Imola, omicidio Cappai. “Non fu rissa, ma una aggressione”

Svolta nell’inchiesta sull’omicidio di Fabio Cappai, il ragazzo di 23 anni di Castel del Rio ucciso a coltellate in cima alla gradinata del centro sportivo Marco Simoncelli di viale Giovannini poco prima della mezzanotte di venerdì 15 luglio. Nella mattinata di ieri è stato firmato e notificato l’avviso di chiusura delle indagini e, oltre al ragazzo di 16 anni che ha confessato il delitto e che si trova nel carcere minorile del Pratello di Bologna, sono ora indagati altri tre giovani, uno di 16 anni e due di 17 anni, tutti stranieri, con le ipotesi di reato di concorso anomalo in omicidio e di lesioni.

«Notizia positiva»

«Era già stato depositato l’esito del primo accertamento tecnico che riguardava l’autopsia, che aveva ovviamente fornito degli elementi – ricorda Daniela Mascherini, avvocato della famiglia Cappai –. E la prossima settimana potremo prendere visione degli altri due accertamenti tecnici e degli atti. Immagino che da questi il Pubblico ministero si sia determinato a prendere questa iniziativa».

Fin da subito la famiglia di Fabio e il legale si sono mostrati convinti del fatto che il ragazzo non sia stato ucciso durante una rissa, ma aggredito senza che avesse alcuna possibilità di difendersi, e «il fatto che ci sia stata un’iscrizione nel registro degli indagati per concorso anomalo in omicidio e lesioni ovviamente è un passo positivo – aggiunge l’avvocato –, perché vuol dire che quello che abbiamo sempre sostenuto ha trovato riscontro».

Contemporaneamente, «abbiamo sempre ritenuto che in questa vicenda ci fossero altri minori che dovessero essere indagati per concorso in omicidio – continua –, quindi sicuramente è un passo che rileva la responsabilità di altri nella causa della morte di Fabio e non solo del giovane che ha confessato. Abbiamo sempre sostenuto e sempre insistito perché ci fossero altre iscrizioni nel registro degli indagati».

Possibili aggravanti

Attualmente il reo confesso è in carcere per omicidio volontario, senza alcuna aggravante. Alla luce di quanto è emerso dall’inchiesta, però, «il Pubblico ministero potrebbe fare delle ulteriori riflessioni in termini di aggravanti, come premeditazione o futili motivi – osserva Alberto Padovani, avvocato del ragazzo, anche lui in attesa degli atti –. Premeditazione non credo, futili motivi potrebbe inserirli, così come potrebbe inserire l’aggravante del concorso di più persone nella commissione di quel reato». Ma «resta un confronto tecnico che, nella sostanza, non sposta di molto la questione – sottolinea –. Ci potrebbe essere un confronto di carattere tecnico giuridico su elementi circostanziali, cioè sulle circostanze del reato. Non sul fatto in sé, perché quello è stato contestato. Altri avvisi di garanzia non è che spostano la posizione del mio assistito».

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