Imola, via Lola chiusa famiglie e attività isolate da un mese

IMOLA. Via Lola è una strada collinare che unisce i territori di Riolo Terme e Imola consentendo di risparmiare chilometri e tempo. Questo normalmente, ma da un mese non è più così. Non solo non possono più usarla i residenti delle due province contigue per muoversi più in fretta, ma la decina di famiglie, fra cui anche alcune aziende agricole, sono letteralmente isolate e costrette ad allungare di una quindicina di chilometri tutti i giorni i loro percorsi, passando necessariamente da Riolo Terme. Il cantiere aperto il 2 febbraio scorso per consolidare la strada stessa in un punto in pendenza in cui il terreno stava cedendo, sono state trovate delle bombe della seconda guerra mondiale e da allora tutto è fermo. Qualcuno è riuscito ad attrezzarsi ricavando dai propri terreni alcuni stretti passaggi sterrati per raggiungere la via Bergullo, ma è un caso. «Gli altri sono isolati a meno di non compiere ampi giri –dice Sergio Navacchia, capostipite della Cantina Tre Monti, che ha anche il problema legato ai trasporti per la propria attività –. A parte il danno che può derivarne per un’attività produttiva, io considero anche la questione sicurezza. Qui abbiamo persone che lavorano ogni giorno nel campo e in cantina, e intorno vivono anche diverse famiglie. Cosa succede se succede un’emergenza? Ci hanno detto che i vigili del fuoco arriverebbero da Ravenna e il 118 è stato allertato per inviare direttamente l’elisoccorso. Dove atterrerebbe poi?». Oltre alle famiglie ci sono un paio di altre attività agricole in zona, La Tenuta Nasano sul confine, e la Fattoria Romagnola che ha anche animali da accudire tutti i giorni. «In effetti ci preoccupa quello che ci hanno detto le imprese: che in casi analoghi ci sono volute attese anche di sei mesi. Questo sarebbe un problema, perché è vero che ora siamo in zona rossa, ma poi le persone devono anche lavorare», commenta Andrea Gentilini di Fattoria Romagnola. Per parte sua Area Blu, interpellata in merito, spiega che così il ritrovamento era inatteso (cosa che i residenti però contestano), ma che «comunque il tempo di lavori previsto era di tre mesi e quindi ci si è ancora dentro». «Il lavoro serve a ripristinare la frana di un anno e mezzo fa –spiegano da Area Blu –. Gli ordigni ritrovati sono stati brillati dopo una settimana la settimana. Questa settimana è stata fatta una tomografia elettrica per vedere che non ce ne siano altre o non ci siano inneschi sotterranei. Se l’esito è negativo si riparte coi lavori di palificazione della strada, per i quali servirà almeno un mese». Un’opera da circa 100mila euro, almeno in origine, se la situazione non si complica, e si allunga, ulteriormente.

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