La 31enne imolese Marta Pellizzi

IMOLA. A 31 anni l’imolese Marta Pellizzi, combatte contro un tumore recidivante al cervello che si è presentato nella sua vita per la prima volta 13 anni fa costringendola, fin qui, a due interventi neurochirurgici. È in attesa del terzo. Una malattia che è sopraggiunta mentre era una studentessa e che, come racconta lei stessa, ha cambiato la sua vita profondamente. Non si è però lasciata andare e negli anni si è laureata in Scienze della comunicazione dopodiché ha anche avviato una propria attività autonoma nell’ambito del social marketing.
Il racconto
«Il 2007 fu un anno catastrofico, la ritardata diagnosi ha fatto sì che perdessi la vista ancor prima di sapere del tumore alla testa, perché il tumore ha compresso permanentemente i nervi ottici – spiega Marta Pellizzi che in questi giorni ha scritto una lettera alla stampa locale per rendere noto il suo caso –. Infatti ho un visus quasi assente da entrambi gli occhi. Un campo visivo binoculare menomato di oltre il 90%. Insomma sono ipovedente grave. Da anni soffro di dolore cronico alla testa. Ho seguito diverse terapie per la cura del dolore, inclusa la terapia del dolore». Per questo già in passato aveva richiesto i supporti, anche economici, previsti per gli invalidi e nel 2013 aveva ottenuto, tramite sentenza del giudice che aveva accolto un suo ricorso, sia il sostegno economico pensionistico che l’accompagnamento, come ricostruisce lei stessa. Ora, dopo l’ultima visita Inps a dicembre scorso, la sua condizione è stata rivalutata e il sostegno le è stato negato. «Nel verbale, anzi nei due verbali, non viene spiegato il perché, ma si evidenzia solo che io non mi sono presentata né con il cane guida né col bastone, mi sono laureata e lavoro – sintetizza al telefono Marta Pellizzi –. Le mie azioni quotidiane però devono essere supportate da qualcuno o dalla tecnologia. Io vivo con i miei genitori ed è mia madre mi guida tutte le volte che esco o mentre svolgo attività di routine. Poi è vero che mi sono laureata, ho studiato impegnando tutta me stessa e con enorme fatica ho raggiunto la laurea nel 2018. Mia madre ha letto per me letto decine di libri, appunti e slide. Mi ha supportato nel dare gli esami. Mi sono aiutata con supporti vocali e lenti di ingrandimento speciali per chi ha problemi come i miei. Ho ricevuto concreto aiuto dai docenti e dal servizio disabilità dell’Università di Ferrara. Li ringrazio per aver avuto la pazienza e la forza di farmi eseguire con maturità e serietà gli esami, senza farmi pesare la diversità». Ma una discriminante fondamentale, oggi, è anche il fatto che Marta Pellizzi lavori. «Ho deciso di lavorare perché ciò significa sentirmi bene – spiega – . Avere un’occupazione è benefico per la soddisfazione. Mi sono auto impiegata e ho aperto la partita Iva nel 2015. Da sei anni lavoro come consulente in ambito digital marketing. Le tecnologie assistive hanno avuto enorme peso nella scelta e contribuiscono a rendermi efficiente nell’attività».
Il verbale
L’11 gennaio scorso Marta Pellizzi ha ricevuto il verbale della verifica straordinaria effettuata dalla commissione Inps di Imola nella quale si certifica che la stessa non ha i requisiti per avere l’invalidità al 100% con accompagnamento. «In realtà i verbali sono due diversi fra loro ma con la stessa conclusione. Mi viene abbassata la precedente invalidità del 100% con accompagnamento predisposta come di diritto dalla sentenza numero 1319/12 del Tribunale di Bologna. Morale della storia: con il 70% di invalidità civile senza accompagnamento non ho più diritto al sostegno economico. La mancanza di sostentamento economico avrà delle ripercussioni sul mio stile di vite e sulla famiglia. I miei genitori hanno perso il lavoro in seguito al Covid e il poco guadagno mi è necessario per sostenere le spese di partita Iva che a febbraio non saprò come sostenere. I verbali riportano il fatto che mi sono laureata, che non ho il cane e il bastone, ma non c’è scritto da nessuna parte il mio stato sociale e di salute, il fatto che sono assistita e accompagnata da mia madre e che per fare ogni cosa ho bisogno dell’aiuto di qualcuno o delle tecnologie». La 31enne contesta inoltre che: «Il medico che firma i verbali non è specialista in nessuna delle mie patologie, delle decine di documenti consegnati non ne è stato considerato neppure uno. Deduco che si aspettassero una ragazza triste, non istruita e guidata dal cane per ciechi. Lo stereotipo della non vedente da film. Si aspettavano questo, e lo hanno pure scritto. Spero si faccia luce sulla vicenda e mi auguro di ricevere il supporto dalle istituzioni. Ho bisogno di aiuto», conclude amaramente Marta Pellizzi.
Interpellata in merito, l’Inps ha fatto sapere attraverso l’ufficio stampa che il caso è al vaglio dell’ufficio medico legale per una indagine e quando questa sarà completata verrà eventualmente fornita una risposta.

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