La Uisp regionale chiede le dimissioni dal direttivo territoriale dell’associazione della candidata sindaca Paola Lanzon e degli altri membri del direttivo che si sono candidati nella stessa lista civica “Imola in Comune” sostenuta dalla Lega, ovvero Enrico Sedioli, Alessia Nicolazzo ed Emanuela Boni.
«Premesso che, per quanto di nostra conoscenza, la Uisp del territorio non avrebbe più alcuna partecipazione nelle società che gestiscono la piscina comunale Ortignola, si esprime la totale estraneità e la ferma presa di distanza dell’Associazione rispetto alle azioni politico-elettorali intraprese da alcuni dirigenti in carica presso il Comitato Territoriale UISP di Imola Faenza - scrive la usip regionale citando uno degli ultimi comunicati della lista di Lanzoin -. Uisp è un ente apartitico e dichiaratamente antifascista, fondato sui valori dello sport per tutti, della solidarietà e dell’inclusione: riteniamo che tali pilastri non siano conciliabili con cartelli elettorali sostenuti anche da forze politiche le cui piattaforme programmatiche e ideologiche divergono radicalmente da culture democratiche, solidaristiche ed europeiste». Il riferimento è chiaramente alla Lega che supporta la civica, quindi, aggiunge Uisp: «pur nel rispetto del legittimo diritto delle singole persone di candidarsi a ricoprire incarichi negli Enti locali, si ritiene inopportuno farlo mantenendo ruoli e responsabilità all’interno della Uisp. Tale situazione non può essere sottaciuta e impone una chiara presa di distanza da parte dell’associazione. La scelta di candidarsi alla carica di sindaco e al consiglio comunale di Imola da parte di ben quattro consigliere/i del Comitato Territoriale Uisp tra cui la direttrice/amministratrice e una componente di giunta, configura una imbarazzante condizione che lede l’indipendenza e l’integrità che Uisp ha costruito in decenni di attività sull’intero territorio regionale. Per tali ragioni, abbiamo provveduto a comunicare che si rendono eticamente opportune le dimissioni immediate dagli incarichi Uisp da parte delle persone coinvolte».
Paola Lanzon fa sapere che non ha intenzione alcuna di accogliere l’invito a dimettersi, «ricordo che sono stata anche presidente Uisp per molti anni anche quando ero in consiglio comunale per il Pd e anche che mi sono candidata alle politiche per Liberi e uguali. Riteniamo quel documento contrario ai basilari principi costituzionali di elettorato passivo».
In sostanza, dice Lanzon nella risposta a distanza alla sua associazione: «Ma la Uisp è davvero apartitica, oppure è apartitica solo quando qualcuno non si candida dalla parte “giusta”?». Lanzon incalza: «Se ti candidi in un’area politica che a loro non piace, allora diventi un problema. Ma allora diciamolo chiaramente: questa non è apartiticità. Questa è una presa di posizione politica. Ed è curioso, perché la stessa Uisp, in altri contesti, non sembra avere lo stesso imbarazzo quando dialoga con il Partito democratico». Cita diverse occasioni in cui la Uisp ha dialogato ed è stata presente in manifestazioni pubbliche del Pd, specie bolognese, e quindi rimarca: «Non può funzionare così: con il Pd si dialoga, si partecipa, si interviene, si va alla Festa dell’Unità; con altri soggetti politici invece si parla di “imbarazzante condizione” e si chiedono dimissioni immediate. Questo è essere politicamente selettivi. E attenzione: nessuno sta dicendo che UISP non possa avere valori, storia, identità, antifascismo, solidarietà, inclusione. Il punto è un altro. Un ente che si dichiara apartitico non può usare il proprio peso associativo per delegittimare candidati solo perché inseriti in una lista civica sostenuta anche, ma non solo, da forze politiche non gradite.
Perché qui non stiamo parlando di reati. Non stiamo parlando di scandali. Stiamo parlando di persone che esercitano un diritto costituzionale: candidarsi. Quindi la domanda è: Uisp è apartitica davvero, oppure è solo collateralmente compatibile con una certa area politica? Perché se è apartitica, lo sia sempre. Se invece vuole fare politica, lo dica chiaramente. Lo sport dovrebbe unire. Non diventare il tribunale ideologico di chi decide quali candidature sono moralmente accettabili e quali no».