Imola, Eliana nel tattoo di Momondo. Cerchio umano anti intolleranza

IMOLA. Un cerchio umano composto da 61 persone, dai 19 ai 70 anni, in origine sconosciute fra loro, provenienti da ogni parte del mondo. Un tatuaggio che adesso le unirà per sempre, un video che racconta le loro singole storie che sono diventate una. Fra i protagonisti di questo progetto internazionale, c’è anche Eliana Tozzola, una giovane donna di Imola, l’unica italiana presente in “The World Piece” la campagna che punta all’inclusione e vuole dimostrare fino a che punto le persone sono disposte a spingersi per combattere l’intolleranza «perché oggi una persona su due nel pianeta, ritiene che vi sia molta più intolleranza rispetto a 5 anni fa».

L’iniziativa è stata lanciata da Momondo, il motore di ricerca di viaggi, voli e hotel con sede a Copenaghen. Il progetto è partito a giugno, Eliana racconta di averlo scoperto su Instagram e ha deciso di “buttarsi”. L’obiettivo era quello di creare sulla pelle delle persone un unico tatuaggio, formato da una linea continua sulle schiene che li mettesse in collegamento. Quindi realizzare un video. «Prima di questo non avevo alcun tatuaggio, però avevo visto i lavori dell’artista Mo Ganji, e mi piaceva il suo stile –racconta Eliana, che ha 38 anni e lavora come commessa a Castel Guelfo –. Dopo aver passato le selezioni, quando ho ricevuto la bozza del mio tatuaggio, ognuno di noi ha un disegno diverso su di sé, me ne sono innamorata. Era una donna incinta con in grembo tanti puntini che vanno a collegarsi agli altri. Ho pensato a mia figlia».

La scelta
La lunga selezione è stata condotta dalla comunità di tatuaggi online Tattoodo e dalla società di produzione Smuggler. In totale hanno risposto all’appello 6.550 persone. Ci sono voluti circa quattro mesi per selezionare i partecipanti ed Eliana è stata scelta per rappresentare l’Italia. L’imolese ha voluto offrire la sua pelle come tela, per raccontare la propria storia e farsi portavoce di una missione importante: unire il mondo e azzerare ogni forma di intolleranza e discriminazione. «Ho scelto di farlo – spiega – pensando al futuro, alle nuove generazioni, per trasmettere loro un messaggio di speranza. Se vogliamo cambiare il mondo dobbiamo fare la nostra parte». Il video in cui le 61 persone si raccontano è stato girato a Londra. «Non ci conoscevamo, ci avevano convocati ma non potevamo incontrarci. Dopo quattro giorni di riprese in cui ciascuno ha raccontato la propria storia, solo l’ultimo giorno ci hanno messi gli uni di fronte agli altri. È stata un’esperienza unica, carica di emozioni, che mi ha dato davvero la possibilità di creare un legame forte con tutte le persone che stavano vivendo con me quel momento». Insieme ora costituiscono un’opera d’arte vivente, fatta di quei segni che si congiungono ma anche delle nuove amicizie che sono nate. «Abbiamo un gruppo Whatsapp: a giugno ci siamo incontrati a Berlino, la prossima volta sarà a Copenaghen. Nel 2020 verranno gli altri in Italia» ed Eliana pensa già a come “ospitarli”.

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