Imola, la lunga serata dell’addio della sindaca Sangiorgi

Imola, la lunga serata dell'addio della sindaca Sangiorgi

La bomba arriva come sempre alla fine, quando la platea non proprio oceanica, duecento persone a dire molto fra cui parecchie forze dell’ordine, comincia a infreddolirsi. Poi però il botto è più forte di qualsiasi altro sentito negli ultimi quindici mesi, non che questa Amministrazione non avesse lesinato colpi di scena. Un botto forte almeno come quel cambio di guida storico della città a giugno 2018, quando Manuela Sangiorgi sconfisse il centrosinistra e diventò anche la prima sindaca donna di Imola. Ma ieri sera è finito tutto. La sindaca Manuela Sangiorgi ha gettato la spugna. Prima ha fatto sfilare i suoi assessori, a detta di loro stessi ignari dell’epilogo che si sarebbe consumato di lì a poco. Poi quando sul famoso palco è toccato a lei, il discorso è partito, come tutti un po’ si aspettavano, l’invettiva contro i consueti obiettivi: Area Blu, Con.Ami, Circondario, i gestori della piscina, tutti quelli «che mi hanno fatto la guerra», le difficoltà di inserirsi «in quanto donna» in una città che «forse non era pronta a una donna sindaca», la Tari «che i cittadini hanno pagato di più, ma sul conguaglio ci faranno sapere e non vi riesco a spiegare perché aumentano le tariffe, non ve lo so spiegare proprio». Insomma «una situazione molto peggio di quello che pensassi». Poi a un certo punto il discorso prende una piega diversa. Vira sul Movimento, il suo partito, e lì alle sue parole le bocche hanno cominciato ad aprirsi, gli orecchi a tendersi di nuovo.


«Non sono più del Movimento»
«Quando siamo arrivati qua io avevo grandi aspettative – ha cominciato ad avvicinarsi al dunque la sindaca –. C’era un governo alle spalle, un governo forte, io vedevo Imola come il salotto del Movimento. Sono andata a Roma più volte, a parlare ad esempio dell’autodromo, ho bussato a molte porte ma ho cominciato ad accorgermi che nessuna mi apriva. Ho detto: ho bisogno di supporto politico e di esperti, ma non è arrivato né l’uno né l’altro. Lo avete visto tutti. Ho cominciato a vedere come andava: dovete capire che la politica muove tutto e bisogna avere le spalle coperte». Ma lei le spalle non se le sente più coperte, nemmeno a casa propria, non li cita dal palco, ma lo farà dopo ai microfoni dei giornalisti e davanti ai telefonini della gente che la accerchia, addita «quei pochi del Movimento che mi dovevano sostenere e non lo hanno fatto e quando il Pd ha capito si è insinuato e ha fatto tutto il resto». Insomma è fatta e, ancora una volta, la sindaca accusa il Pd della disfatta. «Ho visto il trasformismo del Movimento, e sono morta dentro. Siamo arrivati e dovevamo dare la discontinuità che serve, ma per riuscire a realizzarla serve consapevolezza. Però il Movimento ha dato grandi opportunità a tanti ma a tanti non le doveva dare, la politica credetemi non la possono fare tutti, si possono fare anche dei guai nell’amministrazione pubblica». «Io sono stata un’attivista, ho avuto un moto interiore, mi sono messa a disposizione. E sono stata male, per come sono stata trattata io, ma anche tutti i Comuni governati dai Cinque stelle, bisognava presidiare i territori e non si è fatto come una miriade di cose non fatte e alle Europee sono arrivati 6 milioni di voto in meno. Poi quello che è successo con Salvini… e poi? E poi? Facciamo un progetto con questi di cui abbiamo detto quello abbiamo detto per anni? Il progetto di cosa? Del governo delle tasse. Io non sono più del Movimento 5 Stelle, io sono morta dentro come tanti altri, non si doveva fare e non si può fare finta di niente, io rappresentavo degli ideali che non ci sono più». E grida degli attacchi personali vergognosi poi chiude: «Non si lavora da dentro con questi qui. Voi non sapete tante cose che ora io so e che non dico perché ho due figli … e mi tirano fuori chi paga sto palco, ma chi se ne frega! Lo pago io». La voce si alza l’epilogo che sta per arrivare si palesa pian piano, dopo un’ora abbondante di parole che non hanno più peso alcuno. Ringrazia i tecnici comunali, i dirigenti competenti «grazie ai quali i cittadini hanno delle risposte». E quindi: «Io sono qui perché volevo dirvi non ci sono più le condizioni politiche per proseguire, domani in consiglio comunale rassegno le dimissioni. O vado col Pd e divento un burattino del Pd come lo è già la nostra Imola o mi fermo qui. Potevamo fare tutto, con una forza politica forte al Governo, con un gruppo consiliare forte che mi sosteneva e con una giunta che ha lavorato tanto, ma non ci sono più le condizioni, per colpa soprattutto, fatelo girare sui social, di pochi all’interno del consiglio comunale che dovevano appoggiarmi».
L’incredulità
L’annuncio spiazza il pubblico di sostenitori, la consigliera Luciana Wanda Franceschini, che aveva appena fatto in tempo a entrare in Consiglio per sostituire il capogruppo dimissionario, piange. Gli assessori si guardano intorno straniti. Ciascuno di loro aveva parlato una decina di minuti a testa, chi leggendo un breve e scarno elenco di asfaltature come la neonominata Paola Freddi, chi andando a braccio invitando i cittadini a tavoli di partecipazione sul bilancio come Claudio Frati, chi lodando con tono un po’ paternalistico Imola come Patrik Cavina, chi con le mani dietro la schiena da brava ragazza come Claudia Resta, che di cose fatte sulla scuola ha potuto elencarne più di altri. Lunga la lista di Andrea Longhi, l’assessore poliziotto, contestato silenziosamente durante tutta la serata da un gruppo di giovani che hanno alzato volantini in cui si ricordava ancora una volta la sua condanna per abusi passata in giudicato poi cancellata dal casellario. Lui, dopo aver parlato a lungo di videosorveglianza, interventi contro gioco illegale e feste abusive, come di falchi pellegrini a caccia di piccioni (pare che siano arrivati, i falchi) e sicurezza, sembra il più incredulo di tutti e si gli si chiede un commento risponde solo sorpreso: «Tu come ti sentiresti se scoprissi di punto in bianco una cosa del genere? Il capo politico è lei, se ha deciso di staccare la spina…» e abbraccia i colleghi, poliziotti.
E adesso?
Se le dimissioni verranno confermate oggi in consiglio comunale, e ai microfoni Sangiorgi ha dichiarato che nulla le farà cambiare idea, per Imola fra venti giorni, se le dimissioni non verranno ritirate, scatterà un nuovo commissariamento. Ma la sindaca che ne ha avute per tutti e tutto, ma soprattutto per il Pd, staccherà effettivamente la spina della sua attività politica o, dopo una pausa, riprendere l’attività politica non più in casa Cinque Stelle? Questo la sindaca dimissionaria di fatto non lo ha chiarito ieri sera. «Io adesso non faccio niente, sto ferma e buona, non faccio niente…» Non è interessata a passare alla Lega? «Io non lo so, adesso sto calma, tranquilla mi riposo. Sono provata, ho bisogno di stare vicina alla mia famiglia».

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