Un momento della campagna elettorale di Marco Panieri poi eletto sindaco di Imola FOTO MMPH

IMOLA. La campagna elettorale pare ormai un ricordo estivo, ma solo in questi giorni i mandatari elettorali dei candidati sindaci stanno chiudendo definitivamente la partita. O meglio il libro, contabile. La legge, infatti, impone per motivi di trasparenza un rendiconto delle spese entro 3 mesi dalla proclamazione degli eletti. Quasi tutti hanno terminato i conti prima del termine, almeno a grandi linee, rendendo possibile uno sguardo dietro le quinte.

Primato indiscusso in termini di spesa va al candidato della coalizione vincente di centrosinistra Marco Panieri. Secondo il mandatario elettorale Vincenzo Rossi ha sostenuto spese tra i 43 e i 45 mila euro. Una cifra non indifferente se si considera che «sono stati coperti quasi tutti con le donazioni», afferma Panieri. I donatori non sono numerosissimi ma piuttosto noti: Angelo e Cristina Cassetta, la V.T.R.E., MrBruce e Monteflower srl, Imola bevande, C-Gestione Assifin sas, la tenuta Ca lunga di Paolo Cassetta, l’hotel Ziò, Giacometti impianti, Carducci srl e l’onoranza Osioschi-Vignoli. Il grosso lavoro di comunicazione, che ha visto Panieri molto vicino al presidente della Regione Stefano Bonaccini oltre alla strategia elettorale del cosiddetto “listino”, è confermato nei conti: «La voce di spesa più grande è stata quella dell’agenzia di comunicazione Consenso. Non so bene le cifre perché il consuntivo non è ancora ultimato ma si aggirano intorno ai 25 mila euro», conferma Panieri stesso. Consenso è l’agenzia in cui collabora Daniel Fishman, che ha curato la campagna per la rielezione di Bonaccini in Regione: «Conosceva la situazione di Imola e la considerava una sfida allettante. Quando è arrivato c’erano già un candidato, io, e una coalizione solida – dice Panieri –. Ci ha fornito un supporto fuori dagli schemi, frizzante, dalla grafica ai creativi, per tradurre in modo diretto i contenuti miei e della coalizione. Facevamo dei brainstorming per raccogliere le idee. Così è nato lo slogan “E ora si corre”». Solo i costi per la comunicazione superano il doppio dei consuntivi degli altri candidati, che hanno speso molto meno con generose differenze. La candidata Carmen Cappello, sostenuta dalle liste civiche Cappello sindaca e Imola riparte, ha speso in totale 11.838 euro, di cui 10. 088 per la «produzione, l’acquisto o l’affitto di materiali e di mezzi per la propaganda», come recita la legge. Tra questi spiccano le spese per l’iniziativa in piazza Gramsci (1.749 euro) e quelle sulle piattaforme social, di circa 2.000 euro tra sponsorizzazioni e spese di agenzia. La segue, ben distaccato, il candidato della coalizione di centrodestra Daniele Marchetti, il quale si aggiudica il podio per la campagna più “efficiente”. Marchetti ha speso, infatti, 6.720 euro in tutto, di cui 1.864 euro di stampe, 2.433 per la distribuzione nelle buchette e 1.872 di affitto del camion vela, guadagnando con la coalizione il 26,73% dei voti, più del doppio di Cappello. Il candidato sindaco che ha speso meno è Ezio Roi, del Movimento 5 Stelle, con 2.169 euro, riuscendo comunque a conquistare un posto in Consiglio grazie al 6,3% dei consensi. Il candidato Andrea Longhi della lista Valori comuni non ha reso note le spese prima del rendiconto ufficiale.

Fra le liste in testa c’è Imola Futuro che però non ha conquistato nemmeno un seggio. A due mesi dalle elezioni quasi tutti i candidati consiglieri hanno ultimato i propri rendiconti elettorali. Le 12 liste hanno fatto scelte diverse su come ma soprattutto su quanto spendere. La coalizione di centrosinistra ha speso più di tutte. Al suo interno spiccano la lista del Partito democratico e la civica Imola futuro – Europa Verde con Giuseppina Brienza, con risultati ben diversi. La prima ha speso 17.838 euro, di cui 13. 242 per materiale e mezzi di propaganda e 2.540 per la distribuzione. A questi vanno sommate le cifre dei singoli candidati tra cui alcuni neo assessori. Primo in lista e per somma Fabrizio Castellari, con 2.437 euro. In confronto, hanno pagato pochissimo i colleghi in giunta Daniela Spadoni (354 euro), Giacomo Gambi (182 euro), Pierangelo Raffini (80 euro) e il presidente del Consiglio Roberto Visani (291 euro). Imola futuro – Europa Verde, invece, per poco non è entrata in Consiglio nonostante i 9mila euro di spesa, finanziati dai Verdi europei e dalla propria associazione, divisi pressoché equamente tra l’agenzia di comunicazione per i social e gli eventi online, i volantini e le iniziative. Il “listino” del sindaco Imola corre ha sostenuto quasi solo spese di lista per 3.943 euro aggiudicandosi comunque ben 2 seggi. Imola riformista ha contribuito con 2.766 euro; tra i candidati la cifra più importante di Romano Linguerri di 1.798 euro. Imola Coraggiosa ha potuto contare su 2.490 euro di contributi, di cui 1.903 raccolti durante l’iniziativa di autofinanziamento all’Osservanza. In lista, la candidata ora assessora Elisa Spada ha speso 572 euro. Nella coalizione di centrodestra la Lega non ha voluto render note le spese prima di aver ultimato il rendiconto ma l’investimento principale è stato del candidato sindaco Daniele Marchetti. Fratelli d’Italia non ha ricevuto finanziamenti di lista e, tra i singoli candidati, hanno sostenuto i costi maggiori i 2 eletti Nicolas Vacchi (1.057 euro) e Maria Teresa Merli (647 euro). Forza Italia non ha ancora finito i conti ma non ci sono state sovvenzioni e ogni candidato ha organizzato la propria campagna. Gli avversari Carmen Cappello e Ezio Roi hanno fatto la simile scelta di investire principalmente come candidati sindaci. Già pubblicate le spese del Movimento 5 stelle che, oltre a Roi, ha fatto campagna solo con i contributi dei candidati, non superiori ai 15 euro ognuno. La lista Imola Valori Comuni non ha reso note le spese prima del rendiconto ufficiale.

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