Imola, Hera vuole fare un impianto per riciclare fibre di carbonio

«Del carbonio non si butta via niente», parafrasa il direttore generale della Curti costruzioni meccaniche di Castel Bolognese, Eugenio Guerrieri. È sempre più vicina la nascita dell’impianto di rigenerazione per le fibre di carbonio che vede protagonisti l’azienda Curti, l’Università di Bologna, come ideatori della tecnologia e realizzatori dell’impianto, ed Herambiente che lo acquisisce e gestendolo avvierà un nuovo business. Un progetto di riciclo d’avanguardia per il quale avanza l’iter di realizzazione in via Casalegno 1, quasi ai piedi della centrale Hera, nella parte posteriore del quartier generale. Dopo l’approvazione della variante urbanistica in Consiglio, da ieri sono partiti i 45 giorni di tempo per presentare le osservazioni al progetto e il 12 maggio è prevista una Conferenza di servizi per discutere della domanda di autorizzazione unica presentata da Herambiente ad Arpae.

Fibre di carbonio

«Nato per applicazioni d’élite ora la fibra di carbonio è quasi di uso comune, tanto che la richiesta aumenta del 9% all’anno – spiega Marco Santin, responsabile Global service operativo di Herambiente –. Le fibre di carbonio come materia prima hanno un costo di 25 euro al chilo, significa 25.000 euro a tonnellata. L’interesse è altissimo». «È un materiale nobile, ha caratteristiche meccaniche e termiche uniche rispetto agli acciai, e se ne può fare una trama per conferire caratteristiche specifiche al manufatto – illustra Guerrieri –. La sua produzione è costosa per via dell’impregnazione della resina e della necessaria catena del freddo fino a -14°C. A parità di caratteristiche, alleggerisce il peso della metà rispetto ad altri materiali. Per questo è molto usata nell’aerospace e nell’automotive, ma ad esempio può essere applicata nel puntale delle scarpe antinfortunistica o nelle tavole da surf».

L’impianto

Descritto come innovativo su scala italiana, la principale caratteristica dell’impianto è la sua «totale automazione. Ne abbiamo già uno piccolo a Faenza ma quello di Imola sarebbe il primo di questo tipo, dal valore di svariati milioni di euro. È costellato di sensori e analizzatori, dove ogni residuo è condotto nel post-combustore – prosegue Guerrieri –. Vi sono 2 fasi: la pirolisi, che scalda senza ossigeno smontando la catena di carbonio e la gassificazione attraverso l’iniezione controllata di ossigeno. Una specie di ultima ripulita dai residui di resina. Le polveri sono raccolte con un sistema vibrante in aspirazione, e anche queste possono essere riutilizzate, ad esempio nelle stampe 3D con filamento in carbonio». L’impianto è previsto per gestire 320 tonnellate di materiale in entrata all’anno: «Da cui ne escono 160, la metà. Lo studio con l’Università ha dimostrato che le fibre riciclate hanno le stesse caratteristiche tecniche di quelle vergini. Questo è fondamentale – aggiunge Guerrieri –. L’impronta Lca, cioè l’impatto ambientale, rispetto alla lavorazione di fibre vergini è di oltre il 90% in meno».

Motor valley

«Abbiamo subito sposato il progetto – afferma Santin di Hera –. È il primo su scala industriale, nel cuore della motor valley. Sono molte le imprese interessate nell’ottica di un’economia circolare. Oggi le fibre vengono smaltite in discarica. In questo modo gli scarti di produzione o le fibre a fine vita sono recuperate». Entro il 13 giugno chiunque può inviare le proprie osservazioni sul progetto tramite Pec al Comune di Imola (comune.imola@cert.provincia.bo.it).

Il sindaco di Imola, Marco Panieri, è stato nominato presidente del Patto di sindacato dei soci pubblici di Hera spa dell’area territoriale Romagna. A nominarlo, su proposta del sindaco di Ravenna, Michele De Pascale, è stata l’Assemblea di Patto del 15 aprile scorso, composta da 39 Comuni della Romagna a cui si aggiungono il Con.Ami, Ravenna Holding spa e Rimini Holding spa. Panieri rimarrà in carica fino al 30 giugno 2024, allo scadere del contratto di sindacato. In totale i soci pubblici che aderiscono al Patto di sindacato dei soci pubblici di Hera spa dell’area territoriale Romagna detengono 226.324.983 azioni di Hera. La sottoscrizione del Patto è nata dall’intenzione delle parti, anche al fine di garantire lo sviluppo di Hera valorizzando i benefici per il territorio romagnolo in un’ottica di solidarietà, di disciplinare le modalità di esercizio dei diversi poteri e determinare modalità di consultazione e assunzione congiunta di alcune deliberazioni dell’Assemblea, con particolare riferimento ai temi della governance e delle strategie di sviluppo.

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