori fondamentali per lo spazio pubblico. A queste si aggiunge l’area verde Teresa Gullace per la quale stiamo ultimando il progetto per partire al più presto con la sistemazione del terreno e in autunno mettere a dimora le nuove alberature».

Il Circondario di Imola ha adottato nell’autunno scorso il nuovo Pug, unico per 10 Comuni, che adesso attende l’approvazione del Comitato urbanistico metropolitano. In fase di discussione non sono mancate le osservazioni, 570, l’Aite, associazione dei tecnici, era stata molto critica. Due privati hanno contestato il Piano con ricorsi al Tar, nella fattispecie rispetto alle delibere approvate a Dozza e Castel San Pietro tuttora pendenti. Com’è la situazione attuale?

«Nell’ambito del Pug sono arrivate e sono state accolte tutta una serie di osservazioni anche dell’Aite volte allo snellimento e alla semplificazione nonché alla riduzione di parametri ritenuti troppo elevati, ad esempio sulla permeabilità. Ora il Piano è nella fase di valutazione del Comitato urbanistico metropolitano, che sta facendo la valutazione di tutti gli elaborati e che dovrà rilasciare il parere finale. Sul tema dei ricorsi al Tar preferirei non parlare per gli altri Comuni»

Lei oltre a fare l’assessora con deleghe importanti, è anche libera professionista e madre di tre figli e figlie. Come concilia i tempi e gli impegni? Spesso sono i carichi famigliari a scoraggiare le donne nel partecipare alla vita pubblica e alla amministrazione pubblica. Crede che i tempi siano cambiati, quali suggerimenti si sente di dare ?

«L’aiuto dei nonni, la pazienza dei miei figli e la condivisione delle scelte con mio marito sono gli elementi chiave che mi consentono di bilanciare famiglia e lavoro. Un aspetto fondamentale che mi muove e mi da energia è la passione per quello che faccio. Era così prima nella libera professione e nell’insegnamento all’Università ed è così ora, a servizio della nostra comunità, e quella aiuta a superare le difficoltà e le fatiche che inevitabilmente ci sono, oltre al fatto che ritengo fondamentale avere un’autonomia economica. Se posso dare un consiglio è quello di inseguire con determinazione le proprie aspirazioni senza farsi scoraggiare dalle difficoltà che ci sono, soprattutto quando i figli sono più piccoli, ma si possono affrontare un passo alla volta. Vedere i miei figli fieri di me mi fa comprendere di essere sulla strada giusta».

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