Imola, il Cai: “Basta con i mezzi a motore sui sentieri”

Anche il Cai Imola denuncia lo stato di «grave e mancante intervento di salvaguardia della rete sentieristica del territorio» da parte dell’istituzione regionale. Lo fa attraverso l’adesione della stessa sezione locale a una lettera che il presidente regionale dello stesso Cai, Massimo Bizzarri ha inviato in questi giorni alla giunta guidata da Stefano Bonaccini. Una missiva che denuncia come «la legge regionale 14 del 2013, che promuove e disciplina la salvaguardia del patrimonio sentieristico regionale, non può avere gli effetti auspicati, per la mancanza di regolamenti che ne regolano la fruizione soprattutto impedendo l’accesso ai mezzi motorizzati (moto e fuoristrada) ad turistico-sportivo. Per questo chiediamo che trovi finalmente attuazione». Un appello a cui ieri l’assessora regionale Lori ha così risposto: «Presto ci sarà un incontro con il presidente regionale del Cai. Quest’anno abbiamo più che raddoppiato le risorse messe a disposizione dei Comuni per la manutenzione dei sentieri, passando da una programmazione di 80.000 euro all’anno a 180.000 quest’anno. Ma i fondi non sono sufficienti, lo sappiamo bene, così come sappiamo che dobbiamo aprire un ragionamento sulla legge regionale approvata nel 2013».

La situazione imolese

Una situazione, quella dei problemi di accesso, tenuta e manutenzione dei sentieri appenninici, che non risparmia il territorio imolese. «La rete – spiega il presidente della sezione locale, Paolo Mainetti – si sviluppa lungo 240 chilometri suddivisi in 23 sentieri molti dei quali sconfinanti con la Toscana. Molti di questi, soprattutto quello a Giugnola, a Monte la fine, qui il fondo nella parte terminale è devastato e di difficile percorribilità anche a piedi, ma anche il 707, che fa parte dell’alta via dei Parchi, il 701 che da Prugno arriva al passo del Paretaio sono compromessi nella fruibilità a causa dei solchi profondi e delle alterazioni orografiche comportate dal passaggio di messi a due e quattro ruote per fini turistici. Una situazione – sottolinea Mainetti – che non riguarda chi utilizza tali mezzi in quei luoghi per lavorare o raggiungere le proprie case, ma che si riferisce a chi frequenta i sentieri con moto da cross o fuoristrada per sport. Oltre alla mancanza di rispetto ambientale c’è anche una questione di sicurezza e di senso civico».

I nodi irrisolti

Ma i sentieri del territorio, in questi anni sempre più frequentati da escursionisti e turisti hanno anche un altro problema. «Purtroppo succede che i proprietari di terreni confinanti o attraversati da sentieri decidano in autonomia di chiuderne il passaggio. Una cosa che non si può fare – spiega il presidente del Cai Imola – e che succede anche qui da noi. Basti pensare a quello che è avvenuto a Castel del Rio sul 707 in cui un proprietario ha deciso di mettere un cancello. Per fortuna il sindaco si è mobilitato e la situazione si sta risolvendo. Altri esempi sono quelli del 703, con la presenza di cani da guardiania che mettono in pericolo il passaggio, e di quello che passa per Giugnola dove la questione è ancora non risolta. Serve una svolta anche perché il turismo lento ed escursionistico è una risorsa per il territorio».

«Le nostre ordinanze per vietare o limitare il passaggio ai mezzi a motore sulle strade bianche e sentieri sarebbero armi spuntate senza una regolamentazione precisa a livello regionale». Lo dice il sindaco di Castel del Rio Alberto Baldazzi commentando l’annoso problema della commistione tra fruizioni nei sentieri dell’Appennino. «Io non sono contro la possibilità i fuoristrada possano transitare lungo questi percorsi bianchi, l’importante è che si arrivi presto a una regolamentazione chiara del come, cosa e quando lo si può fare. Non c’è solo la dimensione ambientale ma anche la tutela dell’incolumità collettiva ». Altra questione invece è la chiusura dei sentieri. «È successo – conferma il primo cittadino – che il proprietario di un’area che insiste lungo il sentiero 707 abbia realizzato un cancello che impediva il proseguimento del sentiero. Lo ha fatto non sapendo però che queste azioni non era possibile farle e così, in modo bonario siamo intervenuti e la cosa si è risolta. Poi – conclude – è comunque difficile avere sotto controllo ogni singolo passaggio di cresta o sentiero, per cui la cosa che posso dire è che prima di fare qualsiasi azione di limitazione o impedimento di passaggio ci si informi con le autorità competenti».

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