Imola, crisi delle castagne: produzione calata del 40%

La castanicoltura della montagna imolese non sta bene. Questo è il bilancio di una delle produzioni, seppur di nicchia, con un alto grado di permeabilità sul mercato che aiuta, ogni anno, l’economia delle aziende agricole dei territori di montagna. Situazioni climatiche non confacenti alle esigenze dei castagni, soprattutto per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico, sempre meno e sempre più “fuori stagione”, mancanza di manodopera specializzata e non, vespa cinese che negli ultimi due anni in alcune parti del territorio della valle del Santerno è ritornata a farsi sentire, e cydie (altro insetto dannoso) sono le principali cause di questo, ennesimo, annus horribilis della castanicoltura che a campagna di raccolta finita tira le somme.

Situazione complicata

«La situazione è complicata – conferma Claudio Cervellati, responsabile dell’ufficio Forestazione di Confagricoltura Bologna – perché la siccità estiva ha influenzato in maniera negativa la raccolta, facendola iniziare molto più in ritardo rispetto al solito e riducendo la capacità produttiva delle piante. La produzione di castagne e marroni è calata del 40% rispetto ai valori registrati nel 2020, che erano di 7 quintali medi per ettaro mentre quest’anno si attestano circa sui 4,5-5 quintali per ettaro».

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