Con il riconfermato assessore alla cultura Giacomo Gambi, 35 anni, il più giovane della squadra, avvocato, avviamo una serie di interviste agli assessori nuovi e non della giunta Panieri bis.
Imola, l’assessore Gambi: “Riapriremo la Rocca per l’estate 2027 e il museo archeologico anche prima”
Partiamo dalla domanda che tutti si fanno: quando riaprirà la Rocca, chiusa ormai da marzo 2024, e come la ritroveremo?
«Stiamo vedendo in questi giorni le impalcature allestite sul lato nord perché sta giungendo a compimento l’intervento Pnrr da oltre 7 milioni di euro che restituirà alla città il nostro monumento-simbolo più accessibile, sicuro e accogliente, pronto a diventare un Museo che sia anche laboratorio di cultura contemporanea, didattica e un vero polo turistico con spazi di ristoro e concerti. L’azienda consegnerà i lavori a fine anno e già ora stiamo lavorando, grazie anche ad un finanziamento regionale, sul riallestimento museale interno per essere pronti a riaprire l’intero percorso nell’estate 2027. Questo però non significa tenere il monumento chiuso fino ad allora: l’obiettivo è “riaprire” progressivamente la Rocca già prima, all’interno dei cortili, per iniziative e concerti. Con la possibilità di contributi art-bonus imprese e cittadini possono continuare ad aiutare questo percorso».
I Musei di Imola hanno avuto negli ultimi anni una crescita importante di contenuti e visite. Ma partiamo da quello che ancora manca. Da almeno 20 anni, si attende il museo archeologico. Arriverà e come sarà?
«Anche questo progetto fa parte delle novità che vedranno la luce nei prossimi mesi. Posso dire con soddisfazione che la Domus del rasoio è in fase pienamente operativa: le ditte sono al lavoro, le complessità progettuali e strutturali sono ormai alle spalle e, al termine del percorso, scriveremo un pamphlet per raccontarle. Ora siamo nella fase affascinante della ricollocazione degli strati archeologici, dei mosaici. Il Museo San Domenico crescerà grazie a questa sezione archeologica, valorizzando reperti oggi invisibili. Prevediamo di presentarla al pubblico all’inizio del 2027. Allargando lo sguardo, mi piacerebbe che il secondo chiostro restaurato diventasse un nuovo giardino pubblico aperto su via Quarto: in un’ottica di urbanistica culturale, la città non è solo una mappa di edifici, ma una rete di luoghi che favoriscono incontri».
Sarà in parte un museo multimediale. Come si sposa la tecnologia con la cultura oggi a Imola?
«Il fronte dell’innovazione digitale per Imola Musei è caldissimo. Grazie al bando Digital humanities, entro la fine di quest’anno presenteremo al Museo San Domenico 3 nuove postazioni multimediali. La prima andrà ad arricchire il Museo Giuseppe Scarabelli. Le altre due sono già proiettate nel futuro Museo Archeologico: una fungerà da introduzione multimediale permettendo di “sintonizzarsi” sulla storia del territorio imolese prima dell’avvento dei Romani; l’altra sarà un ambiente emozionale e coinvolgente dedicato ai riti funerari nell’antichità. Le strumentazioni acquistate col bando stanno permettendo anche di digitalizzare molti contenuti conservati in biblioteca: a brevissimo contiamo di rendere pubblici i taccuini e la corrispondenza di Giuseppe Scarabelli, le sue opere a stampa e periodici storici imolesi conservati in biblioteca pubblicati dalla metà dell’Ottocento fino agli anni Ottanta del Novecento. Credo in una cultura che non si limiti a conservare, ma che sappia tenere insieme memoria e innovazione. La tecnologia non sostituisce l’archeologia o la carta, la rende viva e accessibile».
E’ stato annunciato il nuovo museo Bertozzi & Casoni a palazzo Tozzoni. Come procede e quando aprirà?
