Sono almeno otto i punti critici evidenziati dal comitato che chiede alla Regione di fare chiarezza prima di consentire alla società incaricata di mettere mano alla vegetazione lungo il Sellustra. Lo ha spiegato ieri il gruppo Salviamo il Sellustra in un incontro stampa al quale hanno partecipato anche alcuni esperti ed ambientalisti, come l’ecologa fluviale Bruna Gumiero, il geologo Paride Antonini, l’ingegnere ambientale Massimo Bolognesi, la dottoressa in scienze ambientali Cinzia Morsiani, l’ex giardiniere comunale Lucio Rizzello. Innanzitutto hanno evidenziato la necessità di identificare l’atto autorizzativo, «che nonostante l’accesso agli atti non abbiamo visto», dicono. Per il gruppo servirebbe poi la “VIncA”, un procedimento preventivo che verifichi il rispetto delle condizioni d’obbligo. Rimarcano poi possibili incompatibilità con la disciplina forestale: «Il progetto descrive popolamenti assimilabili a fustaia irregolare o non gestita e prevede un prelievo fino al 70% della biomassa. Tale intensità richiede una puntuale qualificazione giuridica e selvicolturale, l’indicazione dell’eventuale regime». Per il comitato occorre dimostrare la coerenza del progetto con il Regolamento forestale regionale e con le linee guida regionali sulla gestione della vegetazione riparia. «Il generico richiamo alla sicurezza idraulica non può sostituire una motivazione tecnica riferita ai singoli tratti». Anche l’istruttoria idraulica sarebbe carente e manca la valutazione delle alternative. «Dagli atti disponibili non emerge una modellazione idraulica ante e post operam, né una valutazione puntuale di velocità, livelli, erosione spondale, effetti a monte e a valle e trasferimento del rischio. Non risulta dimostrato perché non siano sufficienti interventi meno impattanti, limitati alle piante divelte».
C’è anche il fatto che l’atto richiama la rimozione di materiale vegetale alluvionale, mentre il progetto esecutivo girato in queste settimane prevede l’abbattimento di una quota molto elevata di vegetazione in piedi, inclusi alberi autoctoni di maggiori dimensioni. «Occorre verificare la coerenza tra finalità finanziata, oggetto dell’affidamento e lavorazioni effettivamente previste». C’è poi tutta la partita dei fondi privati, che costituiscono circa la metà dell’area di interesse. «L’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile non opera esclusivamente nel solo alveo in senso stretto: la disciplina regionale le attribuisce anche il procedimento di autorizzazione idraulica per interventi nelle fasce di rispetto dei corsi d’acqua - scrivono i cittadini nell’istanza -. Ciò non significa, tuttavia, che l’approvazione di un intervento di protezione civile o il titolo idraulico assorbano automaticamente ogni altro titolo richiesto per lavorazioni estese a superfici private o extra-alveo». L’unica deroga sarebbe uno stato di emergenza. Per concludere, «l’abbattimento e la cippatura determinerebbero effetti non reversibili nel breve periodo. La sospensione temporanea non pregiudica la possibilità di rimuovere puntualmente situazioni di pericolo concreto e documentato, mentre consente di evitare un danno ecosistemico e paesaggistico non rimediabile nel caso in cui emergano vizi dell’istruttoria o dei titoli autorizzativi».