Imola, Comuni montani, esclusi Fontanelice, Borgo Tossignano e Casalfiumanese

Imola
  • 06 febbraio 2026

Borgo Tossignano, Casalfiumanese e Fontanelici esclusi dalla classificazione dei Comuni montani: questa la decisione assunta a Roma nella seduta della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

Una risoluzione su cui viale Aldo Moro non esita ad andare all’attacco, parlando di un mancato accordo: «è mancata l’intesa come avevamo ampiamente anticipato - dichiara l’assessore regionale alla Montagna, Davide Baruffi - Consideravamo sbagliati i criteri inseriti, a monte, nella legge, a valle non si poteva che arrivare ad un risultato non soddisfacente».

Ora la Regione annuncia però la volontà di sostenere le municipalità escluse per sopperire all’estromissione stabilita dal governo.

«Già nei prossimi giorni- prosegue Baruffi- incontrerò i comuni montani, sia quelli inclusi che quelli esclusi: se la legge nazionale esclude, quella regionale resterà inclusiva. E dove il Governo toglie risorse agli esclusi, la Regione ripristinerà con propri mezzi l’equilibrio costruito in Emilia-Romagna in questi anni, da Rimini a Piacenza. E questo senza contrapposizione tra crinale e valle. Ma, al contrario, promuoveremo strategie di integrazione, cooperazione e solidarietà. Non a caso, in previsione dei guasti che la legge nazionale avrebbe potuto produrre, già in legge di bilancio 2026/2028 abbiamo aumentato del 60% le risorse del Fondo montagna regionale e questo ci consentirà di non penalizzare nessun comune».

In Emilia-Romagna i Comuni montani erano 99: il numero resterà ora lo stesso in virtù di alcuni nuovi ingressi. Alcune delle modifiche, come spiegato dall’assessore alla Montagna, sarebbero giunte solo all’ultimo minuto grazie al raggiungimento di un accordo tra le parti.

Il confronto

«A conti fatti, si è verificato quanto avevamo paventato: mesi di dannosa contrapposizione tra Alpi e Appennino, così come tra comuni di crinale e comuni collinari - ha aggiunto l’assessore regionale Baruffi-. E tutto questo per cosa? Per decidere come distribuire 200 milioni tra 4.000 comuni: poco più erano, poco meno rimangono. Il confronto di queste ultime settimane, nonostante tutto, non è stato inconcludente: il provvedimento esce profondamente modificato rispetto all’impostazione iniziale. Abbiamo ridotto i danni e molti comuni inizialmente esclusi sono alla fine rientrati. Nonostante il dissenso di impostazione che ci ha visto contrapposti, riconosco al ministro Calderoli la disponibilità a modificare non poco il provvedimento, rendendo gli effetti negativi piuttosto contenuti. Anche per questo, però, torniamo a chiedere al Governo se questa non-riforma valesse davvero la pena, visto che, numeri alla mano, la montagna ha partorito un topolino. Se avessimo impegnato questo tempo a concordare misure per affrontare i problemi della montagna, anziché contrapporci su chi includere o escludere, avremmo certamente reso un servizio migliore al Paese, anzitutto alle cittadine e ai cittadini che vivono in Appennino».

Accordo sulle risorse

«A dimostrazione che il nostro dissenso non era preconcetto- conclude Baruffi-, c’è l’accordo raggiunto un minuto dopo per procedere rapidamente al riparto delle risorse. È interesse di tutti mettere a disposizione dei comuni montani anche le poche risorse che il Governo stanzia, peraltro le stesse ormai da cinque anni, senza alcun adeguamento inflattivo».

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