Imola, intervista all’assessore al centro storico Raffini: «L’hub non riguarda solo il commercio»

Imola

E’ di questi giorni la notizia che Imola è una delle 43 città ad aver ricevuto un contributo regionale per il progetto “Hub centro storico”. Ben 560mila euro che si inseriscono in un piano da 1.256.496 euro, cofinanziato dal Comune. Una somma ingente, la maggior parte della quale, 976.496 euro, è destinata al completamento della riqualificazione dei Giardini di San Domenico. Abbiamo chiesto all’assessore imolese al centro storico e attività produttive Pierangelo Raffini qualche dettaglio.

Intanto, i lavori ai Giardini San Domenico erano nel progetto iniziale dell’Hub o ci sono entrati perché non è stato possibile trovare altre fonti di finanziamento per quei lavori?

«Sì c’erano sin dall’origine. Nel bando abbiamo visto subito una grande opportunità. Quello dell’hub non è un programma dedicato solo al commercio, ma complessivo di rigenerazione urbana, per migliorare spazi pubblici e renderli capaci di ospitare eventi, e quello dei Giardini è l’esempio più plastico. Il primo stralcio è stato finanziato dal Comune, ma il bando era l’opportunità giusta per completare l’opera per la quale serve un altro milione. Riattivare i centri storici è un’impresa impegnativa e sfidante, io non sono un visionario e l’hub forse non risolverà tutti i problemi ma è un’opportunità per fare qualcosa insieme e darci una strategia per lavorare a medio termine. Sono stati fatti errori in passato? Sì ma c’erano anche altre condizioni. Resta il fatto che il centro storico è di tutti e proveremo a lavorarci tutti insieme».

Centomila euro sono per il bando che servirà a finanziare interventi di riqualificazione di negozi, vetrine e arredi, oltre ai nuovi insediamenti. Quando uscirà il bando e chi potrà partecipare?

«Sarà pubblicato dopo il completamento degli adempimenti tecnici e amministrativi, aperto a micro e piccole e medie imprese che operano nel commerci al dettaglio, su area pubblica anche con concessione di posteggi nella somministrazione di alimenti, bevande artigianato alimentare e servizi alla persona. Sarà aperto anche a chi vuole avviare nuove attività. Ci sarà la possibilità di contributo a fondo perduto per coprire al massimo il 50 per cento delle spese per un importo massimo di 15mila euro».

Altri 180mila euro sono destinati alle attività di promozione e gestione dell’Hub: 120mila euro finanzieranno il piano di comunicazione, il marketing territoriale e l’animazione del centro storico, cosa prevede e verrà affidato esternamente?

«Per marketing non immaginiamo una semplice campagna pubblicitaria, ma un piano più operativo che sia in gradi di dare al centro una programmazione più riconoscibile e continuativa. Vedo infatti coinvolti anche gli assessorati alla mobilità e alla cultura non solo i lavori pubblici, per coordinare eventi, promozione delle eccellenze locali, tutte le iniziative che ci sono nelle piazze e per migliorare il collegamento fra turismo e grandi eventi. Una parte sarà affidata a qualcuno di esterno che abbia queste competenze specifiche, ma vogliamo istituire una cabina di regia e collegarci con associazioni di categoria e operatori economici proprio per non calare un programma dall’altro, stabilendo un metodo di collaborazione stabile e continuativo, coinvolgendo dalla Fondazione alle associazioni. Più cose ci sono e le comunichiamo in maniera integrata e più rendiamo il centro interessante. Cercheremo di coinvolgere tutti».

Venticinquemila euro saranno impiegati per i “servizi comuni”, ovvero quali?

«Vogliamo mettere a disposizione dell’hub strumenti condivisi come raccolte di dati, analisi, mappature dei locali sfitti, strumenti digitali. A supporto della programmazione generale».

Alla governance del progetto sono destinati altri 35mila euro, con l’individuazione di una nuova figura. Sarà una figura interna? Di cosa si occuperà?

«Si tratta dell’hub manager. Lo abbiamo finanziato per un paio di anni, sarà una persona con competenze specifiche che dovrà fare da cerniera fra Comune, associazioni, commercianti che raccolga idee e proposte e coordini il programma».

Quale sarà lo spazio fisico dell’hub?

«L’ex Iat sotto la galleria del centro cittadino, in una posizione centrale per creare un vero e proprio osservatorio del centro storico dove presentare progetti, raccogliere segnalazioni, incontrare. Un ufficio con la porta aperta alla città lasciando anche la funzione di information room che già aveva, ma usando anche le vetrine per spiegare il progetto. Io sto stendendo un progetto che dovrebbe partire fra settembre e primi di ottobre, entro la fine dell’anno dovremmo avere già l’osservatorio. Per rendere noto il senso compiuto del lavoro che si sta facendo».

Si è parlato di riuso dei locali sfitti, come? Quanti sono oggi?

«Al 2025 su 650 locali presenti in centro, 148 erano quelli sfitti ma sono sicuramente aumentati. Aggiorneremo la mappatura anche per accompagnare nuovi insediamenti per ospitare start up o pop up store, ma anche per rendere più decorose le vetrine in attesa di nuove locazioni. Non ci possiamo sostituire al mercato privato ma possiamo facilitare l’incontro fra domanda e offerta e ridurre gli ostacoli. L’obiettivo è riattivare almeno le direttrici principali del cardo e del decumano. Certo dobbiamo affrontare anche il tema della residenzialità, ovvero riportare gente a vivere in centro storico, se riporto i residenti rinasce la necessità di negozi di prossimità».

Quando si parla di centro storico il pensiero va anche ad alcuni edifici storici in disuso da lustri. Uno è l’ex bar Colonne: ci sono novità? L’altro era comunale ed ora è privato, l’ex Circoli, c’è qualche prospettiva?

«Per il Bar Colonne stiamo veramente lavorando molto, alcune proposte ci sono state poi non se ne è fatto nulla, ma vorremmo concludere entro fine anno. E’ sull’asse principale di attraversamento del centro e l’ideale sarebbe creare un locale legato a una somministrazione di qualità ma veloce, tipo pizzeria. Ora stiamo riqualificando la Galleria Risorgimento, la Banca di Imola ha dato incarico per ripensare gli spazi della sua ex sede che si affaccia sulla piazzetta del Tempo Libero che sarebbe data in concessione alla nuova gestione dell’ex Colonne. Certo l’investimento è importante, si parla di 500/700mila euro, servono soldi ma anche le competenze per gestire un locale che deve far rientrare di un costo importante, generando affari per 300/400mila euro l’anno. Per il Circoli, oggi di proprietà della famiglia Virgili di Senigallia con la quale siamo in contatto, sappiamo che loro sarebbero anche disponibili a ristrutturarlo se si trova un’idea per darlo in gestione e remunerare il capitale. Qui i costi per la ristrutturazione sono stimati oggi dai 5 ai 6 milioni di euro, è un edificio del 1932 vincolato, in cui non è nemmeno possibile fare solo un hotel. Si arrivò quasi a un accordo con la Banca di Vicenza nel 2008 poi la crisi mandò tutto a monte. Sono anche disponibili a venderlo a un prezzo di realizzo ma di certo il Comune non ha forze per riprenderlo, stiamo già investendo 5 milioni per riportare gli uffici comunali sopra l’ex Colonne che vorrebbe dire riportare anche gente in centro, e siamo a risorse finite».

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui