Un veloce passaggio in commissione consigliare, senza rilievi di sorta, quindi l’approdo in consiglio comunale per l’approvazione. Del resto è dagli anni Ottanta che le amministrazioni pubbliche parlano di abbattimento delle barriere architettoniche, ma solo nell’ultimo decennio, come ha rimarcato l’architetto Stefano Maurizio che ha redatto il Peba per il Comune di Imola, si è messo mano direttamente alla redazioni dei piani divenuti obbligatori per legge. Imola lo approverà in aula sul filo di lana della Consigliatura (giovedì prossimo).
Imola, barriere architettoniche oltre 4.000 le criticità rilevate da risolvere e giovedì si vota il piano
Il Peba in cifre
Nel corso di lavoro istruttorio sono state 131 le unità urbane rilevate (vie, viali vicoli, piazze, sottopassi, ecc) collegati fra loro dalla rete di 110 km di percorsi ciclopedonali. Si aggiungono poi 54 edifici di proprietà comunale ispezionati, di cui 28 istituti scolastici, 12 centri sociali, 5 biblioteche, 4 impianti sportivi, 4 luoghi della cultura, il municipio). Le criticità individuate nel corso dei rilevamenti per arrivare alla stesura del piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche sono state 2.610 in ambito urbano e 1.536 in ambito edilizio. Il piano finale consta di 5.455 pagine contenenti 16 tavole planimetriche con infografiche, comprese le stime per l’eliminazione delle barriere architettoniche nell’arco di dieci stralci, per 3 milioni e 150 mila euro per quanto riguarda gli edifici pubblici, a cui si aggiungono 7,6 milioni di euro per l’abbattimento delle barriere sui percorsi ciclopedonali.
«A Imola abbiamo trovato una situazione buona rispetto ad altre realtà urbane - ha detto l’architetto Stefano Maurizio - . Ovviamente quello redatto è un “piano vivo”, che può essere non solo applicato a ogni tipo di intervento dalla sua approvazione in poi, ma anche aggiornato per soluzioni ad hoc».
L’utilità del Piano
«Il Peba è un importante strumento di programmazione perché fa mettere a fuoco tutti quelli sono gli interventi da fare in prospettiva, ma dà anche indicazioni su ogni singolo intervento e relativo costo il che ci aiuta a fare una programmazione oculata degli interventi da subito - ha detto la vicesindaca Elisa Spada -. Questo lavoro di ispezione e redazione del Piano è stato poi anche una grande occasione formativa per noi amministratori e tutti i per tecnici Comune, fondamentale per fare nostri i principi dell’“universal design” su cui si fonda per i nuovi grandi interventi di rigenerazione ma anche per progettare meglio nel quotidiano. Non solo il Piano è indispensabile per intercettare fondi ad hoc, ma ci aiuta anche a cambiare il nostro sguardo in modo che per ogni intervento si ragioni sulla accessibilità, imparando a guardare tutte le criticità legate alla accessibilità, da tutti i punti di vista sia delle disabilità, visive, cognitive, fisiche, uditive, ma anche dal punto di chiunque debba prendere un autobus e debba sostare a una fermata, un anziano, una mamma con la carrozzina. Il Peba innesca attenzioni che contribuiscono al benessere di tutte le persone».
Ogni percorso o edificio analizzato è mappato e oggi ha una scheda in cui sono indicati dati, informazioni specifiche, le criticità presenti, e i costi stimati «il che costituisce già una sorta di livello preliminare per fare richiesta di fondi - aggiunge Spada -. Rispetto agli edifici pubblici la priorità ce l’hanno le scuole, in quanto luoghi con un elevato tasso di fruizione. Poi ci sono diverse aree individuate, penso ad esempio all’area intorno alla palestra Volta che presenta problemi di accessibilità legati alla pavimentazioni o alla presenza di radici degli alberi. Avevamo già fatto un progetto di rigenerazione candidato a un bando per fondi specifici che oggi tiene conto di molti dettagli evidenziati dal Peba. Oppure la rigenerazione del Giardino San Domenico. Il Peba aiuterà anche a gestire meglio le risorse perché con il Piano approvato per i lavori specifici che eliminano le barriere l’Iva scende al 4%».