«Dopo la mostra Tranche de vie, con Paolo Bertozzi, Claudia Pedrini e Diego Galizzi ci siamo guardati negli occhi e ci siamo promessi di lavorare su un progetto che rendesse permanenti le emozioni che la mostra aveva suscitato negli spettatori, molti dei quali non imolesi. L’obiettivo e l’ambizione sono quelli di inaugurare l’allestimento permanente delle opere entro l’anno. Ma mettere in fila allestitori, grafica, apparati multimediale, trasporti, potrebbe richiedere un po’ di tempo in più. E non dimentichiamo che la Bertozzi&Casoni sta lavorando anche a nuove opere, pensate site-specific per il Palazzo. Quanto vale un’emozione? Nessun capolavoro si ottiene all’istante. Sarà un’esposizione permanente straordinaria, capace di far dialogare l’antico delle sale di Palazzo Tozzoni con il contemporaneo delle opere di due maestri stimati nel mondo».
Capitolo biblioteche, lei è particolarmente affezionato a Casa Piani. Come intende sviluppare la sezione ragazzi come hub non solo di prestito, ma di produzione culturale (così dice il programma), aggiornando eventualmente il format ?
«Frequentare Casa Piani da bambino è stato fondamentale per me. Se ti innamori della lettura da piccolo, se sperimenti che i luoghi della cultura sono spazi di libertà, da grande non potrai più farne a meno. Da Aristotele in poi sappiamo che l’uomo è un animale sociale: dalla socialità di cui ti nutri dipende la tua essenza. Se è intrisa di cultura, esci dallo stato di natura ed entri in quello di civiltà. Diventi cittadino. Sinceramente non credo che la sfida principale per Casa Piani sia cambiare format; la sua forza è sempre stata mettere al centro la lettura, l’immaginazione e la relazione tra adulti e bambini, tutti aspetti molto importanti per lo sviluppo cognitivo che in questi tempi di intelligenza artificiale e della crescente mediazione degli schermi diventano ancora più preziosi e attuali. Nei prossimi cinque anni il vero passaggio sarà soprattutto generazionale perché le bibliotecarie che hanno costruito la qualità di questo servizio andranno progressivamente in pensione e l’impegno è quello di trasferire un patrimonio di competenze, sensibilità e capacità relazionali. Le biblioteche non sono solo depositi di libri ma presìdi di democrazia e welfare culturale, luoghi fondamentali per combattere la povertà educativa fin dalla prima infanzia».
Lei è assessore oltre che alla Cultura anche a Giovani. Se l’offerta, sia culturale che per il tempo libero è ricca per gli under 14, da sempre Imola, tolte le realtà sportive, offre meno opportunità agli adolescenti. Idee nuove per invertire questo ultimo aspetto, andando magari anche oltre Ca’ Vaina?
«L’accorpamento delle deleghe credo che negli ultimi anni abbia portato proprio a questo: trasformare i luoghi culturali in comunità frequentate da tutte le generazioni e, contemporaneamente, progettare un centro giovanile come Ca’ Vaina con vocazione culturale-sociale. Sono convinto che possiamo, insieme a chi in città si occupa di adolescenti, costruire poli aggregativi diffusi nei quartieri, perché no sfruttando i centri sociali esistenti. Penso a spazi, anche musicali, nei centri sociali o scuole aperte al pomeriggio, dove rendere i ragazzi responsabili e protagonisti della gestione. In questa ottica stiamo progettando con diverse associazioni l’apertura dei nuovi spazi di via XX Settembre e vogliamo mappare una “Casa delle associazioni giovanili”, introdurre educatori di strada per chiedere a loro quale città vorrebbero. Abbiamo anche una splendida risorsa: i giovani eletti in consiglio comunale, che saranno una sponda fondamentale per dare voce a questa generazione».
In passato Imola ha visto nascere e crescere rassegne di grande valore poi scomparse, penso a Jazz at the rock per la musica, Corto Imola Festival per il cinema. A un certo punto hanno preso il sopravvento progetti diversi come Imola in musica che hanno fagocitato fondi ed energie organizzative. Crede che quello di Imola in musica sia ancora attuale ?
