Imola fa i conti col passato a 25 anni dalla chiusura dei manicomi

A venticinque anni della chiusura dei manicomi, la “città dei matti” ripercorre la sua storia con questa malattia. Un rapporto che ha visto rinchiuse nelle sue strutture fino a duemila persone. Migliaia di biografie alienate, imprigionate dietro mura, bloccate sui letti con le cinghie, ferite in modo indelebile da lobotomie ed elettroshock. Oggi Imola ha celebrato questo passo di civiltà, la chiusura dei manicomi, con un consiglio comunale. «Un momento di riflessione – ha dichiarato il presidente del consiglio in apertura, Roberto Visani – che guarda al passato, per non dimenticare, ma per proiettarsi nel futuro».

Le testimonianze

Tante le associazioni, cooperative, terzo settore ed enti che quotidianamente operano nell’ambito della salute mentale presenti all’incontro. Un esempio è il gruppo Solco che «sulla gestione della malattia mentale – sottolinea il presidente Luca Dal Pozzo – abbiamo messo un grande impegno. Abbiamo, infatti, accolto un terzo di ex degenti dell’Osservanza nelle nostre strutture». Anche la presidente di Seacoop, Roberta Tattini evidenzia come «in questi anni abbiamo lavorato dando vita a due comunità alloggio per persone con disturbi mentali». Per Patrizia Turci della Coop Tragitti «Imola ha fatto qualcosa di straordinario, ha chiuso il manicomio integrandosi con il territorio». La referente dell’associazione Ca’ del vento, Marta Manuelli ricorda come «la nostra fu la prima esperienza, nata 31 anni fa, a portare fuori i pazienti dal manicomio», mentre l’associazione “E pass e temp” testimonia come «il nostro intento è sempre stato quello di dare la voce a chi purtroppo non lo poteva avere tramite i canali tradizionali». Infine «adesso a Imola le persone seguite nelle nostre strutture – spiega il vice presidente dell’Asp, Claudio Tassoni – sono otto e per fortuna tanto è cambiato, nei confronti dell’accoglienza e dell’approccio terapeutico, rispetto al passato».

La storia imolese

La cura della malattia mentale risale a oltre un secolo e mezzo fa. «Nel 1844 – ricorda il direttore generale dell’Ausl, Andrea Rossi – nasce in città la prima struttura psichiatrica con un’ottantina di malati dietro il vecchio ospedale. Sul finire del secolo Luigi Lolli, medico che nel 1862 assunse la direzione del manicomio imolese, creò i primi 30mila metri quadrati di struttura che ospitò fino a 800 pazienti. Una crescita esponenziale che lo portò a dare il via anche all’Osservanza. Un complesso che arrivò a contare fino a 1.200 malati. Per oltre un secolo questa situazione continuò fino ad arrivare al 1996 quando Imola decise di cambiare strada. Oggi la sfida anche grazie alle risorse che arriveranno dal Pnrr è quella di realizzare nell’ex manicomio Lolli una nuova sede per una grande casa-comunità».

La politica

In Emilia Romagna oggi la malattia mentale vede «83mila persone in cura – afferma l’assessore alla Sanità, Raffaele Donini – sintomo di una situazione ancora importante. Il superamento dei manicomi rappresentò, non solo una chiusura fisica, ma l’inizio di un processo culturale alternativo per affrontare un tema così delicato». Una svolta che per il sindaco Marco Panieri «oggi è un atto dovuto ed emblematico ricordarlo. Lo facciamo pensando a quello che sarà l’Osservanza del domani: un luogo di studio, socialità e di crescita».

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