Imola, il Comune chiude lo Zoo acquario dopo 36 anni

IMOLA. Lo Zoo acquario il 30 giugno chiuderà. Così ha deciso l’amministrazione comunale tramite una delibera di giunta che decreta la parola per questo spazio che da trentasei anni è stata una finestra sul mondo della biodiversità degli ecosistemi marini e che a lungo ha animato l’offerta culturale della città. Una sperimentazione inedita per gli anni in cui nacque, era il 1985 quando Alberto Tassinari assieme alla moglie Emma Bragaglia, diede vita a quello strano tempio vivente d’esoticità marina e di studio a pochi passi dal centro. Nel corso degli anni attraverso un allestimento ad anello sono stati riprodotti diversi ambienti tropicali marini, salmastri e d’acqua dolce con vasche e terrari dedicati che arrivano oggi a ospitare circa 270 esemplari tra pesci, anfibi e rettili.
La storia
Dal 1985 al 2016 lo Zoo acquario è stato gestito dalla famiglia Tassinari. Spazio di proprietà comunale che aveva anche la possibilità di vendere pesci e attrezzature per acquari. Alla fine di quell’anno, con la chiusura dell’attività, è tornato al Comune. Dal 2017 è così subentrata la cooperativa Ecosistema che in questi quattro anni ha stipulato la nuova convenzione per la gestione. A portare ombre oscure sul futuro dello Zoo acquario ci aveva già pensato il commissario Nicola Izzo che ne aveva disposto la chiusura. Timeline prorogata di sei mesi con l’arrivo della giunta Panieri che però ha deciso comunque per la cessazione dell’attività.

Lo Zoo acquario di Imola


Le motivazioni del Comune
Le motivazioni che hanno portato a questa decisione sono diverse. Per l’assessore Giacomo Gambi «riguardano soprattutto problematiche tecniche e di manutenzione della struttura molto onerose. Si parla di 150/200 mila euro, che comprendono il rifacimento dell’impianto elettrico e idrico delle vasche, un nuovo gruppo di continuità, più altre manutenzioni strutturali». L’Amministrazione ha così ritenuto «di avviare un progetto di recupero dell’edificio rinnovando la destinazione d’uso della struttura. Un luogo – rimarca l’assessore – che continuerà a ospitare attività di educazione ambientale e divulgazione scientifica, servizi informativi per alunni e famiglie, ma che sarà più tarato sul territorio». Anche i numeri non «permettevano una sostenibilità del progetto seppur gestito bene dalla cooperativa». Dal 2019 fino a fine di febbraio 2020, da quanto la pandemia ha obbligato la chiusura, l’apertura aveva portato a poco meno di 300 visitatori, con un incasso di 1.163 euro e le attività per le scuole avevano interessato 26 classi.
Gli sviluppi
Fino al termine della convenzione la cooperativa manterrà il compito di tenere in buona salute gli ospiti delle cinquanta teche. Il tutto senza aprire al pubblico. Per il “trasloco” forzato degli animali, i cui costi non saranno a carico della cooperativa, «si stanno prendendo accordi con strutture simili. Ci dispiace per questa evoluzione – commenta la vicepresidente della coop Ecosistema, Carla Lamego – ma la struttura effettivamente presenta delle necessità strutturali che non sono più rimandabili e che hanno bisogno di risorse e tempo per poter essere effettuati. Noi, seppur con le difficoltà di avere convenzioni sei mesi per sei mesi, abbiamo cercato di continuare a mantenere viva la vocazione didattica del luogo».
La reazione dell’opposizione
«Chiudere un luogo storico come lo zoo acquario dopo cinque mesi di amministrazione è un grosso fallimento politico. Si poteva pensare a un tavolo per trovare una soluzione. Perdere tutto questo – commenta l’esponente di Fratelli d’Italia Nicolas Vacchi – è perdere un pezzetto di cultura scientifica e formativa presente in città. Per questo chiediamo di ripensare alla delibera per iniziare un processo partecipato che possa consentirne la valorizzazione».

Parla Paola Tassinari, la figlia del fondatore. «La notizia della prossima e “non più rimandabile” chiusura dello Zoo acquario è una stretta al cuore. È parte della mia vita, sono cresciuta assieme alla mia famiglia all’interno di questo progetto che è stato, nel 1985, tra i primi in Italia a nascere e svilupparsi. Qui ci ho sempre lavorato e al di là dell’aspetto personale e professionale è un luogo che è sempre stato nel cuore degli imolesi e non solo». Paola Tassinari, figlia di Alberto, ideatore e creatore, assieme alla moglie Emma, della struttura di via Aspromonte, non riesce a nascondere il nodo alla gola alla notizia che l’amministrazione comunale ha deciso di chiudere. Negli spazi allestiti nell’ex gasometro a pianta ottagonale hanno sempre trovano dimora alcune delle più particolari, colorate e rare testimonianze viventi di habitat esotici che ha «affascinato e incuriosito intere generazioni». Ma non solo. «Grazie all’opera di divulgazione e collaborazione anche a livello scientifico – spiega Tassinari – questa invenzione di mio padre è stata antesignana di molte strutture simili aperte nel corso del tempo, nate proprio prendendo esempio e spunto dal “nostro” Zoo acquario. Non a caso personaggi e scienziati di fama nazionale, dall’entomologo Giorgio Celli al naturalista Danilo Mainardi, sono stati di casa. Dover chiudere è quindi un colpo al cuore e alla memoria». Fin da subito «il vero intento di questo progetto – prosegue – che si sosteneva anche grazie alla vendita ai provati di animali, era però quello di educare, informare, incuriosire e quindi far amare il pubblico su questa piccola testimonianza di cosa rappresentasse Madre Natura nella sua forma più esotica e lontana dalla quotidianità». Una serie di attività «che soprattutto hanno visto partecipare, in tutti questi anni, centinaia di classi di alunni e alunne di ogni ordine e grado scolastico». Ora la parola fine è arrivata, si attende solo l’arrivo di una contemporanea “Arca di Noè” per portare gli ospiti dell’ormai ex zoo acquario imolesi in altri lidi.

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