Imola, imprese e green pass: ” Meglio l’obbligo vaccinale”

Il giorno dell’entrata in vigore del green pass obbligatorio nelle aziende è alle porte, nelle aziende imolesi la riflessione è aperta, ovviamente con l’intenzione confermata di adeguarsi alle regole.

Confindustria

«Sono molto preoccupato per il clima e per le conseguenze che si stanno concretizzando in questo periodo. Il vaccino e il green pass – sottolinea Marco Gasparri, imprenditore e presidente della delegazione imolese di Confindustria Emilia – non hanno lo scopo di creare scontro ma sicurezza sanitaria. Con questa imposizione sul controllo si andrà, ancora una volta, a pesare sulle spalle degli imprenditori e per questo credo che un po’ più di tempo lo si poteva dare. Almeno – rimarca – che si allunghi la validità del tampone fino a 72 ore. Sulla questione del pagamento dei tamponi allo stato attuale non posso che dire che ciò non sarà altro che un ulteriore aggravio per le imprese se dovranno accollarselo loro». A preoccupare Gasparri c’è poi la questione delle performatività del sistema imprenditoriale. «In questo periodo – spiega l’imprenditore – le imprese, per mantenere un trend che è abbastanza positivo, hanno bisogno di più manodopera e non certo di dover eventualmente sospendere i propri dipendenti. A questo punto forse sarebbe meglio optare per l’obbligo vaccinale».

Coop Cefla

«Come abbiamo fatto fino a oggi nella gestione del pandemia di Covid, il gruppo Cefla intende attenersi alle normative vigenti e per questo sulla verifica obbligatoria dei green pass stiamo effettuando le dovute azioni per essere pronti per i controlli obbligatori che scatteranno da venerdì». Questa la situazione presentata dal vicepresidente della Cefla, Claudio Fedrigo, in riferimento all’entrata in vigore dell’obbligo della presentazione del green pass per poter accedere alla sede di lavoro. «In questi giorni stiamo formando 180 colleghi che avranno il compito di effettuare i controlli. Questo vale per lo stabilimento di Imola ma anche in tutte le aziende controllate distribuite in l’Italia. Si sta parlando di circa 1.600 dipendenti di cui un 20%, ancora oggi, rimane in smart working». Ci sono però alcune questioni che ancora non sembra siano state chiarite, sia dal punto di vista operativo che normativo, che avranno ripercussioni sulla gestione ordinaria del lavoro. Il tutto amplificato se si rapportano in funzione di aziende di grandi dimensioni come la Cefla. «Ci sono zone grigie – conferma il vicepresidente – e riguardano soprattutto l’ambito dell’arrivo degli autotrasportatori nei nostri magazzini. Molti di questi – sottolinea Fedrigo – se arrivano dall’Est, con lo Sputnik non vengono riconosciuti come vaccinati. Dovremo quindi capire come operare nelle fasi di carico e scarico delle merci senza farli entrare in contatto con i dipendenti».

Tamponi e “furbetti”

Sulla questione tamponi la cooperativa è chiara. «Stiamo lavorando per capire anche economicamente come eventualmente sostenere i costi dei tamponi per i dipendenti. Non potremo però – rimarca – giustificare “scorciatoie” come smart working, ferie o malattie come scusanti per evitare il controllo del green pass». Un possibile escamotage che non sarà tollerato e che porterà l’eventuale lavoratore a incorrere nella sanzione prevista della sospensione dello stipendio fin dal primo giorno di mancata presentazione del certificato e una multa da 600 a 1.500 euro.

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