Imola, la comunità ucraina manda aiuti usando i propri canali

La comunità ucraina di Imola sente forte il richiamo “da casa”. In città vive un gruppo di poco meno di 500 persone, di cui molte donne, 382 rispetto ai 79 uomini residenti, che in larga parte si sono attivate in autonomia per aiutare i connazionali sotto l’attacco della Russia. Guidate dallo spirito di iniziativa, si sono mosse al di fuori dei canali istituzionali imolesi che nel frattempo invitano ad aspettare ancora un po’ per fare ordine nel magma di solidarietà e spedizioni, perché con tutta probabilità gli aiuti potrebbero non passare il confine.

In furgone verso l’Ucraina

Chi si è dato da fare spera che non sia il caso delle collette nate intorno alla comunità greco-cattolica della chiesa di Santa Maria in Valverde e dalla “signora Iryna”, che venerdì partirà all’alba verso Shehyni, al confine polacco-ucraino. Lì, «squadre di volontari» dovrebbero portare i beni raccolti a chi ne avrà bisogno, dicono: «bambini, famiglie e anche soldati». Iryna Knygnytska Oleynichuk racconta cosa sta facendo: «È nato tutto da un pianto – racconta Knygnytska, proprietaria dell’Etoile maison estethique di Imola, che ha organizzato una colletta di beni a cui hanno aderito la 3M traslochi, il negozio di assistenza Samsung e il negozio di pasta fresca L’azdora –. Volevo andare in guerra poi ho pensato di fare qualcosa da qui. Ho scritto un post su Facebook e un’amica, Antonella, della 3M, ha risposto di volermi aiutare mettendo a disposizione il suo magazzino». In questi giorni sono stati moltissimi i pacchi raccolti, partiti anche da ritrovi presso scuole imolesi, e il magazzino si è letteralmente riempito: «Le persone consegnano il pacco con un biglietto che indica cosa contiene», spiega Alina Galateanu da L’azdora. Le richieste sono varie: «dai medicinali ai prodotti per neonati, agli indumenti militari, per i civili come giubbotti antiproiettile o visori termici», spiega Knygnytska nei suoi video on line. I preparativi per la partenza sono quasi pronti, anche se la certezza dell’arrivo è precaria: «Ho ottenuto dal Consolato di Milano la carta verde, una autorizzazione al trasporto di aiuti umanitari –afferma lei –. Partiremo venerdì all’alba con 3 furgoni, poi io arriverò fino al confine dove ci sono vari punti aperti, dei corridoi umanitari. Posso farlo essendo donna. Ho contatti con due squadre ucraine di volontari che distribuiranno i beni di supporto ai militari e a chi ne avrà bisogno verso le città più colpite, come Kharkiv. Poi rifaremo il viaggio, i pacchi sono tanti», conclude Knygnytska.

Altre collette

Racconta una storia simile la colletta nata tra i contatti della comunità greco-cattolica, dove don Vasyl Romaniuk è impegnato anche in altre città: «Non ho ancora preso contatti con l’Amministrazione e i nostri ucraini si sono organizzati da soli». Il punto di ritrovo è il Mix Markt, un negozio di prodotti tipici dell’Est a Imola: «Da lì parte un furgone verso Verona e da lì in Ucraina, dove i confini non sono chiusi per gli aiuti umanitari», conclude il prete. Oltre a questo «ci sono altri punti di raccolta organizzati dalla chiesa – racconta Nadia Romaniuk, assistente familiare ucraina –. Raccogliamo medicine, vestiti e alimenti. Se delle colleghe non riescono per il lavoro, acquistiamo per loro e mandiamo tutto il possibile – prosegue Romaniuk commossa, la cui famiglia è in Ucraina –. La comunicazione è difficile, spesso salta la rete. I miei familiari vogliono restare: gli uomini sono andati a combattere, le mie sorelle aiutano da casa, preparano teli mimetici con i vestiti scuri. I miei nipotini hanno già imparato che al suono della sirena devono scendere in cantina con la loro valigetta».

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