Imola, il pubblico rock e internazionale dei Pearl Jam

Dal mattino presto, praticamente dall’alba, fino a pochi minuti dall’inizio del concerto dei Pearl Jam, gli attesi 60mila fans dei Pearl Jam hanno attraversato Imola alla spicciolata. Hanno cominciato al mattino, evitato le ore torride del primo pomeriggio, poi il flusso di arrivi si è intensificato mano a mano che passavano le ore, portando in riva al Santerno persone da ogni angolo d’Italia e non solo.

Gli italiani

Già dall’alba i fan più intraprendenti, quelli che fanno parte del fan club Ten Club, hanno presidiato l’ingresso riservato, che ha permesso loro di entrare con molto anticipo rispetto al pubblico “normale”. Una comunità nella comunità di rocker provenienti da ogni parte d’Italia che per Francesco, di La Spezia, accompagnato dalla sua piccola Giulia di 11 anni «è quasi una famiglia. Non conoscevo nessuno di loro quando sono arrivato e dopo pochi minuti si chiacchierava già di tutto. Era ora – prosegue – che questa rinascita riprendesse. Abbiamo bisogno di rock, abbiamo bisogno dei Pearl Jam». Considerazioni riprese anche da due giovani ventunenni, Giacomo e Beppe, provenienti da Trapani. «Siamo arrivati venerdì a Bologna e oggi (ieri, ndr) abbiamo preso il primo treno possibile per essere tra i primi ad entrare a un concerto che stiamo aspettando da troppo tempo». Poi ci sono anche persone di casa come Daniela, accompagnata da sua figlia Rebecca, che arrivano dalla vicina Castel San Pietro e che sottolinea come «le aspettative che abbiamo sono quelle di poter finalmente tornare a condividere una passione assieme a tante altre persone. Sono due anni che aspettiamo questo momento, ora possiamo finalmente viverlo».

Dall’Europa

Non sono mancati estimatori di Vedder & C. provenienti anche da fuori Italia, per le strade di Imola ieri si parlavano molte lingue, anche più che per un Gp. Dalla Gran Bretagna, dalla Germania, dalla Slovacchia e dalla Spagna sono solo alcune delle testimonianze incontrate nell’area esterna al palco di via Galli, dove il pubblico stazionava prima di entrare nell’area concerti. Franz, Lorenz, Arlette e Briga, sono due coppie di circa trent’anni che hanno raggiunto le rive del Santerno direttamente da Dussendorf. «Ci siamo fatti un bel po’ di chilometri in auto, ma i Pearl Jam, nell’Autodromo di Imola, non ce li volevamo proprio perdere. Sono due anni che aspettiamo, ora il sogno è realtà». Ancora più entusiaste sono Hana e Melisa, coppia di amiche spagnole. Per loro i Pearl Jam sono «vita. È la prima volta che li vediamo dal vivo anche se – ricordano – tre anni fa venimmo in Italia per vedere Eddie Vedder solista a Barolo».

Fiumi di birra

Se il pubblico non nasconde l’entusiasmo, anche baristi e gestori di pubblici esercizi salutano l’evento, e il grande caldo, con ettolitri di birra e bibite fresche. «Finalmente torniamo a vedere la gente in eventi così grandi e importanti – commenta Alan, operatore del Dante est 21 lungo l’omonimo viale che porta dritti dalla stazione dei treni all’Autodromo –. Dopo Vasco oggi i Pearl Jam, poi Cremonini, i commenti di chi si ferma a prendere una birra sono gli stessi e dimostrano la voglia di stare assieme, di far festa e condividere emozioni. Bene ha fatto Imola a realizzare questi eventi». Poco distante un altro operatore conferma le stesse impressioni. «Siamo veramente contenti perché stiamo dimostrando come siamo l’ombelico del mondo per la musica e le quattro ruote grazie all’Autodromo. Si rispecchia l’altezza internazionale di Imola – conferma Simone posizionato con la sua Apecar allestita a bar mobile nella rotonda del piazzale Da Vinci – che sulla musica, almeno quest’anno, sta dimostrando tutta la sua potenzialità. Ci aspettiamo, come per Vasco, una gran bella giornata di rock, musica e tanta birra».

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