Imola, dal 20 gennaio una mostra dedicata a Patrick Zaki

La mostra partirà il 20 gennaio e resterà aperta sotto ai portici di piazza Matteotti fino al 10 febbraio, quando magari ci saranno novità: nel primo giorno del nuovo mese, a Mansura, è attesa infatti la prossima udienza del processo. Sbarca a Imola l’esposizione “Zaki e gli altri prigionieri di coscienza”, mirata a tenere alta l’attenzione su Patrick Zaki, cittadino onorario anche di Imola da luglio, e su tutti coloro che, come lui, nel mondo stanno pagando per aver manifestato le proprie idee. L’esposizione sotto ai portici imolesi è centrata sui ritratti di Gianluca Costantini, fumettista ravennate e docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna che in tutti questi mesi ha disegnato “per Zaki”, e viene promossa da Comune di Imola, Università di Bologna, Anpi, Libera, Soci Coop Alleanza 3.0, Comitato pace e diritti.

Lanciata attorno al 30esimo compleanno del ricercatore egiziano dell’Università di Bologna, di cui è stata disposta la scarcerazione poco più di un mese fa seppur senza l’assoluzione dalle accuse, la mostra è partita lo scorso giugno a Bologna e nel frattempo ha toccato altre città a livello nazionale come Torino, Bari e Latina: anche a Imola, a breve, ‘ospiterà’ quindi come protagonisti “alcuni delle donne e degli uomini che oggi scontano pene ingiuste o che addirittura non conoscono la ragione della propria detenzione”, spiegano gli organizzatori oggi in municipio.

Mentre l’assessore comunale Giacomo Gambi ricorda appunto come la mostra a Imola si tenga “in un periodo in cui forse sapremo qualcosa di nuovo sulla situazione giudiziaria di Zaki”, Marianna Francesca Tafuro di Amnesty aggiunge: “La mostra riguarda 50 prigionieri di coscienza di 13 paesi diversi del mondo, purtroppo Zaki non è mai stato da solo”. Il nome di Zaki non c’è ancora, in attesa di essere definitivamente liberato. “Non vediamo l’ora- aggiunge Tafuro- di riabbracciare Patrick e di fargli vedere questa mostra. Da quando è stata presentata, è anche grazie all’attenzione della società civile che in pochi mesi sono state rilasciate sette persone”, tra le quali, in Egitto, Sanaa Seif e Mahienour el-Masry. 

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