Imola, il cardinale Gambetti apre l’anno giubilare di San Cassiano

Il cardinale imolese Mauro Gambetti ieri è tornato nella sua città nelle vesti di vicario di Papa Francesco, per aprire la Porta santa di San Cassiano e dare avvio all’anno giubilare tutto imolese nel 750° anno di dedicazione della cattedrale al santo patrono della città.

Il ritorno e la cerimonia

In una cattedrale gremita, la cerimonia si è svolta con la presenza di tutte le autorità in un clima di festa che con parole semplici il cardinale ha concentrato nella sua omelia iniziata scusandosi per il ritardo, seppur lieve, e con il ricordo personale legato alla stessa cattedrale, dove, ha detto il cardinale, «ho ricevuto la cresima il 3 ottobre del 1976». Facendo leva sulla “familiarità” con questo luogo sacro alla comunità cattolica imolese, il cardinale ha invitato i fedeli a riprendere confidenza. «Anche se stiamo vivendo un passaggio epocale che ci disorienta, le nostre chiese si stanno svuotando e sentiamo affievolirsi forse il senso di appartenenza ecclesiale come quello civico. Ci si è posti molte domande nella Chiesa, ad esempio: forse le chiese non sono sentite più come un segno di Dio e della sua vicinanza, ma solo come luoghi di uomini. Personalmente credo che queste domande siano superate e fuorvianti. Nel 1271 questa cattedrale è stata consacrata dal vescovo Sinibaldo a testimonianza della fede già secolare del popolo imolese per San Cassiano. Noi siamo parte di questa storia di fede, ciascuno di noi potrebbe narrare un gesto d’amore legato a questa chiesa. Io ne custodisco diversi, qui è dove nel 1976, il 3 ottobre, ricevetti la Cresima». Ha esordito il cardinale. E prendendo spunto dalla liturgia, il passo del profeta Isaia che annuncia «siete voi il tempio di Dio», e il Vangelo secondo Luca sull’episodio del pubblicano Zaccheo al quale Gesù dice «oggi abiterò la tua dimora», il cardinale ha proseguito rimarcando: «Dio desidera vivere in noi e in mezzo a noi riversare la vita in grembo a ciascuno e far fiorire amore e pace, questo è il senso dell’anno giubilare. Siamo entrati in chiesa con la gioia di sentirci a casa, dobbiamo sentirci provocati da questa emozione». Quindi l’invito è chiaro: «Il nostro cuore è il primo altare, vano sarebbe ritrovarci insieme se il nostro intimo non si scoprisse infiammato dalla presenza di Dio. Sarei tentato di fare attualizzazioni esistenziali, ma non voglio spostare attenzione dall’essere al fare. Non lasciamoci distrarre da desideri che non siano inscritti in quel desiderio di Dio che vuole abitare in noi. Dobbiamo desiderare, la terra dei nostri cuori diventi tutta cielo. Dunque, le chiese si svuotano ma non piangiamoci addosso. Isaia ci dice “il tempio di Dio siete voi”, il vostro corpo possa essere percepito e amato come luogo dove si sta alla presenza di Dio, un luogo dove Gesù cammina in mezzo al popolo sotto i portici dei nostri cuori per rispondere alle grida di incertezza sfiducia e smarrimento che si odono intorno a noi».

Il saluto del vescovo

A conclusione di una cerimonia durata un paio d’ore, il vescovo Giovanni Mosciatti ha ringraziato il cardinale chiamandolo padre Mauro, Gambetti prima di diventare vescovo e porporato è stato infatti a lungo frate francescano e priore della basilica di Assisi. «Ai ragazzi cresimati oggi ho ricordato la tua storia padre Mauro – ha detto il vescovo –. Ho detto loro che hanno l’età giusta giusta per diventare cardinali e aprire la porta santa per gli 800 anni di San Cassiano, perché capissero la bellezza dell’essere cristiani. Questi 750 anni possono essere per la nostra comunità un momento di rinascita e ripresa dopo tutto quello che è accaduto e continua ad accadere e credo che l’apertura di questa porta segni un momento importante di svolta e cambiamento della nostra vita. Si cambia il mondo se cambiamo noi».

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