Imola, scuola di sartoria per 12 donne disoccupate

Creare una sartoria sociale per dare un aiuto concreto alle donne del territorio senza lavoro. Questo è il progetto formativo che da domani fino alla fine dell’anno, vedrà la partecipazione di dodici donne imolesi, di diverse età e sia italiane che non, con lo scopo di mettere le basi per dare un futuro continuativo e una possibile qualifica futura professionale delle partecipanti.

Mani in rete

Il progetto fa parte di “Mani in rete” promosso dall’Asp del circondario. Il progetto è stato finanziato dalla Regione con oltre 30.000 euro e ha lo scopo di sostenere la presenza paritaria delle donne nella vita economica del territorio, favorendo l’accesso al lavoro. «Il progetto – spiega Gabriella Caprara, responsabile servizio sociale e territoriale dell’Asp – ha come obiettivo principale quello di arrivare a sostenere l’avvio di un’attività di imprenditoria femminile sul territorio. Partiamo con un laboratorio di sartoria e con lo scopo anche di favorire la riscoperta di un mestiere del quale nel tempo si è un po’ persa la ricchezza, la competenza e l’esperienza, ma che il contesto socio-economico attuale sta riportando alla ribalta». Quest’azione è un esempio di welfare di comunità che guarda al futuro e all’autodeterminazione «attraverso il coinvolgimento di diversi soggetti e associazioni del territorio che partecipano e collaborano al fine di dare un contributo al miglioramento della qualità della vita». Collaborazione corale che vede la partecipazione dell’associazione Papa Giovanni XXIII, Acli e Anteas, della cooperativa Officina Immaginata, Solco Prossimo, lo Ial e il Ciofs. «Saranno momenti di formazione – spiega Caprara – in cui le dodici partecipanti saranno seguite nella pratica e nella teoria da un’esperta nel settore, in questo caso messa a disposizione dalla Papa Giovanni XXIII. Il tutto realizzato in un spazio dell’Acli, già utilizzato da Officina Immaginata».

Prospettive future

C’è quindi innovazione e al contempo aiuto coordinato tra diversi settori e soggetti del territorio «che vorremmo potesse arrivare a fare in modo che le partecipanti – aggiunge la referente dell’Asp – nel prossimo futuro e al termine del periodo di tirocinio possano riuscire a crearsi una vera e propria professione. Sia essa in forma singola sia in forma associata. Il tutto – prosegue – magari iniziando un ragionamento di paternariato con la Cna per poter rendere più facile e semplificato l’iter burocratico e autorizzativo. Infine – conclude Caprara – crediamo e vogliamo che questa tipologia di intervento formativo possa essere replicato affinché altre donne, magari in altri ambiti e settori, possano riuscire a sentirsi indipendenti e quindi realizzate».

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