Imola, “non abbiamo il green pass”: le aziende agricole restano senza braccianti

C’è anche chi rimane da solo nel campo pur di mandare avanti l’azienda. Questa è una delle ripercussioni più estreme che ha creato, ieri, l’entrata in vigore dell’obbligo del Green pass. Lo conferma il presidente della Cia Imola, Giordano Zambrini che spiega come durante la giornata «abbiamo ricevuto alcune segnalazioni, in concreto sono stati tre imprenditori che si sono ritrovati senza braccianti e che hanno espresso forte amarezza e preoccupazione sul futuro delle proprie attività a causa della situazione che si è venuta a creare con l’introduzione dell’obbligo del Green pass nel nostro comparto. Tre aziende – specifica Zambrini – che a causa della manodopera sprovvista della certificazione, in quanto di origine straniera, hanno avuto serie ripercussioni nella quotidiana attività. Di fatto lasciando gli imprenditori da soli mandare avanti i lavori in azienda». A destare forte preoccupazione per i rappresentanti del mondo agricolo c’è il fatto che «le nostre aziende sono per lo più caratterizzate da una manodopera stagionale e di origini straniere, in prevalenza dall’Est Europa. Persone che magari hanno vaccinazioni non riconosciute o comunque che ora sono sprovviste del Green pass. In più – aggiunge – chiedere che siano gli stessi braccianti agricoli a dover sostenere le spese per il tampone è antieconomico visto i redditi che percepiscono e per questo l’unica cosa che possono fare è quella di non andare a lavorare. Una doppia conseguenza negativa – continua il referente Cia – che si riflette sulla loro condizione di reddito personale e sull’attività delle aziende agricole nelle quali lavorano che si trovano senza manodopera».

Coldiretti

Da parte della Coldiretti la sostanza non cambia. «Pur non avendo avuto ieri – commenta il referente imolese, Alessandro Scala – informazioni su casi problematici, la nostra preoccupazione non cala e non si riduce. Anzi proprio per la tipologia del lavoro fatto nei campi e della manodopera disponibile per queste mansioni, la questione legata al Green pass ha delle ripercussioni serie e da non sottovalutare. Stiamo parlando – aggiunge Scala – di un’attività che ha a che fare con materie che si deteriorano e quindi il lavoro non si può fermare o sospendere. La deperibilità è un ulteriore colpo per un comparto difficile. Infine c’è poi il tema dei controlli e del costo dei tamponi che con la validità così breve pone un serio problema per il bracciante agricolo». Entrambi i rappresentanti agricoli, inoltre, commentano e sottolineano come «la differenza del luogo di lavoro in agricoltura rispetto a quello industriale o del terziario è lampante. Stiamo parlando di aree all’aperto, di campi all’aria aperta al massimo ci sono magazzini dove il distanziamento è comunque rispettato. Serve – concludono – una differenziazione normativa più specifica perché il comparto agricolo rischia conseguenze molto pesanti».

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