Da Imola a Santo Domingo, madre e figlia insegnano la sfoglia ai Caraibi

Imola

Maribel Feliz Saldaña non ha solo vissuto a Imola trent’anni, qui è nata sua figlia Giulia, e sempre qui ha imparato l’amore per la gastronomia, la cucina, e si è specializzata professionalmente diventando chef. Fare la pasta e in particolare insegnare a farla, è diventato il suo lavoro, ma a Santo Domingo. Maribel è tornata nella sua terra di origine qualche anno fa e qui, insieme alla figlia Giulia Dalmonte, che terminati gli studi in antropologia l’ha raggiunta, ha dato vita al suo sogno nel cassetto: un centro culturale legato al cibo, dove trasmettere l’arte di fare la sfoglia è diventato uno strumento di socializzazione e cultura. Però non ha solo portato oltreoceano un elemento distintivo dell’Emilia Romagna, vi ha unito anche ricerca e studio della cucina dominicana, per molti aspetti da riscoprire e valorizzare. «“Mamá Mambo” è una casa culturale, un laboratorio gastronomico e un piccolo ostello nel cuore della zona Colonial di Santo Domingo, il centro storico più antico delle Americhe - spiega Maribel -. Insieme con Giulia studiamo la cucina dominicana, le sue tre radici: indigena, africana ed europea, la cuciniamo e la raccontiamo a chi vive qui, prima ancora che ai viaggiatori.

L’idea di questo progetto nasce in Romagna, dove ho vissuto a lungo, e dove ho imparato non solo a cucinare e a fare la pasta fresca tirata a mano, ma anche la cultura del prodotto che in Emilia-Romagna è quasi una religione. Un giorno mi sono detta che anche noi abbiamo tantissimi prodotti buoni nella Repubblica Dominicana. Ma chi dà loro il valore che meritano?». Mamà Mambo, che inaugura un nuovo spazio proprio oggi, quindi prima di tutto ha “esportato” da Imola ai Caraibi un metodo, un’idea, non tanto una lista di ricette. «A suo tempo avevamo pensato con mio marito di aprire qualcosa in Italia, ma la burocrazia era tanta, allora abbiamo detto perché non farlo in Repubblica Dominicana? E soprattutto abbiamo voluto lavorare con il prodotto dominicano quello come i romagnoli fanno con il proprio: cercarlo, capirlo, cucinarlo bene e raccontarlo senza timidezza - sottolinea Maribel -. Così da noi oggi a Santo Domingo si fa la pasta fresca con ingredienti dominicani. La fusione è reale, non decorativa».

Così è nata Mamà Mambo, che prende origine dal nome della bisnonna di Maribel, una “curandera” che sapeva di piante, di cure e di persone. E in questa linea di trasmissione tutta al femminile che oggi si perpetua, madre e figlia si sono suddivise i compiti. Maribel fa il lavoro sul campo: studia ingredienti ancestrali dominicani, recupera ricette, lavora con piante medicinali e di uso gastronomico, collabora con produttori locali e anche con le istituzioni del Paese per la valorizzazione degli stessi prodotti. «Ad esempio il buen pan, o pan de fruta o castaña de mas, che è il nome comune per il frutto dell’albero del pane, con cui facciamo gli gnocchi Parmigiano, mandorle e cocco». Poi c’è la sfoglia, per fare la quale Maribel si è portata gli strumenti da Imola perché a Santo Domingo non è usuale impastare uova e farina. Tagliere, matterello, pettine per i garganelli e tanta manualità per insegnare cosa sono tortelli, tortellini, cappelletti, tagliatelle.

A Giulia spetta invece la parte strategica e comunicativa. È lei che tiene insieme ideazioni e alleanze, le esperienze, la squadra, gli accordi con le istituzioni. «Io immagino Mamá Mambo come uno dei centri gastronomici dei Caraibi: un posto dove si fa ricerca, laboratorio, esperienza - dice Giulia Dalmonte -. Il cibo consente una continua investigazione culturale, ed è sempre uno strumento per parlare di altro, a cominciare dai temi sociali come il colonialismo, lo sfruttamento, la condizione femminile, e non solo delle caratteristiche di quel cibo e del perché lo mangiamo. Una tavola può essere un luogo di incontro, di memoria e di giustizia».

Quello che Mamà Mambo non vuole essere è un ristorante, o una mera attrazione turistica, ma un luogo per capire aperto in primis a chi vive in loco, poi anche ai viaggiatori, quelli che vogliano davvero conoscere la cultura di quei luoghi lontani ma legati anche a Imola grazie al lavoro di madre e figlia.

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