Imola, il futuro delle discoteche: addio al Cap Creus e per la Vie en Rose si vedrà

Cattive notizie per gli amanti delle discoteche. A Imola la musica è proprio cambiata, tanto che si è spenta e per ora non accenna a riaccendersi. Chi ama ballare scatenandosi in pista e sperava forse di tornare a farlo presto, viste anche le ultime spinte per tornare al 100% in questo settore, a Imola non potrà farlo. I due punti di riferimento in riva al Santerno, soprattutto nella stagione invernale, la Vie en rose e il Cap Creus, restano a porte chiuse. La prima, chiusa da febbraio 2020, per ora non riapre, ma non è detta l’ultima parola per l’inverno. Il secondo, invece, chiuso da molto prima, non esiste proprio più per come lo ricordiamo.

Lutto per il Cap

La notizia peggiore è per chi si augurava una riapertura della storica discoteca lungo la Selice, alle porte della città venendo dalla Romagna, immaginando magari un progetto orientato alla musica dal vivo, per cui già aveva segnato un’epoca, e non per forza alla classica discoteca. Per adesso però, niente di tutto questo è sul tavolo, nemmeno al condizionale: «Per il momento è da dimenticare – ha affermato Ezio Rizzoli, l’attuale proprietario dei locali dell’ex discoteca, che è anche titolare della Vie en rose –. Ora c’è solo il vano esterno, non c’è più l’impianto, non ci sono le luci. È completamente vuoto».

La Vie en rose

Qualche spiraglio invece si apre per la Vie, nel senso che Rizzoli avrebbe voglia di aprire ma vista la situazione non si sbottona su date certe per la stagione. «Non è detto sia l’anno prossimo, potrebbe essere anche dicembre». Insomma, non si tratta di se ma di quando, però non ora: «Non nascondo che dopo 2 anni la voglia sarebbe tanta, ma c’è altrettanta incertezza». Le valutazioni su cui ragiona ad alta voce tengono conto dei contagi ma anche delle voci che corrono su possibili restrizioni per le feste: «È molto bello che abbiano dato la possibilità di riaprire, però non me la sento di correre il rischio che in un mio locale scoppi un focolaio, considerando anche i contagi in aumento – ha commentato Rizzoli, calcando l’attenzione prestata per valutare la riapertura –. Ci siamo visti anche lunedì per ragionare insieme con il gruppo. Siamo molto perplessi ma stiamo sull’attenti. Faccio questo lavoro da molto tempo e penso che sia anche difficile riuscire a garantire il rispetto delle nuove regole – ha continuato Rizzoli, riferendosi, tra le altre cose, alla possibilità data in pista di stare senza mascherina, nella difficoltà tuttavia di far rispettare le distanze di sicurezza –. Nell’incertezza stiamo a vedere». Nel conto poi vanno considerati anche i dipendenti: «Qualche titubanza arriva anche dal personale. Della squadra che lavorava prima della chiusura qualcuno mi ha detto che in mezzo all’affollamento non vuole tornare a lavorare». La scelta non è semplice nemmeno per Gabriele Gentilini, famoso a molti imolesi come Ghento, che collabora con Rizzoli e che da anni organizza eventi nel settore: «Sono molto contento che altrove abbiano riaperto dopo 2 anni, ce n’era bisogno, però rimangono delle incertezze legate alle regole, che da un lato di fatto portano ad ammassarsi sulle piste, e dall’altro richiedono comunque distanziamento e mascherine. C’è tantissima voglia di riaprire ma ci sono delle incongruenze oggettive».

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