IMOLA. Per raccontare l’ultima seduta del Consiglio comunale, bisogna iniziare dalla fine quando la maggioranza si dissolve sotto i colpi dei sei dissidenti pentastellati che con la loro astensione rendono impossibile l’elezione dei loro “compagni” di partito alla guida delle commissioni 3, 4 e 5. I bocciati sono Andrea Cerulli alla 3ª, il capogruppo Simone Righini alla 4ª e Stefano Buscaroli alla 6ª. Hanno così battuto un colpo che non è mortale per l’Amministrazione Sangiorgi ma la fa capire lunga sullo scossone dato dalla loro defezione, che tanto interesse ha portato attorno alla seduta in cui al punto numero uno c’era l’approvazione del Bilancio consultivo. Via libera avvenuta come da previsione, senza che la prima cittadina sentisse un solo degli interventi di stroncatura della maggioranza: non era infatti presente in Aula.

Convivenza
Se il buongiorno si vede dal mattino, il consiglio comunale chiamato a votare il Bilancio consolidato di ieri sera, racconta più di tante chiacchiere soprattutto in Tv, la difficoltà che la nuova maggioranza M5s-Pd incontrerà per governare l’Italia. La seduta, infatti, è stata aperta dalle “bacchettate” all’assessore Frati per un post diffamatorio anzi «schifoso» come sottolineato dal capogruppo e vice presidente dell’assise Fabrizio Castellani (Pd) contro l’ex sindaco Massimo Marchignoli, per arrivare all’assoluta mancanza di visioni comuni tra i due nuovi soci del governo Conte. Unica eccezione il voto convergente per prolungare fino al prossimo 31 dicembre la convenzione per il servizio mortuario dei comuni del circondario.

Anche la Chiappa nel mirino
Partito democratico che con Roberto Visani ha avuto anche un durissimo scambio di vedute con la presidente del Consiglio Stefania Chiappa, “accusata” di dare e togliere la parola ai consiglieri a propria discrezione. Chiappa, che poi leggerà integralmente l’articolo 58 comma 4 del regolamento del Consiglio per ribadire la correttezza del proprio operato, in precedenza era stata costretta a sospendere per dieci minuti i lavori dell’Aula, dopo le reiterate intemperanze dell’ex Cinque stelle oggi Lega per Salvini Fabiano Cavina, impegnatosi, nonostante i richiami, in un battibecco con un altro consigliere. Regolamento consiliare ripreso in mano per la votazione segreta per l’elezione dei presidenti di tre commissioni: la 3, la 4 e la 6. Si è infatti dovuto chiare se le astensioni dovessero o meno essere comunicate in anticipo alla presidenza. Un “cavillo” che non ha cambiato l’esito finale negativo per la maggioranza.

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