Imola: Quadrio e Galizzi e la loro mostra dantesca

Tre cantiche d’arte, a chiusura dell’anno dedicato alle celebrazioni dantesche, che seguono il filo di un affascinante e sottile dialogo con lo spirito dei luoghi prescelti come sedi dell’esposizione Beyond the Comedy di Lanfranco Quadrio. L’artista palermitano affronta il suo viaggio dentro e oltre la Commedia dantesca facendo convergere nelle opere su carta l’impiego di varie tecniche insieme ai numerosi ritagli di incisioni a bulino, tecnica di cui è maestro di fama internazionale. Il progetto curato da Diego Galizzi, direttore dei Musei Civici, con la collaborazione di Paolo Cova, docente e storico dell’arte, comprende composizioni di grande dimensione, visioni di forte impatto emotivo, visionarie e simboliche, che conducono i visitatori attraverso la vertiginosa e turbolenta rappresentazione dei dannati delle Malebolge (nell’andito dell’Inquisizione del Museo di San Domenico), all’intensa e drammatica “Forse tutto è Purgatorio”, opera grafica larga più di 12 metri collocata nei sotterranei della Rocca Sforzesca, a stretto contatto con le invocazioni graffite sui muri dai carcerati, al salone d’onore di Palazzo Tozzoni, dove in stretto dialogo con l’affresco del “Carro del sole” fanno la loro comparsa due grandi ali, vero segno distintivo dell’immaginario figurativo dell’artista e punto culminante di un’allegorica ascesa verso un’idea laica di salvazione.

Quadrio, quale significato ha avuto questo «viaggiare oltre la Commedia»?

«Il progetto sulla Commedia ha assunto l’attuale dimensione negli ultimi due anni, durante i mesi del lockdown. Si tratta di un elogio ai grandi cicli pittorici murari della pittura italiana e in particolare a quello del Signorelli a Orvieto, ma anche alle incisioni di Doré e ai disegni del Botticelli e dello Stradano sulla Commedia. “Malebolge” e “Flegetonte” sono incentrati sulla caduta. I gesti compiuti dalle figure in caduta è fitto e la storia è raccontata sommessamente: uomini dannati cadono, lottano, si aggrappano, tentano una disperata e vana opposizione al proprio destino. “Forse, tutto è Purgatorio” è invece incentrato sul cammino, oltre che sull’attenzione al dettaglio che rallenta l’azione dello sguardo e del passo dell’osservatore. Dantesca è la dimensione emotiva del lavoro, dantesco è il ritmo convulso del segno che il disegno fatica a contenere dove le figure, trapassate dallo sguardo, si fanno trasparenti come radiografie ma rimangono pulsanti e vitali».

Come queste opere guardano al presente?

«Gli inferni sulla terra esistono e sono infuocati e gelidi, soffocanti e desolanti, sono i confini a est a ovest, il mare e la terra, le città con i quartieri galera, i palazzi che bruciano. La lettura della Commedia è per oggi e per domani, chiunque può immergersi in questo tempo e in questo luogo, perché lo attraversa».

Galizzi, lei ha definito lo spirito con cui Quadrio si è approcciato a Dante quello di un «lettore di filigrane».

«L’idea nasce dalla sua interpretazione della Commedia tutt’altro che letterale. Il suo progetto punta ad andare oltre il testo, il suo interesse è per il senso più profondo, per la rivelazione più universale e senza tempo che si cela dietro la straordinaria forza visionaria e narrativa del poeta, vale a dire la condizione umana, con le sue passioni, i drammi, le aspirazioni e le cadute. Le opere dell’artista investono lo spettatore come un torrente emotivo che sgorga da una miriade di corpi, di figure, di atteggiamenti e pulsioni che si animano e si placano come in un grande dramma corale, o in una sinfonia. È una visione che travalica il tempo e la storia, per questo parla anche e soprattutto dell’oggi, traendo spunto ad esempio dalla strage del Bataclan, o dal migrante alla disperata ricerca di una spiaggia a cui approdare, o dall’esigenza di una rinnovata umanità che le tensioni legate alla pandemia sembrano reclamare. Guardando in controluce la Commedia tutto questo è già prefigurato».

Perché un cammino cittadino in tre atti?

«Il viaggio attraverso le tre Cantiche che l’artista ha immaginato non poteva che manifestarsi in una trilogia. Per assecondare questo percorso di passaggio e di allegorica ascesa abbiamo voluto che ci fosse anche una componente fisica nel passaggio del visitatore tra le installazioni. Si è poi aggiunta anche un’altra suggestione quando ci siamo resi conto che i tre momenti del percorso espositivo di Quadrio si inserivano perfettamente nei tre musei imolesi, in un dialogo intimo con il loro spirito e la loro storia. Insomma, un percorso cittadino di valorizzazione anche dei nostri contenitori culturali, ma tutt’altro che fine a se stesso».

Fino al 27; venerdì 15-19, sabato 10-13 e 15-19, dom. 10-13 e 15-19

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