Imola, cosa fare contro la violenza alle donne secondo le donne

Un documento politico di sei pagine con cui la Commissione pari opportunità serve sul piatto alla politica locale una lista di proposte concrete per la prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne. Non è la prima volta che una Commissione pari opportunità elabora documenti in tal senso, ma è forse una delle volte che è andata più diritta al sodo. «Del resto la questione non si placa –ha sottolineato al coordinatrice della Commissione pari opportunità, Virna Gioiellieri –: 106 sono state le donne ammazzate in Italia da gennaio e gli ultimi casi a distanza ravvicinata sono avvenuti in Emilia-Romagna. «E purtroppo questo non è un caso – dice Alessandra Davide di Trama di terre –, notiamo che sempre di più le donne sono consapevoli, il livello sopportazione è cambiato e si denuncia o ci si allontana di più. Per questo sempre più donne chiedono interventi e supporto, perché la violenza non vogliono pagarla loro ma chi la compie, attivare azioni a favore di donne che sono inserite in un percorso di emancipazione dalla violenza vuol dire prendere una posizione concreta e attiva contro la violenza stessa».

Le proposte per prevenire

Il documento individua tre e aree di azione: prevenzione, protezione e percorsi di autonomia e per ciascun ambito declina una serie di azioni. Si chiede di prevedere in bilancio economico un capitolo dedicato alla prevenzione, e di «impegnarsi attivamente per ottenere a livello metropolitano un incremento adeguato al fenomeno dei fondi destinati dai Comuni ai centri antiviolenza, il cui importo, attualmente pari a €0,1727 per abitante è insufficiente». La prevenzione dovrebbe passare poi per azioni di formazione per la pubblica amministrazione e gli operatori sanitari «per aumentare il livello consapevolezza finalizzato a costruire un sistema di accoglienza degno». Assumere e diffondere un linguaggio sessuato e non violento e un approccio culturale di genere da parte dei politici, degli amministratori, della stampa, promuovere campagne di sensibilizzazione in lingue diverse sul tema della violenza. Istituire finalmente un osservatorio territoriale che fotografi la portata del problema, «se non si ha la fotografia di quello che è la violenza maschile e di ciò che accade non si possono dare risposte adeguate – dicono le commissarie –. Non si tratta di avere solo numeri, che pure mancano, ma una lettura delle cause, delle conseguenze e una analisi rispetto alle risposte messe in atto per verificarne l’efficacia». Costruire un gruppo di mediatrici interculturali di genere per seguire donne sopravvissute alla violenza. Si chiede una più incisiva azione nelle scuole, «che sia strutturale e non affidata a singoli operatori che si mostrano più o meno sensibili al tema e che l’educazione alle differenze venga fatta da associazioni laiche e non religiose».

Più protezione

Nuove case rifugio stanno arrivando, saranno quattro alloggi affidati a Trama di terre. «La protezione, per una donna che chiede aiuto per emanciparsi dalla violenza maschile in ogni sua forma, non consiste solo in un’azione di collocamento in struttura protetta per la sicurezza psico fisica, ma deve essere soprattutto garanzia di una degna e giusta qualità di vita per lei e i figli e le figlie». Si chiede un contributo mensile, che gli incontri coi padri avvengano solo dopo che questi abbiano deciso di intraprendere percorso di recupero, di semplificare la burocrazia e potenziare i consultori.

Percorsi di autonomia

Per le donne che sempre più spesso decidono di lasciarsi alle spalle i maltrattamenti e le vessazioni ci sono due ostacoli grandi: la mancanza di una casa e di un lavoro che le renda indipendenti. «In assenza di queste due cose sono molte le donne che accettano il rischio della violenza piuttosto che affrontare la povertà per sé e i propri figli». «Il mercato dell’affitto non è accessibile alle donne sole –spiega Alessandra Davide –, esiste poi un grande problema di razzismo sul territorio, nessuno affitta a stranieri men che meno se donne sole con figli». Formazione, corsi di italiano per le straniere, coinvolgimento e premialità per le aziende che assumano donne in questo percorso, sono due delle possibilità proposte, ma non sono le sole.

La giunta

«Questo documento tocca tutti gli ambiti necessari ad affrontare il problema –ha commentato l’assessora alle Pari opportunità Elisa Spada – e arriva dopo un anno di dialogo con le commissioni e i centri antiviolenza. Quello che è evidente è che serve trasversalità di impegno da parte degli assessorati. Come Pari opportunità ho inserito a bilancio 50mila euro in bilancio per il contrasto alla violenza e sviluppo dell’imprenditoria femminile e stiamo lavorando sulla cultura e il linguaggio, lo scopo è rimuovere alla base i presupposti della violenza».

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