Imola, bimba morta in piscina: via al processo al via per la piccola Arkea

Imola
  • 19 marzo 2026

Dopo quattro udienze preliminari, ieri sarebbe dovuto cominciare il processo vero e proprio per ricostruire i minuti che furono fatali alla piccola Arkea Pepa, annegata a 5 anni nella piscina del Molino Rosso nel luglio del 2024.

A giudizio ci sono la madre e il bagnino in servizio quel giorno. Il processo dovrà fare luce sul perché nessuno si sia accorto di quanto stava accadendo alla bambina, se non quando ormai era troppo tardi e il suo corpo galleggiava a pelo d’acqua, senza vita.

Alla madre viene contestata la mancata vigilanza, all’operatore di salvataggio il mancato intervento tempestivo. Resta però ancora da chiarire cosa sia accaduto: se la bambina sia caduta accidentalmente, se sia stata spinta o colta da un malore, se abbia chiesto aiuto o abbia cercato di salvarsi. Nessuno, finora, è riuscito a ricostruire quegli istanti. Le indagini dei carabinieri coordinati dalla Procura avevano portato al rinvio a giudizio della madre, che a lungo non ha rilasciato dichiarazioni chiusa nel suo comprensibile e straziante dolore, e del bagnino, originario di Teramo.

Nel frattempo si sono costituite parti civili i familiari della bambina, oggi residenti a Casalfiumanese (13 persone, tra cui il padre, i nonni e gli zii), l’azienda Pool Service, datrice di lavoro del bagnino, e la Molino Rosso Apd che gestisce la piscina.

Ieri si sarebbe dovuta discutere la lista dei testimoni, compresi periti e medici legali. È stato invece sollevato un vizio di legittimità costituzionale su una norma che impedisce all’imputato di chiamare direttamente in giudizio l’assicurazione. Contestazione a cui si sono unite tutte le parti civili, ad eccezione della difesa della madre.

Il giudice ha quindi disposto il rinvio all’8 aprile, quando scioglierà la riserva su questo aspetto tecnico che, per ora, ha bloccato l’avvio del processo.

Tutte le parti civili sono schierate nei confronti del bagnino, mentre nessuna ha preso posizione contro la madre, sostenuta in questi anni dalla famiglia, rimasta unita anche nella cura della figlia più piccola.

Sembra che - così ricostruirà la difesa della donna, affidata all’avvocato Antonio Mancino - in quel tragico pomeriggio la mamma di Arkea si fosse allontanata proprio per portare la figlia più piccola al bagno per cambiarla. Non aveva portato con sé Arkea, nonostante volesse farlo, perché un’amica presente in piscina si era offerta di occuparsi della bambina mentre giocava con la propria figlia.

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