«Imola in musica è un patrimonio della città che attira pubblico e crea socialità: il format permette di rendere il centro storico un palcoscenico diffuso e, oltre alle 4/5 serate con migliaia di persone in piazza Matteotti, durante Imola in musica ci sono oltre 100 eventi, molti dei quali rivolti a un pubblico molto esigente. Negli ultimi anni abbiamo anche costruito insieme all’Accademia “Imola Piano e Forte” un’iniziativa con pianoforti lungo la via Emilia che riempiono di note la nostra quotidianità. Ma penso anche a Stignani Competition dedicato ai cantanti d’opera. Certo la sfida oggi è non fermarsi. Imola ha tutte le carte in regola per essere una Città della musica, del teatro, della danza e del cinema a 360 gradi, 365 giorni. Accanto ai grandi eventi dobbiamo far vivere la cultura quotidianamente. Sul fronte teatrale, ad esempio, vogliamo continuare la rassegna Altri Percorsi e mettere in rete i Teatri e, se le forze locali ci daranno una mano, il Teatro Lolli dell’Asl può diventare lo spazio d’elezione per le giovani compagnie e i nuovi linguaggi. La danza negli ultimi cinque anni in città è uscita dal solo ambito sportivo ed è diventata protagonista di Imola in danza, di Imola fiorisce, oltre che di numerosi Galà e serate».
A Imola la cultura è principalmente di “produzione pubblica”, o in parte demandata ad associazioni. A parte esperienze private, fortemente sostenute dal pubblico, di rilievo anche internazionale come Emilia Romagna Festival e Accademia Pianistica , l’imprenditorialità culturale vera e propria in città sembra un passo indietro. E’ una impressione sbagliata? Se invece non lo è da cosa dipende?
«È vero che le realtà storiche come l’Accademia Pianistica o l’Emilia Romagna Festival godono di un forte e meritato sostegno pubblico. E l’obiettivo dell’Amministrazione deve essere quello di sostenere chi si pone l’obiettivo di una cultura diffusa, in un’ottica di sussidiarietà: con un sostegno importante all’inizio da parte del Comune e con l’obiettivo di diventare anche auto-sostenibile. Consapevoli che un euro in più investito oggi in progetti culturali-sociali-educativi è un euro in meno speso domani in sicurezza-sanità. Inoltre, investire nel welfare culturale, come portare la musica della Vassura Baroncini all’interno della Cra Baroncini, dimostra che la cultura cura, crea relazioni e muove energie anche economiche e sociali nuove. Investire in cultura significa poi investire sull’attrattività della città. Quanto all’imprenditoria, ruolo del Comune è favorire un humus culturale che ne favorisca lo sviluppo e sono diverse le aziende imolesi che operano in tale ambito. Noi dobbiamo dare strumenti e supporto anche a chi vuole fare impresa culturale sul territorio. Ad esempio, in centro storico, con spazi espositivi e temporary shop culturali».
Le mostre, quando sono state realizzate, hanno avuto molto successo, ma Imola non è mai sembrata molto interessata al tema grandi mostre. Perché e ci sarà eventualmente una svolta?
«Il fronte espositivo è in deciso movimento negli ultimi anni. Quando sono diventato assessore cinque anni fa, veniva organizzata non più di una mostra l’anno; dal 2023 in poi sono almeno tre all’anno. Fino ad oggi abbiamo vissuto una fase storica in cui è stato necessario concentrare quasi tutte le risorse e le energie sul rinnovamento strutturale dei nostri contenitori museali. Una volta completata e assestata questa imponente operazione di rinnovo, ci potremo dedicare con ancor più convinzione e risorse a progetti espositivi di ampio respiro. La nostra convinzione è chiara: servono stimoli artistici sempre nuovi per coinvolgere i cittadini e posizionare Imola come meta turistica, aspetto sul quale insieme al sindaco, che ha tenuto per sé questa delega, vogliamo lavorare molto nei prossimi anni. Se il turismo dei grandi eventi riempie gli alberghi un week-end, il turismo culturale porta persone a visitare con calma le bellezze della città 365 giorni all’anno».
La cosa che le ha dato più soddisfazione del mandato precedente e la cosa che assolutamente vuole portare a termine in questo?
«La soddisfazione più grande è stata vedere i luoghi della cultura trasformarsi da semplici spazi da visitare a luoghi da “abitare”: agorà vive per bambini, famiglie e anziani, dove contrastare la solitudine e creare comunità. Ciò che migliora la vita dei cittadini è l’opportunità di avere spazi e servizi accoglienti dove avvicinarsi alla cultura tutti i giorni: la cultura non è un lusso, è un diritto. Ed è il motore più potente che abbiamo per costruire una comunità più giusta. Al cospetto dei potenti di oggi, è la cultura che ci salva dalla sudditanza e ci fornisce gli strumenti per leggere la realtà con lucidità. Di obiettivi per questo mandato non ne ho già elencati abbastanza?».