Imola, “Ma quale rave, al Castellaccio c’era una festa e basta”

Alcuni di loro sono stati denunciati per occupazione abusiva e disturbo della quiete, altri anche per manifestazione non organizzata, qualcuno sanzionato per l’inottemperanza alle norme Covid sul distanziamento. Sono alcuni dei partecipanti a quello che è stato definito “rave” sul Castellaccio” la notte dell’11 settembre scorso, ma, dicono, «si trattava semplicemente di una festa». Vogliono dire la loro, la raccogliamo senza riportare i loro nomi dopo aver incontrato alcuni di loro. «Possiamo dire che qualche decina di persone si è ritrovata in cima al Parco delle Acque Minerali per ballare fino a mattino, in maniera libera e all’aperto, senza nessuna forma di restrizione. Il triste epilogo ormai è conosciuto: sequestro del materiale, azioni repressive dalle più blande alle più severe, dure dichiarazioni da ogni parte politica e gran galà del mostro mediatico spalmato sui media. Il tutto viaggia a braccetto, legittimandosi a vicenda. Ed ecco che una festicciola tra amici diventa capro espiatorio del Covid». Insomma, la vicenda è stata ingigantita, dicono, senza negare nulla, ma solo riferendo che anche in anni precedenti, la festa si era tenuta in altri punti della città e mai c’era stata un’ azione tanto forte. «Spropositato e strumentale» è come giudicano quel che si è detto dopo. «Riguardo alle norme Covid non accettiamo nessuna predica. Abbiamo visto tutti la massa di gente accalcarsi in centro senza nessuna prevenzione e nessuna repressione. Al Castellaccio la situazione era ampiamente più gestibile», e quando i carabinieri sono arrivati mentre ormai la festa si stava spegnendo intorno alle 6 del mattino erano rimasti ormai in pochi. «Ci accusano di non avere i permessi. Non ci sorprende –aggiungono i giovani coinvolti –. Viviamo in una città in cui ogni evento ludico è e deve essere, estremamente funzionale al profitto di qualcuno. Se questi prerequisiti vengono soddisfatti non v’è problema per i permessi e il Covid diventa solo un lontano ricordo. Vogliamo immaginare e auto-organizzare eventi al di fuori delle logiche del profitto, dove sia centrale il divertimento, la musica, lo star bene insieme». «Come un fulmine a ciel sereno abbiamo appreso dalla stampa che sono stati emessi anche tre fogli di via. Distribuiti a chi, magari per caso, si trovava nei paraggi o era solo passato di lì incuriosito dalla situazione». Rifiutano ogni paragone con l’evento al Teknival di Viterbo, accusano la Lega di aver «strumentalizzato l’episodio per attaccare il sindaco», mentre al sindaco contestano la risposta di condanna bollandola come «poco di sinistra». Concludono: «Imola avrebbe bisogno invece di spazi aggregativi, autogestiti, dove sperimentare politica e socialità».

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