Imola, sta per nascere la prima comunità energetica

Partirà a giorni la prima esperienza imolese di comunità energetica, una di quattro sull’intero territorio nazionale, «presa ad esempio anche da altri Paesi come la Francia», ha raccontato Davide Gavanelli, amministratore delegato della società Bryo, controllata del Con.Ami. Si tratta di un modello piuttosto innovativo nel panorama italiano, che prevede l’accordo tra produttori e consumatori di energia rinnovabile grazie a impianti fotovoltaici sui tetti, appunto “in comunità”. La prossima settimana ci saranno «gli ultimi passaggi dal notaio che renderanno ufficiale l’avvio, con 3 imprese imolesi medio-piccole del settore meccanico nella zona industriale», ha detto Gavanelli.

Come funziona

«Il sistema attuale prevede che chi si occupa di energia non possa essere parte della convenzione, ma solo promotore, finanziatore o sviluppatore. Questo è il vincolo posto dal legislatore – ha spiegato Gavanelli –. Come Bryo quindi, occupandoci della realizzazione e della gestione di impianti a fonti rinnovabili, finanzieremo i 3 impianti fotovoltaici da 50 kW per un totale di circa 200.000 euro. Le 3 imprese che faranno parte della comunità potranno ottenere l’energia prodotta dai pannelli sui loro tetti a un prezzo inferiore circa il 10-15% rispetto a quello di mercato. Al momento la tariffa è bassissima, perché stabilita ad aprile, di 0,17 euro». In questo modo chi investe si ripaga il finanziamento: «Al termine del tempo stabilito dalla convenzione, 10 anni, Bryo si sfila e l’impianto diviene di proprietà della comunità energetica».

Una rete aperta

Per ora sono solo 3 le imprese coinvolte, anche per via del limite normativo che impone che queste siano collegate alla stessa cabina elettrica: «Proprio ora è in discussione al Senato una direttiva che dovrebbe essere approvata entro novembre. Non solo consentirà di utilizzare anche per questi progetti i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma eliminerà questo vincolo che finora è stato il maggiore ostacolo – ha detto Gavanelli –. I gestori, infatti, non essendo obbligati non comunicano quali sono le imprese collegate alle cabine. È stata fatta una mappatura delle cabine di Imola e quindi possiamo individuare le aree circostanti che servono e, a cascata, le imprese presumibilmente servite. Col superamento del vincolo formale però potremo estendere la comunità energetica che partirà, e crearne di nuove. Se ne è parlato al Tavolo delle imprese ed è emerso dell’interesse: una possibile opportunità in via Togliatti».

Oltre Imola

Gavanelli immagina un futuro denso di comunità anche oltre i confini imolesi: «Abbiamo sviluppato una App rivolta alle imprese con uno strumento di autovalutazione per capire se possono far parte di una comunità energetica. Mi aspetto che venga promosso in tutti gli altri 22 Comuni del Con.Ami – ha affermato, lamentando lo stato dell’arte ancora troppo arretrato –. Siamo stati contattati da grandi giornali nazionali, anche dalla televisione francese che ci ha detto siamo un modello per la Francia, per parlare di questo progetto. Sebbene siamo piccoli siamo innovativi rispetto a ciò che c’è. L’interesse che abbiamo suscitato mi ha fatto molto piacere però mi ha anche stupito per quanto siamo indietro. Perché Eni o Sorgenia non fanno progetti simili?».

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