IMOLA. Loro il Covid lo hanno sconfitto. Hanno vissuto anche brutti momenti, dal momento che tutta la famiglia, padre, madre e tre figli, si sono ammalati. Ma oltre alle preoccupazioni per sé, la famiglia Gentilini ne aveva anche una in più: quella per tutti gli animali della loro fattoria, che nessuno poteva andare ad accudire dal momento che si trovavano tutti in quarantena contemporaneamente. Solo ieri, dopo quasi un mese hanno potuto rivedere i loro animali.
Se il Covid rischia di fermare la fattoria
A raccontare come è andata è Fabiola Gentilini, che in famiglia è stata la prima ad accusare i sintomi di quella che sembrava una banale influenza che però si è scoperto essere Covid. «È cominciato a fine ottobre, poi la febbre è venuta a mio marito –spiega Fabiola Zoffoli, che col marito Andrea Gentilini gestisce la Fattoria Romagnola sui colli imolesi –. Un’influenza con febbri alte e molto spossante, ma a me è andata bene. Andrea invece è peggiorato e dopo un collasso in casa è stato ricoverato e sottoposto a terapia di ossigeno per diversi giorni, a causa della polmonite. I ragazzi sono andati meglio, il più piccolo che ha 16 anni non ha accusato alcun sintomo, gli altri due un po’ più grandi qualche linea di febbre. Sembra davvero che a seconda dell’età il virus sia più cattivo, è una brutta bestia. È stata dura, ma ne siamo usciti. Però abbiamo avuto un momento di forte difficoltà, quando ci siamo ritrovati tutti ammalati e nessuno poteva muoversi e quindi andare a nutrire e controllare i nostri animali».


Catena solidale
La prima idea, mentre la famiglia era alle prese con il virus, è stata quella di chiedere al Comune come poter fare. «Ci hanno detto che avrebbero potuto mettere a disposizione l’aiuto della Protezione civile. Poi abbiamo sentito alcuni amici è siamo riusciti a fare grazie a loro –continua Fabiola –. Soprattutto grazie a Claudio Montevecchi che, lavorando in Toscana, già zona rossa, e avendo la sua azienda chiuso, si è dato disponibile. Poi anche grazie a un altro amico che con il camion ha potuto raggiungere il mulino di Bagnacavallo per rifornire la fattoria di granaglie per dare da mangiare agli animali». In pratica l’amico, che non è né un agricoltore né un allevatore, tutti i giorni due volte al giorno andava alla fattoria e seguiva le istruzioni di Fabiola ed Andrea per telefono. «Come è normale che sia con gli animali, ogni giorno ne succedeva una –racconta Fabiola –. Un giorno l’asina si era ferita e non ne voleva sapere di farsi spruzzare il disinfettante, un altro giorno un maiale si era fatto male a una zampa e abbiamo spiegato a Claudio come isolarlo dagli altri e adagiarlo in un angolo protetto. Ma c’è anche stato un giorno in cui ci ha telefonato tutto agitato dicendoci che era stava nascendo un agnellino e abbiamo dovuto rassicurare il nostro amico sul fatto che non avrebbe dovuto fare nulla, avrebbero pensato a tutto la natura e la sua mamma» ride adesso contenta Fabiola. Insomma una doppia avventura, quella di sconfiggere la malattia insieme ai propri cari e quella di mantenere allo stesso tempo il filo diretto con un’altra famiglia, quella dei propri animali a distanza.
Il ritorno
Con le settimane, passate le febbri, dimesso dall’ospedale Andrea, fatti i tamponi e risultati negativi, trascorsi tutti i 21 giorni di quarantena, ieri mattina Andrea e Fabiola sono potuti tornare dai loro animali. «Eravamo un po’ affaticati, ma nel rivederli tutti ci siamo sentiti felici come dei bambini. E devo dire che i nostri amici avevano fatto anche un grande lavoro, tutti avevano la paglia fresca ed erano in ottima forma».

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