Imola, nel 2020 sono “sparite” 612 imprese e ne sono nate 519

IMOLA. Il Covid miete vittime anche fra le imprese. Il saldo fra attività avviate e cessate nel 2020 è infatti negativo, come era stato anche nel 2019, ma in maniera più pesante.

Il report Confartigianato

Nel circondario imolese, nel quarto trimestre del 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, complessivamente le imprese registrate sono risultate 95 in meno (di cui 29 artigiane), con una diminuzione percentuale del -0,8% rispetto al -0,5% a livello provinciale. Se nel 2019 infatti erano nate 689 imprese e 639 erano cessate, con un saldo negativo di -43, nell’anno del Covid non è che tutto sia rimasto silente perché comunque sono state avviate 519 nuove attività, ma di contro ne sono morte di più, ovvero 612 (di cui 241 sono artigiane), ed è così che il bilancio si aggrava. Un conto salato pagato soprattutto da Imola, con 332 imprese cessate . Mentre a leggere le variazioni fra nuove registrate e cessate il saldo è di 53 imprese in meno rispetto all’anno prima, seguita, fra le località del circondario, da Casalfiumanese con 14, Medicina con 11, Castel Guelfo con 10, Castel San Pietro con 9 e Mordano con 8. Si contano sulle dita di una mano i nomi delle località dove il saldo è positivo, come ad esempio a Castel del Rio con 5 aziende in più, Borgo Tossignano con 4 e Fontanelice con 3. È quello che fotografano i dati elaborati dal Centro studi di Confartigianato Emilia-Romagna, sulla base dei dati della Camera di commercio di Bologna, le imprese artigiane registrate nello stesso periodo sono 29 in meno, pari a -0,8% rispetto al -0,9% provinciale.

Un anno pesante

Nel 2020 il dato delle iscrizioni di nuove imprese rispetto a quello del 2019 segna infatti -120. Il saldo tra iscritte e cessate nel 2019 era -43 (-6 quelle artigiane) mentre nel 2020 sale a -93 (-26 le artigiane). «Bastano questi numeri per darci l’idea della sofferenza nella quale si trova l’economia del territorio, in linea con l’economia regionale –commenta Amilcare Renzi, segretario della Confartigianato Bologna metropolitana –. Certo c’è qualche settore che soffre meno, ad esempio nel circondario le costruzioni e i servizi alle imprese hanno anche un segno più, ma in generale è tutta l’economia che arretra. Pensiamo a quello che ha significato quest’anno per il turismo, le fiere, la ristorazione, e affini. E la nostra preoccupazione è che questi dati anticipino un quadro che rischia di peggiorare. Ad esempio sono molte le imprese, anche nel nostro territorio, che hanno sospeso l’attività e che stanno decidendo cosa fare, quindi ogni decisione è rinviata a questo 2021». Poi vi è il dato occupazionale che Renzi definisce «drogato dagli incentivi», e si domanda, come tutti del resto, cosa succederà quando a marzo scadranno le misure per la cassa integrazione e avverrà lo sblocco dei licenziamenti. «Possiamo dire che se l’emergenza sanitaria sembra aver raggiunto il suo apice, altrettanto non è per quella economica –continua Renzi –. Di certo questa situazione politica non aiuta: andare alle urne adesso sarebbe veramente da irresponsabili. Se vogliamo trovare una soluzione a questa drammatica crisi economica, dobbiamo guardare alle risorse del Recovery fund, ma per ottenerle occorre un governo autorevole e nel pieno dei suoi poteri, dopo di che serve una programmazione e una gestione all’altezza della grave situazione, senza dimenticare che servono tempi di attivazione rapidissimi, altrimenti si rischia di arrivare con la cura quando sarà troppo tardi».

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