Imola e Forlì: Gabriel Prokofiev per l’Emilia Romagna Festival

Ultimi appuntamenti per Emilia Romagna Festival in versione estiva: e il 6 settembre a Imola, al Palazzo Vescovile (ore 21), arriva Gabriel Prokofiev, compositore in residenza a Erf, che il 7 sarà poi a Forlì ai Musei San Domenico (ore 21).

Prokofiev, accompagnato dal Quartetto Noûs (Tiziano Baviera, Alberto Franchin, Sara Dambruoso e Tommaso Tesini), da Zoe Canestrelli alla viola e da Marcello Sette al violoncello, presenta la prima esecuzione integrale italiana di Breaking screens. In luglio, il compositore britannico si era cimentato anche in Dante concerto.

«Fino al 2021 non avevo letto davvero l’Inferno – commenta il nipote di Sergej Prokofiev –, ma sono stato ispirato dalla sua straordinaria gamma emotiva e descrittiva. Apprezzo il modo in cui la personalità di Dante emerge, l’umanità della sua scrittura e i suoi dubbi, e mi è piaciuto esplorare l’aspetto intimo della sua tristezza nel vedere amici ed eroi puniti all’inferno. Infine c’è il suo umorismo! L’ho condiviso con una Danza dei diavoli che approda a un rave techno… per diavoli maliziosi».

Ma veniamo a “Breaking screens”: anche qui, la sua cifra stilistica è la fusione fra musica classica ed elettronica.

«Ho amato molto l’elettro-pop degli anni Ottanta, poi all’Università di Birmingham ho conosciuto la musica elettroacustica, quindi l’approccio classico contemporaneo alla musica elettronica. Mi sono reso conto allora che potevo comporre basandomi sui suoni senza collegarmi necessariamente alla storia o alla teoria della musica, il ché mi ha aiutato a guadagnare fiducia in me stesso e a elaborare qualcosa di estraneo alle creazioni del mio famoso nonno. Il fatto che nella musica elettronica non ci siano artisti sul palco ma solo la riproduzione di suoni, mi ha spinto a tornare alla musica orchestrale e da camera, senza però farmi abbandonare l’altro genere finché non mi sono reso conto che c’erano suoni elettronici adatti ad accompagnare strumenti acustici. Così dal 2014 mi sono dedicato a questa forma creativa originale, utilizzando i suoni elettronici, come in Breaking screens, anche per richiamare la musica urbana: la techno o il grime, le danze popolari del nostro tempo».

E il pubblico?

«Alla prima di Breaking screens sono rimasto colpito dalle reazioni degli spettatori più maturi, molto presi dalla combinazione fra archi classici e suoni contemporanei. Il pubblico più giovane dal canto suo riconosce gli aspetti elettronici, ed è entusiasta di scoprirvi elementi classici».

Ci parla del programma di “Breaking screens”?

«Presenterò un’ampia selezione della mia musica da camera, dal quartetto d’archi acustico all’ensemble d’archi con elettronica, un commento sulla vita contemporanea, l’ubiquità della tecnologia, la paura del cambiamento climatico, temi anche del mio ultimo ep, Howl, per violino solo ed elettronica. Propongo inoltre un brano per violoncelli multitraccia, ed estratti da Riflessioni pastorali, una risposta alla Sinfonia pastorale di Beethoven ai tempi della crisi climatica».

Lei porta un cognome molto impegnativo.

«È vero. Quando ero più giovane ne ero intimidito, ed ero riluttante a definirmi compositore. Negli anni però ho trovato la mia voce, il mio stile. Ho acquisito fiducia in me stesso e ora guardo a mio nonno come fonte di ispirazione. Amo la sua musica che mi ha sempre influenzato, quindi sono orgoglioso di essere suo discendente. Ma oggi quando compongo mi perdo, e dimentico chi sono: per approdare a un luogo al di là di nomi ed etichette».

A Imola, prima del concerto, è possibile visitare l’Appartamento rosso del museo (ore 19.45. Info: 0542 25747). Ingresso: € euro 10-5.

www.emiliaromagnafestival.it

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