Imola, il vescovo: “La pandemia insegna che l’eutanasia non è la soluzione”

IMOLA. Nell’omelia appena pronunciata alla messa di celebrazione di San Cassiano, patrono di Imola, il vescovo Giovanni Mosciatti ha riflettuto su pandemia ed eutanasia. Secondo il vescovo di Imola, Giovanni Mosciatti, che c’è tanta “voglia di vivere” e tanta voglia di “non lasciar morire”, come hanno dimostrato coloro che “si sono offerti volontari in prima linea”. Uno spirito di sacrificio che stonerebbe rispetto all’ “attuale discussione sull’eutanasia, sintomatica di una perdita del desiderio di vivere”. “Certamente- afferma Mosciatti- di fronte alla sofferenza, le domande esplodono: Perché io? Come è possibile sopportare questo? Se questa è la vita, vale ancora la pena viverla?”. Tuttavia “l’eutanasia non risolve questo dramma”, nemmeno per coloro che “imprigionati in un letto e in un dolore per il quale non vede né fine né scopo, percepisce la realtà come un ostacolo al suo desiderio di felicità”. Al contrario “in questa pandemia- va avanti il vescovo- abbiamo visto emergere tracce di speranza in tanti che non hanno mancato di affermarla, anche sacrificandosi: negli operatori sanitari o in tanti giovani volontari; in medici e infermieri che hanno lavorato senza rinunciare a rispondere ai loro pazienti; nella dedizione di tanti docenti nel proseguire il rapporto con i propri studenti, magari a distanza, perché è la modalità che la realtà ha permesso; ancora, nella creatività di imprenditori e lavoratori che hanno reinventato le loro aziende per non chiudere”. Dunque, l’invito ai fedeli è quello di seguire l’esempio di San Cassiano martire: “Cassiano non è fuggito di fronte al suo tragico destino, al suo presente, certo della presenza di colui che ha amato la sua vita portandola a compimento”.

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