Imola, industria ai livelli 2019, ma l’inflazione frena la ripresa

«Il territorio, nel 2022, cresce ma di fatto il valore aggiunto creato si azzera a causa del costo energetico e delle materie prime, dell’inflazione e dei postumi del post Covid. O si interviene tempestivamente sul calmierare questi costi, riportandoli a valori “normali” e si utilizza una nuova leva di abbassamento del cuneo fiscale sulle imprese, o il 2023 sarà, anche nell’Imolese, a crescita zero». Non usa giri di parole Marco Gasparri, presidente della delegazione imolese di Confindustria Emilia, nel commentare i dati sullo stato di salute dell’economia del Circondario che arriva a seguito del report di Unioncamere presentato nei giorni scorsi. Quello che le aziende chiedono è un «abbassamento del costo del lavoro» altrimenti «non si può pensare di aumentare l’occupazione, innovare e qualificare i salari».

Struttura economica

Osservando le variazioni di valore aggiunto, cioè il Pil suddiviso in modo pro capite, viene evidenziato il crollo del 2020 rispetto al 2019 del 9,1% nell’imolese. Al contempo si evince un +7,8% nel 2021 ripetuto anche a grandi linee per il 2022. Il settore agricolo è quello che ha maggiormente subìto la crisi, rimanendo col segno meno anche nel 2021 (-4%) e nelle previsioni del 2022 (-2%). Quello industriale ha visto una crescita nel 2021 del 12%, mentre si prevede si collochi al -2% nel 2022.

Tessuto produttivo

A Imola le imprese artigiane rappresentano il 31,5% del totale. Di queste il 21,3% è al femminile mentre sono il 7% quelle cosiddette giovanili e l’11,9% straniere. Le quote maggiori sono occupate da servizi edilizia, manifatturiero-tecnologia, agroalimentare. I settori leader nel comparto agricolo e industriale fanno riferimento alla fabbricazione di macchinari e apparecchiature. Nel terziario al top abbiamo le attività sportive e di intrattenimento e i servizi di assistenza sociale residenziale.

Fatturati

Le variazioni di fatturato dimostrano come il migliore è il settore costruzioni (+32,6%) seguito dal +30,8% dell’industria e dal +24,3% delle cooperative. In generale, la variazione totale di fatturato a Imola si colloca quasi al +29% rispetto al +24% medio italiano. Contestualmente l’80% delle società aveva chiuso il 2021 in utile. Negativo è invece il grado di innovazione (5,4% a Imola rispetto al 9% del Circondario e al 4,6% Italia) e il grado di internazionalizzazione vede Imola ferma al 4% rispetto al 6,4% Circondario e al 6,7% medio dell’Italia.

Stabilità finanziaria

Sul merito creditizio, default e prestazioni le statistiche affermano come il 58% delle imprese imolesi hanno una stabilità buona in termini di Crif. Il giudizio del merito creditizio assegna al 15% delle imprese il giudizio buono e un 33% “discreto”. Parallelamente l’indice di probabilità di fallimento nei prossimi 18 mesi afferma come il 55% delle imprese presenta un rischio basso, il 37% un rischio medio e il 9% un rischio alto.

Imprenditori

Il 13% degli imolesi sono imprenditori, con una percentuale di imprenditrici in una posizione leggermente migliore dell’Italia e del Circondario (28,7% rispetto al 28% e al 27%). Per quanto riguarda l’età ci sono 30 imprenditori over 70 ogni imprenditore under 30, rispetto ai 25,6 dell’Italia. Le quote maggioritarie afferiscono al commercio (17,9%), ai servizi alle imprese (17,5%) e all’industria (14,3%), a seguire le costruzioni, l’agricoltura, i servizi alla persona e l’alloggio e ristorazione. Qui la quota femminile raggiunge il 47% e il 39% nella ristorazione. Per quanto riguarda la provenienza, il 91% degli imprenditori è italiano, il 9% straniero, di cui il 17,5% dall’Albania e il 12,3% dal Marocco.

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