Imola, i genitori: “La Dad non risolve serve tracciamento efficace”

La scuola chiude per le vacanze natalizie e nel pieno di una nuova ondata pandemica che ha visto un numero crescente di contagi nelle ultime settimane dell’anno con punte proprio fra i banchi. Negli ultimi 7 giorni, secondo i dati forniti dall’Ausl di Imola, sono stati 106 i nuovi casi in età scolare (il 23% del totale di positivi): 6 bimbi che frequentano nidi, 26 nelle scuole infanzia, 39 alle primarie, 18 alle medie e 17 alle superiori. Alla serrata natalizia erano 22 le classi in quarantena (+4 rispetto alla settimana prima); 25 quelle sospese in attesa test (-11); 24 i focolai con 46 casi secondari.

Tracciamento nel mirino

Dalla riapertura a settembre scorso, la sanità pubblica adottato, su disposizioni di governo nazionale, un protocollo di tracciamento che nelle ultime settimane messo è stato messo in discussione dalla stessa direzione generale dell’Ausl perché con tre tamponi a 0,5,10 giorni dal primo caso positivo si lascia passare un lungo periodo di sospensione per poi, nel 60% decidere per la quarantena. La controproposta del direttore generale Andrea Rossi,come riportato nell’intervista al Corriere Romagna pubblicata poco prima di Natale, è stata quindi, in sintesi: quarantena al primo caso in classe, tampone molecolare al quinto giorno e riammissione eventuale dei negativi è stata, molto in sintesi. Proposta fatta propria dalle Regioni ma che ha trovato muro da parte del governo. Dal 7 gennaio però le scuole riaprono e la pausa natalizia sarebbe il momento di riflettere su come riaprire, nel caso modificando qualcosa, come ha lasciato intendere anche ieri l’assessore regionale alla sanotà Raffaele Donini.

I genitori mobilitati

I genitori del comitato “Priorità alla scuola” chiedono un tracciamento più efficiente, perché temono protocolli inaspriti e dunque il ricorso massiccio alla Dad. Perciò hanno scritto una lettera aperta al direttore generale stesso dell’Ausl, in cui evidenziano molte criticità vissute sulla propria pelle dalle famiglie, chiedendo investimenti e risorse sul tracciamento. «Le dichiarazioni del direttore Rossi non ci fanno ben sperare: l’unica soluzione che il direttore sembra paventare è quella di un ulteriore inasprimento dei protocolli di quarantena, con il conseguente ricorso sempre più massiccio alla didattica a distanza come unica soluzione per prevenire la diffusione del contagio nel contesto scolastico. Peccato che la Dad, ormai lo abbiamo imparato, non sia una soluzione, ma solo uno strumento tappabuchi a basso costo, molto utile a chi voglia sbarazzarsi dei problemi legati al tracciamento, senza investire nelle risorse necessarie».

I punti critici

I genitori fanno una lunga lista di disguidi: «In questi mesi le inefficienze del sistema di tracciamento della Ausl di Imola non sono state certo sporadiche o saltuarie: i T0 sono stati eseguiti secondo le tempistiche in un numero minimo di casi e i tempi del tracciamento sono stati comunque dilatati rispetto al protocollo – afferma Priorità alla scuola –, sono stati inclusi nel tracciamento soggetti negativizzati da meno di tre mesi, sono stati persi referti obbligando a rifare i tamponi, si è dimenticata la programmazione dei tamponi anticipata nel provvedimento di isolamento e sono state inviate in ritardo o solo dopo solleciti le lettere per la riammissione alla frequenza. Come movimento abbiamo appoggiato la campagna vaccinale, chiedendo addirittura l’immunizzazione prioritaria per il personale scolastico. Siamo docenti, personale scolastico, genitori e studenti che vogliono la scuola in presenza, ma si sono sempre adoperati perché fosse in sicurezza. Noi stiamo facendo la nostra parte per rispettare il protocollo e attenerci a tutte le regole. La Ausl deve fare la sua. I vaccini non bastano, abbiamo bisogno che il tracciamento funzioni dando informazioni chiare nelle comunicazioni e non dimentichi di programmare tamponi, chiudere provvedimenti o confonda chi deve essere coinvolto con chi non lo deve essere. Non abbiamo bisogno di protocolli più rigidi, abbiamo bisogno di tracciamenti che funzionino».

La mobilitazione

Per questo chiamano alla mobilitazione con una petizione on line ( https://chng.it/9j8XqGDH ), che in 24 ore dall’avvio ha raggiunto 180 firme. «Pretendiamo che al riconoscimento del problema segua un impegno a reperire le risorse economiche per risolverlo, una volta per tutte – conclude il comitato –. È evidente che il diritto fondamentale a una scuola in presenza è nuovamente appeso a un filo. Ci aspettano mesi difficili: se non interveniamo subito, il filo si spezzerà di nuovo, e di nuovo saremo costretti a dire ai nostri figli che devono tornare in Dad, perché la loro istruzione in fin dei conti non è una priorità».

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