Imola, la consigliera della Lega: “non esibirò il green pass, seguo il consiglio comunale on line”

Contraria al green passa, non andrà in consiglio comunale fino alla fine dell’anno, data per ora indicata come ultima per l’emergenza pandemica. La consigliera leghista Rebecca Chiarini ha preso individualmente la sua strada, «non è una scelta del gruppo ma mia personale», specifica senza voler entrare nel merito di vaccino sì o vaccino no, «quelle sono faccende personali che non sono tenuta a dire pubblicamente». Così la consigliera avvocata ha deciso che a partire dal prossimo giovedì 28 ottobre, prima data utile per un consiglio comunale imolese in regime di green pass obbligatorio da decreto, non andrà in aula di persona ma si collegherà da remoto. «Non è, infatti, mia intenzione esibire una tessera per esercitare la prerogativa di rappresentare gli imolesi che mi hanno eletta – specifica Chiarini –. Si tratta di una grave limitazione del diritto elettorale passivo che non intendo avallare con il mio comportamento, sia per rispetto delle persone che mi hanno dato la loro fiducia sia per solidarietà con i cittadini imolesi che, per lavorare, sono costretti ad esibire un lasciapassare. So bene che l’esibizione della certificazione verde è imposta da un decreto dello Stato e che l’Amministrazione di “sinistra” della città si adeguerà a una disposizione difficile da disapplicare, ma si tratta di una norma priva di fondamento sanitario contro la quale ognuno di noi dovrebbe fare la sua parte. Da lavoratrice, cittadina e giurista non intendo in alcun modo legittimare questa grave discriminazione e spero che anche la “sinistra” che, dopo aver abbandonato le lotte per i diritti dei lavoratori, ha fatto della non discriminazione una battaglia di bandiera, apra gli occhi e si renda conto della pericolosa deriva democratica della quale la tessera verde è solo l’ultima manifestazione». Secondo la consigliera del carroccio si starebbe «sacrificando sull’altare di una esigenza sanitaria sconfessata anche dai dati medici, il diritto al lavoro e la libera manifestazione del dissenso. Non si è solo perso il senso della misura, ma anche l’umanità e la solidarietà tra le persone».

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