Terza giornata in Sicilia per i ragazzi degli istituti Alberghetti e Paolini di Imola, vincitori del concorso “Immagina Imola”. Una giornata trascorsa tra la natura della Riserva dello Zingaro e la storia di Peppino Impastato, unite da un filo comune: il valore della partecipazione civile. La mattina il gruppo ha percorso i sentieri della Riserva Naturale Orientata dello Zingaro, tra calette, mare e paesaggi incontaminati. Un luogo che deve la propria tutela anche a una grande mobilitazione popolare nel 1980 quando migliaia di persone si opposero alla costruzione della strada costiera, contribuendo alla nascita, l’anno successivo, della prima riserva naturale della Sicilia. «Lo Zingaro ci ricorda che un territorio può essere difeso quando una comunità decide di mobilitarsi - ha raccontato Selenia Di Bella, mediatrice culturale di Libera il g(i)usto di viaggiare -. Quello che oggi possiamo ammirare esiste anche grazie a chi scelse di non restare a guardare». «Mi ha colpito pensare che questo paradiso avrebbe potuto essere cementificato - racconta uno studente -. Sapere che qualcuno si è battuto per conservarlo lo rende ancora più bello».
Nel pomeriggio il viaggio è proseguito a Cinisi, a Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato. Giuseppe, guida della Casa, ha ripercorso la storia di Peppino attraverso i luoghi in cui visse e le testimonianze dell’epoca. La visita ha riservato anche un incontro inatteso. Alla richiesta dei ragazzi di incontrare Giovanni Impastato, il fratello di Peppino ha raggiunto il gruppo: ha salutato gli studenti, scambiato con loro alcune parole e voluto concludere l’incontro con una foto insieme. «A 16 anni si comincia a guardare il mondo e si può già scegliere di fare la differenza - ha sottolineato Selenia -. La mafia non è un problema soltanto siciliano: per questo comprendere il valore della legalità riguarda tutti. Peppino ha vinto perché il tentativo di cancellarne la storia non è riuscito. Felicia rifiutò la logica della vendetta e trasformò la casa in un luogo di memoria e cultura». «Mi ha colpito pensare che anche noi possiamo contribuire, ricordando Peppino, a fare in modo che cose del genere non accadano più» racconta una studentessa a fine visita. Far conoscere queste storie serve e diffondere senso civico e i valori della cooperazione, promossi da Legacoop e Confcooperative. Il riuso dei beni confiscati alla mafia, la valorizzazione del lavoro per il bene comune, la promozione della legalità sono prerogative fondanti dell’impegno cooperativo. In questi giorni i ragazzi si sono confrontati con questa visione ed hanno potuto conoscerne il reale impatto sulla vita delle persone.