IMOLA. Una piazza Matteotti “apparecchiata” ieri da ristoratori, baristi e commercianti secondo le regole imposte dal distanziamento si è riunita ieri mattina per protestare contro le misure dell’ultimo Dpcm.
Con le sedie in piazza
Poco prima delle 11 alcuni esercenti del centro, imbracciate le sedie dei propri locali, hanno percorso la via Emilia raggiungendo in piazza i colleghi. Tante sedie disposte a griglia, ognuna con un palloncino nero legato, rivolte verso il palazzo comunale. Davanti, una tovaglia stesa a terra apparecchiata per clienti immaginari, e uno striscione del circolo Arci Estro con il messaggio #noiresistiamo. La manifestazione, indetta dal Comitato baristi e ristoratori imolesi insieme al collettivo dei commercianti del centro, ha visto gli interventi dei principali organizzatori, con l’invito a prendere parola al microfono aperto.


Le voci degli esercenti
«Quella dei ristoratori è la categoria più colpita da questo decreto – ha esordito Valentina Zerbini, titolare del Mojito Café a Linaro, con la voce tremante per l’emozione –. A marzo ci è stato chiesto di chiudere, e l’abbiamo fatto. Poi ci hanno chiesto di mettere i plexiglass, di igienizzare più volte i locali, di tracciare i clienti, di ridurre i posti. Abbiamo fatto ogni cosa. Ora l’unica cosa giusta è premiare chi ha fatto il proprio dovere, come noi, e punire solo chi non rispetta le regole». L’intervento ha raccolto gli applausi dei colleghi tra cui quello di Francesca Paruta, titolare del bar Minimo, che batteva tra loro un piattino e una tazzina da caffè. La protesta è anche verso gli aiuti previsti dal Governo: «Non accettiamo un assegno come contentino, è poco dignitoso e non è questo il nostro lavoro. Noi abbiamo preso un rischio imprenditoriale e vogliamo mettere in campo le nostre arti e le nostre idee», ha aggiunto Zerbini. Nelle ultime due settimane vi è stato un aumento della presenza delle forze dell’ordine nel centro storico, come riportato dalle cronache locali. Sebbene solo nell’ultimo weekend vi siano state 6 sanzioni, tra cui una al gestore di un chiosco, per alcuni esercenti l’azione non è stata sufficiente a prevenire la decisione governativa: «Dopo le richieste veramente insostenibili per riaprire in sicurezza veniamo dipinti come degli untori e penalizzati indistintamente, sebbene di controlli non ce ne siano stati», ha affermato Paruta. Anche i commercianti hanno detto la loro, lamentando la generale situazione del settore: «Ci stanno facendo morire dentro i nostri negozi. In Emilia-Romagna eravamo stati bravi, non ci sono così tanti casi. Questo decreto, invece, crea timore tra la gente. In centro dopo le 18 non c’è anima viva. Ieri sera abbiamo incontrato il sindaco e quando siamo usciti avevamo paura a raggiungere le nostre auto – ha affermato al microfono Elisabetta Sangiorgi, titolare del negozio di abbigliamento Peter Pan –. E smettete di comprare online se volete salvare le vostre città». Sono intervenuti anche operatori dello spettacolo: una cantante, Giada, ha intonato i primi versi di Volare per esprimere il proprio sostegno alla manifestazione. Samanta Sonsini, che gestisce il circolo Arci Estro che ha dipinto il cartellone con lo slogan, è intervenuta per sottolineare: «Anche questa volta siamo i primi a chiudere, dopo che eravamo stati gli ultimi a riaprire nonostante tutte le misure imposte per la prevenzione». In piazza anche i gestori di alcuni noti locali, come Marta Manuelli, titolare dello storico ristorante, Parlaminté: «Non capisco perché chiudere alle 18 se a mezzogiorno va bene. Noi proveremo a fare più asporto ma non si recupera affatto. Anche il mezzogiorno non esiste più, le persone lavorano principalmente da casa. Se c’è la necessità di chiudere, piuttosto chiudiamo davvero per 15 giorni e poi vediamo. Oggi è più pericoloso andare al Centro Leonardo che venire al ristorante». Anche Alessandro Nonni, titolare del bar Otello, la pensa come lei: «Forse era meglio chiudere definitivamente. Non credo che queste limitazioni saranno efficaci, il problema sono i trasporti. Tra l’altro, il sostegno promesso è insufficiente, a me non copre nemmeno un terzo dell’affitto». I più colpiti sono gli esercenti che effettuano solo il servizio serale, come Marco Casagrande, gestore del Porteño: «Sono allibito. Tutti navigano a vista e non si sa come affrontare la situazione. Io apro alle 17.30. Ora punto tutto sull’asporto».
L’intervento del sindaco
Nel frattempo il sindaco Marco Panieri è sceso in piazza e dopo aver ascoltato gli interventi ha preso la parola, preceduto dagli applausi: «Vi ringrazio per questa manifestazione che dimostra attenzione e collaborazione. Ieri sera ho incontrato una vostra delegazione perché in questo momento difficile dobbiamo andare avanti tutti insieme. L’amministrazione è a disposizione e ci mettiamo la faccia, per fare quadrato e unire le competenze. Dobbiamo ripensare molte cose, come il Gran Premio che dovrà svolgersi a porte chiuse – ha detto Panieri, anticipando dalla piazza i comunicati ufficiali – e il Baccanale». Dopo un riferimento alle luminarie del centro «per rilanciare l’economia locale» il sindaco ha aggiunto: «Non possiamo non tener conto degli sforzi fatti dagli esercenti, a cui dobbiamo una risposta. Stiamo incontrando le associazioni di categoria e valutando se il Bilancio permetterà ulteriori sconti sulla Tari».

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