Imola, sabato le femministe in piazza per le donne afghane

Domani alle 11 in piazza Caduti per la Libertà a Imola le donne della Rete imolese (Trama di Terre, Udi, Donne Anpi, PerLeDonne, Coordinamento donne Cgil, Coordinamento donne Spi-Cgil) scendono in piazza, come accadrà a Roma, in solidarietà con le donne afghane e per i diritti di tutte le donne, ricordando che «la lotta delle donne afghane è la lotta di tutte». La manifestazione nazionale è promossa dall’Associazione Pangea e da Magnolia e le donne imolesi hanno deciso di rispondere. «Vogliamo testimoniare con la nostra presenza la condivisione del manifesto con cui è stata indetta la mobilitazione – dice la Rete in una nota –. Ripartiamo dalle donne Afghane. La presa del potere dei talebani in Afghanistan sta cancellando i diritti delle donne afghane acquisiti negli ultimi 20 anni. Le donne non tacciono, non accettano. Si oppongono all’ennesima negazione di se stesse, dei loro diritti, delle opportunità di realizzazione professionale, di accesso all’istruzione e alla cultura e alle violenze consumate nei loro confronti. Lottano nel loro Paese con le loro diverse organizzazioni, correndo rischi altissimi. È il risultato della politica internazionale fallimentare degli Stati Uniti e dell’occidente. E come sempre paghiamo il prezzo più alto, come sempre, ovunque nel mondo. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e sostegno alle donne Afghane la cui mobilitazione è oggi emblematica degli effetti della cultura patriarcale, che subiamo tutte, in tutte il mondo, pur in misura e forme diverse».
Anche a Imola come in tutto il Paese e non solo, ricordano le attiviste, «l’emergenza Covid lo ha evidenziato con le doppie, triple fatiche caricate sulle donne nella vita privata rivelando una vera e propria crisi della cura in ogni ambito. Una crisi di sistema. È dunque necessario un cambiamento profondo e radicale con una rete internazionale di solidarietà fra donne. La resistenza delle donne afghane sia il punto di partenza per invertire la rotta delle politiche internazionali che hanno creato disuguaglianza, gender gap, povertà diffusa, ingiustizia, sfruttamento delle/dei migranti, dell’ambiente e crisi climatica».

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