Imola, slitta la mostra su Tonino Gottarelli

Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Tonino Gottarelli, (Imola 1920 – 2007), artista, poeta, filosofo e uomo di cultura che la Fondazione a lui intitolata, a causa della pandemia di covid-19, è costretta a rimandare al prossimo anno la mostra che lo avrebbe ricordato. Grazie al sito sul web della Fondazione Centro Studi Tonino Gottarelli nata a Imola nel 2002, per mantenerne il ricordo e divulgarne l’opera, si può tracciare la sintesi della sua storia artistica. Dopo il liceo, si laurea in Filosofia all’Università di Bologna, scrive il romanzo “L’ideale” pubblicato nel 1942 e, l’anno dopo, il libro di novelle “Il gioco” mentre presta il servizio militare.

Negli anni ’50 inizia a dipingere, a scrivere una lunga serie di libri di poesie tra i quali “La pioggia in città” nel 1953, “Dove abito io” e “E di alberi non si è detto ancor nulla” nel 1954 e a insegnare storia e geografia alle medie per passare alle elementari perché interessato alla psicologia infantile. Vive isolato in campagna nei pressi di Castel San Pietro Terme, immerso nella natura, sua fonte inesauribile di ispirazione. Nel 1960 vince il Premio Cervia di poesia con la raccolta “Ieri e oggi” ed è l’anno della sua prima personale a Faenza. La sua produzione è principalmente realizzata con la tecnica del collage con la quale ottiene astrazioni formali, toni di colore, suggestioni materiche che rivelano la sua visione poetica della realtà. Nel 1966 espone a Parigi, dove ritorna l’anno successivo come invitato alla collettiva del “Salon de May”. Cambia casa trasferendosi a Pediano, sempre in campagna e sempre isolato, dove rimane per quindici anni, continuando a pubblicare libri di poesia, “La bambina e la rivoluzione” nel 1971, il romanzo “L’amore al rallentatore” nel 1973 e la raccolta “Lettere inutili” nel 1981, quando rientra definitivamente a Imola.

Inizia per lui un intensa attività espositiva in numerose città italiane tra le quali principalmente Bologna, dalle prime mostre del 1977 all’ultima, dopo la morte dell’artista, “Opere in prospettiva” del 2014 alla Galleria d’arte Fondoantico, presentata da Tiziana Sassoli, poi Milano, Trento, Verona, Pisa, Taranto, Roma, Ancona, Parma, Rimini, Forlì e tante altre. A Cesena nel 2002, poi alla GAM nel 2005 , “Respiri di poesia”, mostra curata da Marilena Pasquali e a Imola una prima antologica nel 1975 poi nel 1983, fino alla grande retrospettiva postuma del 2017 “I colori dell’anima” al Museo di San Domenico curata da Claudio Spadoni.

Dal 1992 partecipa ad eventi importanti all’estero: Lucerna, Düsseldorf, Miami, Gent e Lussemburgo. In parallelo continua a scrivere: la raccolta di poesie “Vita di un’idea” premiata a Milano nel 1989, “Riassunto del cielo” , “Pensieri in prospettiva” e “Musa a domicilio” del 1995, opere meditative sull’uomo, le sue inquietudini e il suo rapporto con la società e la natura. Gli scenari che dipinge, le strade, la loro segnaletica, i paesaggi, le nature morte, i fiori, sono flash di materia densa di colore, un appunto visivo che si perfeziona nella mente dell’artista, il quale sembra offrire all’osservatore la libertà di interpretazione e rifinitura dell’immagine.

È lui stesso che a questo proposito, rivela la possibile chiave di lettura delle sue opere: «Dipingere mi serve per romanzare le avventure d’uno sguardo, per illustrare le poesie che non scrivo».

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