Giornata europea dei mulini 2026, il Mulino Scodellino moderno già prima di Cristoforo Colombo

Imola

A Castel Bolognese esiste un luogo dove l’acqua scorre ininterrottamente da secoli, testimone di una civiltà che ha saputo trasformare la pianura alluvionale in terra agricola, come racconta Rosanna Pasi, ex insegnante e oggi anima dell’Associazione Amici del Mulino Scodellino che in occasione della Giornata Europea dei mulini storici sarà aperto con la macina alle 15.30 in entrambe le giornate. Sabato 16, inoltre, verrà presentato il libro di Ilaria Guidantoni “Il bacio da sfogliare”, edizioni Cinquecento, mentre domenica alle 17 è in programma il concerto con Garage band.

Il Mulino Scodellino vanta una storia antichissima. Quali sono le origini di questo luogo e come si è evoluto nel tempo?

«Questo mulino era efficiente cento anni prima che Cristoforo Colombo arrivasse in America. Essere efficiente allora significava produrre farina, trasformando la nostra zona da pianura alluvionale in pianura agricola. Funzionò ininterrottamente fino al 1982, quando l’agricoltura locale passò dai cereali agli alberi da frutto. Inizialmente non c’era la turbina, ma il “ritrecine”, uno strumento inventato dai Sumeri che sfruttava dei cucchiai di legno per muovere le macine: una rivoluzione che sostituì il lavoro degli animali e delle donne. Nel 1935 arrivò una turbina Francis, che fu poi tolta. La nostra associazione è nata circa 12 anni fa e da allora ci siamo dedicati a recuperare non solo la struttura, ma anche la sua identità».

Il 2016 è stato un anno di svolta grazie alla collaborazione con il Fai. Com’è nata l’idea di rimettere in funzione le macine proprio in quell’occasione?

«Nel 2015 l’architetto Gianluca Zoli ci chiese di inserire il mulino nelle Giornate di Primavera del Fai. Allora domandai a un mio associato, Giuseppe Merenda, un meccanico delle ferrovie, se fosse capace di rimettere in funzione la macchina. Mi rispose che ci avrebbe lavorato giorno e notte, e così fu. In quelle giornate del 2016 passò da noi anche Walter Naldoni, un mugnaio industriale di Faenza; vide che il mulino funzionava e ci aiutò a metterci in regola con i requisiti sanitari e la tracciabilità del grano. Grazie a lui oggi produciamo di nuovo farina e la commercializziamo a livello locale».

Oggi lo Scodellino non è solo un sito produttivo, ma un centro di cultura che mette in rete il territorio. Quali attività portate avanti?

«Il mulino oggi è un luogo di cultura perché la farina è la base del benessere fisico, e senza benessere fisico non può esserci attività culturale. Valorizziamo le aziende agricole e gastronomiche lungo il Canale dei Mulini, che collega il Parco della Vena del Gesso al Delta del Po. Facciamo concerti, mostre e presentazioni di libri, celebrando gli artisti nati lungo questo asse: da Vincenzo Monti ad Arcangelo Corelli, fino ai contemporanei. Siamo diventati un centro di turismo culturale e gastronomico. Inoltre, gestendo un mulino pubblico, quest’anno ci occupiamo di organizzare per la Regione il festival “Macinare Cultura”, che si svolgerà nell’estate del 2026».

La Regione sta investendo molto nella valorizzazione dei mulini. Quanto è importante questo riconoscimento istituzionale?

«È fondamentale. Siamo la prima e unica regione per ora che ha una convenzione che riconosce i mulini storici e finanzia il festival. I mulini sono stati i primi opifici del territorio per secoli; davano benefici economici ai comuni e gestivano tutto, dai tessuti alla carta oltre ai cereali».

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