Imola, il ristorante San Domenico festeggia 56 anni con due menù che raccontano la storia e il futuro

Imola
  • 11 marzo 2026

Cinquantasei anni di alta cucina. Era il 7 marzo 1970 quando il fondatore del San Domenico di Imola Gian Luigi Morini apriva le sue porte e accomodava ai tavoli i primi commensali che avrebbero assaggiato i piatti di Nino Bergese e dell’allora allievo già più che promettente Valentino Marcattilii. Il mondo è cambiato, anche alcune presenze in sala e in cucina sono mutate, ma i legami non sono mai stati spezzati con le origini e forse per questo il ristorante San Domenico di Imola in tutti questi anni ha mantenuto sempre le due stelle Michelin conquistate già nel 1977. Oggi è sempre uno tra i ristoranti più longevi e leggendari del panorama enogastronomico nazionale.

A sottolineare i risultati ottenuti in oltre mezzo secolo proprio il giorno dell’anniversario sono entrati a far parte della carta due nuovi menù che ripercorrono il cammino del San Domenico e ne anticipano le traiettorie future.

La storia in carta

Il primo, forse il più dirompente, è Radici che sostituisce lo storico Menu della Coppia, che ha accompagnato gli ultimi 30 anni del Ristorante. Come lascia intendere il nome, questo menù è un concentrato dei piatti emblematici di Nino Bergese e di Valentino Marcattilii, i due chef che hanno fatto la storia del San Domenico. Ci sono i grandi classici come il risotto mantecato con cipolla tostata e sugo di arrosto, il nodino di vitello con crema di latte, vodka e guanciale affumicato e la famosissima torta fiorentina che Nino Bergese nel 1926, a soli 22 anni, preparò in occasione del pranzo per il 22esimo compleanno di Umberto di Savoia. Il principe rimase lo volle in menu per ben tre giorni di fila. Il successo fu tale che Umberto lo volle suggellare da un dono prezioso al cuoco: i gemelli in oro di Casa Reale. Come un jolly senza tempo, al menu Radici, può essere aggiunto il celebre uovo in raviolo “San Domenico”, piatto iconico del ristorante tra i più replicati al mondo, vera e propria firma del Sando, che è infatti oggi un marchio tutelato.

Max e la sua brigata

Orizzonti è invece lo sguardo al futuro firmato dallo chef del presente Max Mascia che lo ha imbastito insieme al sous chef Stefano Ghironi e a tutta la brigata. Nove portate che raccontano i viaggi, le idee, i sogni utilizzando un linguaggio culinario contemporaneo. «Se Radici è la celebrazione del nostro passato - spiega Max Mascia -, Orizzonti è uno sguardo al futuro attraverso gli occhi della nostra identità. Abbiamo voluto differenziare e sottolineare due momenti storici per il nostro ristorante perché il futuro è solo un’immagine effimera se non lo si costruisce affondando solide fondamenta nella propria tradizione».

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