IMOLA. Neanche il Covid-19 e il sole cocente hanno fermato la terza edizione dell’Imola Pride. In assenza dell’ormai tradizionale corteo, oltre un centinaio di persone di tutte le età si sono riunite in piazza Gramsci per ribadire la lotta a ogni forma di discriminazione, tra cartelli variopinti, bandiere della pace, balli e musica a tutto volume. Per garantire il distaziamento fisico, gli organizzatori del collettivo Rivolta Gaya hanno disegnato delle croci sul pavimento della piazza. C’erano tante famiglie con bambini al seguito, ma anche anziani, gente in bici che si fermava a guardare incuriosita, e tanti giovani sorridenti con mascherine dai colori dell’arcobaleno.

Imola, Rivolta Gaya per i diritti e contro le discriminazioni
Rivolta Gaya a Imola Foto MMPH

Diverse anche le associazioni presenti a sostegno della piazza, da Trama di Terre a Non Una di Meno, da Amnesty International Bologna a MigraBo LGBTI. «Siamo da sempre contro tutte le discriminazioni – afferma Francesca della Rete degli Studenti Medi di Imola – ed è molto importante vedere una piazza così inclusiva e colorata». I cartelli dei partecipanti sono molto eloquenti, si va da “Amare è un diritto umano” e “Refugees welcome” a “Libere di scegliere, aborto libero”, “Black queer lives matter”, “Diritti, libertà e rispetto prima di ogni decreto”, e anche “Tranquilla ma’, sostengo i gay, mica Salvini!!”, che riassumono alcune delle rivendicazioni principali contenute negli interventi che si susseguono al microfono allestito davanti a un grande striscione con su scritto “Rivolta Gaya – Siamo tutte arcobaleno”.

Imola, Rivolta Gaya per i diritti e contro le discriminazioni
Photo mauro montiinfo@mauromonti.com+39348 5190250

«Viviamo in una società che esalta in continuazione la famiglia eteronormata, cattolica e basata sul matrimonio, come se fosse l’unica degna di esistere. Partiti come il Popolo della Famiglia, Fratelli d’Italia e la Lega ci vorrebbero tutti omologati, ma l’unica famiglia naturale è quella che realizza la felicità di chi ne fa parte», afferma Lidia di Rivolta Gaya. «L’emergenza sanitaria ha accentuato tutte le profonde disuguaglianze prodotte dal patriarcato e che si abbattono sulle categorie socialmente più deboli, ovvero donne, bambini e migranti», aggiunge Claudia di Trama di Terre. «Rivendichiamo delle maggiori tutele giuridiche, lo Stato deve proteggerci. Siamo tutti diversi e a unirci è proprio la nostra diversità». Inoltre, Marianna di Amnesty sottolinea che: «Ci risulta che durante il lockdown il consultorio di Imola ha interrotto la distribuzione gratuita della pillola anticoncezionale, con la motivazione di voler evitare assembramenti. Molte donne però contavano su questo servizio, che deve quindi essere garantito con continuità in nome del diritto alla salute riproduttiva». Nella piazza è presente anche Carolina, una ballerina che dopo la sua energica performance spiega: «Ci sono ancora molti pregiudizi da scardinare in merito a come le persone vivono la loro sessualità. Di recente mi è capitato di ricevere molte critiche quando mi sono permessa di mostrare liberamente il mio corpo, anche da parte di gente mai vista prima sui social. Penso che ci sia ancora molto lavoro da fare a livello educativo e sociale, ma ora più che mai lo trovo necessario».

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