Imola, la storica Palazzina si trasforma e fa posto al colorificio Landini

di AXEL SINTONI

IMOLA. La storica Palazzina di via Quaini si trasforma e diventa la sede del colorificio Landini. L’inaugurazione è fissata per lunedì 2 marzo. L’edificio era stato chiuso nel 2012 per motivi di stabilità e cedimenti strutturali. Era stata poi messa in vendita dalla Sicim, la società immobiliare del Comune che aveva il compito di vendere gli immobili inutilizzati.

A rilevare l’immobile è stato Erik Landini, che insieme al padre gestisce l’omonimo colorificio di famiglia: «Siamo uno storico colorificio di Imola attivo dal 1945. Abbiamo comprato l’ex Palazzina dal Comune nel 2013 e abbiamo cominciato a ristrutturarla nel 2016 poiché l’edificio soffriva a causa dello stato di abbandono in cui si trovava. Inizialmente, avevamo acquistato l’edificio come investimento immobiliare: abbiamo provato ad affittarla a locali e ristoranti ma senza successo perché il mercato immobiliare ad uso commerciale è abbastanza spento. Lo scorso anno invece abbiamo pensato di spostare l’attività. Prima lavoravamo a 100 metri dalla Palazzina in via Guerrazzi dove eravamo in affitto. La decisione di trasferirci nasce proprio dalla volontà di avere un nostro stabile di proprietà e dal desiderio di rilanciare l’attività che negli anni precedenti, come molte altre realtà, ha sofferto la crisi del settore edilizio».

Erik e suo padre Mauro, credono in una ripresa del settore: «Per il momento siamo solo in due, ma prevediamo un ampliamento della nostra attività e un boom lavorativo. Perciò contiamo di assumere nuovi lavoratori in futuro – spiega Erik che di anni ne ha 29 anni – la ristrutturazione è stata molto impegnativa. Io e mio padre ci siamo divisi i compiti: lui si occupa del 90% dell’attività del colorificio mentre la ristrutturazione l’ho gestita tutta io da quando avevo 25 anni nel 2016».

Nonostante l’attaccamento alla storica attività a conduzione familiare, Erik trova la forza anche di occuparsi d’altro: «Sono diplomato geometra e in questo periodo mi sto affacciando nel mondo del lavoro di Milano, ma non abbandono il colorificio».

Erik non si dimentica nemmeno il passato e l’importanza che l’immobile ha significato per diverse generazioni di imolesi. «Siamo consapevoli della storia della Palazzina – spiega Erik – la decisione di trasferirci qui è maturata nel corso dell’ultimo anno. E un domani non si sa mai che possa ospitare sia la società sia qualche altro evento».

Lunedì, il colorificio riprenderà la consueta attività lavorativa e si trasferirà definitivamente nella nuova sede. “L’inaugurazione invece si farà a maggio un po’ per l’emergenza coronavirus e un po’ perché l’attività tornerà a pieno regime solo per maggio” conclude Erik.

Per oltre vent’anni, la Palazzina si è fatta carico dei bisogni formativi e culturali dei giovani attraverso il progetto Informagiovani e attività audiovisive.

«La Palazzina l’abbiamo inaugurata nel 1988 – spiega Virna Gioiellieri, all’epoca assessora delle politiche giovanili del Comune di Imola –. Eravamo agli albori del videoclip e di una nuova comunicazione che in pochi sapevano interpretare e gestire. Il progetto costruito attorno alla Palazzina aveva lo scopo di offrire al territorio, soprattutto giovanile, strumenti di decodifica e interpretazione delle immagini, in modo che i giovani non subissero inconsapevoli il peso della comunicazione. Oltre ad offrire ai ragazzi, veri portatori di un punto di vista nuovo e trasgressivo, l’opportunità di esplorare nuove strade e passioni».

Cavalcando un forte senso pedagogico, la Palazzina arrivò a diventare lungo gli anni di attività un punto di riferimento per i comuni limitrofi. «Non solo – puntualizza Gioiellieri –, anche il critico Canova e un giovane Salvatores incrociarono i nostri progetti. Addirittura, mi è capitato di incontrare persone che elogiavano Imola per la Palazzina senza sapere chi fossi io».

Svuotata del patrimonio artistico e tecnico che negli anni aveva raccolto, e che ora si trova in biblioteca non completamente fruibile al pubblico, la Palazzina ha lasciato cicatrici anche in Virna Gioiellieri: «La chiusura è stato un morso al cuore, perché ci abbiamo creduto e si è fatta sparire nel nulla. Oggi più che mai c’è un forte bisogno di interpretare le immagini e non lasciarsi sopraffare da esse. L’idea che la Palazzina rappresentava, se solo ci fosse stata una volontà politica, si sarebbe potuta ripensare alla luce del XXI secolo. Ma quel che prevale nella politica moderna è la paura che chi sia venuto prima, ti possa portare via un briciolo della tua sedia. Di certo alla chiusura hanno contribuito anche ragioni endemiche, ma la politica non si è mossa abbastanza per arginarle».

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