Imola, l’autodromo e i flussi turistici: “Picchi raggiunti non solo con la F1”

Imola

Non sarebbe tanto per fare di necessità virtù, ma una convinta dichiarazione di intenti. Chi ha amministrato Imola negli ultimi cinque anni, e si ricandida a farlo, non si stanca di ripetere che l’autodromo è «un asset economico fondamentale per la città su cui continuare a investire anche senza Formula uno». Chi l’autodromo lo gestisce direttamente deve far quadrare i conti, come ha ribadito l’amministratore unico di Formula Imola Massimo Monti nella recente commissione consigliare autodromo, e per farlo punta a lavorare 365 giorni l’anno, non necessariamente in campo motoristico, ma virando sempre più su eventi, formazione, affitto commerciale di spazi e strutture, ovviamente turismo.

Ad avvalorare la bontà della strada intrapresa nel nome della cosiddetta “polifunzionalità”, il Censis ha portato all’attenzione numeri incoraggianti ieri alla presentazione del programma 2026 dell’Autodromo internazionale Enzo e Dino Ferrari, rilanciandolo come «una delle infrastrutture sportive strategiche dell’Emilia-Romagna» anche al di là del possibile ritorno della Formula 1.

I numeri del Censis

“Eventi e identità collettiva di Imola nella Motor Valley” è il titolo dell’analisi del Censis ieri illustrata da Andrea Toma, a confortare sullo slancio turistico imolese di questi anni persino oltre la Formula 1. «L’andamento mensile 2022-2025 conferma una distribuzione delle presenze lungo tutto l’anno, con scarti contenuti tra il mese del Gran Premio e i mesi ordinari», dice il Censis. Analizzando 20 eventi del 2025 emergono 758.700 presenze complessive tra autodromo e città al netto del Gran Premio che ne ha portate altre 250mila, in tutto un milione. «Sul versante turistico, il confronto tra 2019 e 2024 mostra che le presenze complessive crescono del 14,2%, mentre la permanenza media passa da 2,2 a 2,6 giorni» ha detto Andrea Toma che ha sottolineato la peculiarità del “caso Imola”: «Imola può essere un caso unico in Italia perché attiva una serie di filiere turistiche integrate ad esempio fra autodromo e manifatturiero come non accade altrove». Nel dettaglio analizzando quante persone hanno alloggiato nelle strutture ricettive imolesi, dalla ricerca del Censis emerge che ad aprile 2022, mese del primo GP post-pandemia con la possibilità per il pubblico di assistere finalmente in presenza al Gran premio, le presenze hanno raggiunto quota 19.198. Ma picchi significativi, sono stati registrati anche nei mesi non interessati dall’evento. Il 2024, anno del ritorno del GP dopo quello saltato per l’alluvione nel 2023, ha mostrato lo stesso ritmo, a maggio mese dell’evento 21.215 presenze, ma anche a settembre sono state 21.685 a settembre e a ottobre 21.753. Le presenze a maggio 2025 hanno registrato il picco, a quota 27.859. Dal 16 al 18 maggio dell’anno scorso si sono registrate addirittura 6.281 presenze negli esercizi ricettivi cittadini, quasi il doppio di quelle registrate negli anni precedenti. I grandi concerti, ad esempio, hanno portato quasi lo stesso numero di clienti ad alberghi e strutture. Insomma Imola potrebbe andare avanti anche senza F1 sfruttando sempre l’autodromo a dovere. Questi i suggerimenti del Censis: «Oggi, Imola si trova di fronte alla necessità di proseguire quella traccia ininterrotta di sviluppo che ha caratterizzato la sua storia urbana e sociale, costruendo una possibile via che integri continuità identitaria e capacità di innovazione, che tenga insieme eredità motoristica e pluralità delle vocazioni territoriali». Come? «Passando per: una promozione sociale capace di accompagnare il progresso tecnico e civile, rafforzando le competenze diffuse, l’inclusione e le opportunità per la cittadinanza; la tutela e la valorizzazione dei simboli materiali e immateriali che nei secoli ne hanno impresso il carattere. Mantenendo una forte capacità di risposta alle esigenze collettive senza disperdere le prerogative che ne hanno sostenuto la tenuta sociale; integrando lo sviluppo economico con una funzione attiva di generazione di benessere collettivo, nella consapevolezza che il turismo rappresenta una leva ambivalente, capace di produrre crescita, occupazione e valorizzazione culturale, ma anche pressioni sullo spazio urbano, sull’ambiente e sugli equilibri identitari locali».

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