Imola, contagi e ricoveri in crescita. Ausl: “Così non si riparte”

«Da un lato il Covid non è cosa passata e dall’altro non siamo abbastanza freschi per poter fare uno scatto e ripartire come sarebbe necessario fare ora». La nuova ondata di Omicron 2 genera preoccupazione nella sanità imolese, lo ha confermato ieri il direttore generale Andrea Rossi nell’illustrare il report settimanale in commissione consiliare. Certo sono lontani i dati di contagio delle precedenti ondate, ma è anche vero che proprio perché due anni sono passati, ripiombare ora nell’assillo di curve di contagio in rapida impennata non aiuta a rimettersi al passo con tutto ciò che Covid non è.

Contagio in crescita

L’incidenza del contagio è cresciuto del 66% in sette giorni, e anche se con 530 casi settimanali, con una media giornaliera di 101, resta il dato più basso in Romagna, non c’è di che rilassarsi. Anche perché il carico sanitario comincia a sua volta a risalire: sono 36 le persone ricoverate non tutti isolati in reparti Covid perché entrati con latre patologie, 15 in ospedale di Comunità a Castello, uno in Covid hotel, 913 i casi attivi ieri. Si riaccendono anche i focolai nelle residenze per anziani (58 i degenti positivi di cui 42 nella sola casa protetta Coccinella). «La scuola risulta un po’ più risparmiata a questo giro – spiega il direttore generale Andrea Rossi –: ci sono 7 classi di istituti superiori in parziale quarantena, ma sono cambiate le modalità e l’isolamento scatta solo per i non vaccinati». Anche la mortalità non è azzerata, ci sono stati due decessi anche nell’ultima settimana e il totale da inizio pandemia ammonta a 413 morti sul territorio. Ieri si sono aggiunti altri 103 positivi.

Vaccinazioni

«Il fatto è che Omicron 2 non fa sconti nemmeno a chi ha avuto una precedente infezione è non è esente dalla possibilità di ammalarsi di nuovo anche chi è vaccinato – ammette Rossi –. Certo per chi lo è i sintomi, se presenti, oggi sono quelli lievi di un raffreddore, ma intanto il virus continua a circolare. C’è poi comunque una fetta di popolazione non vaccinata, benché sul territorio abbiamo raggiunto coperture molto alte che per le fasce più anziane rasentano il 100%, in media il 71% per le terze dosi nelle fasce a scendere, ma molto meno ad esempio per la fascia 5-11 anni per la quale si è rimasti al 30% e speriamo di riprendere a inizio del prossimo anno scolastico. Ci sono poi 5.000 persone che non si sono ancora presentate all’appuntamento col vaccino, di cui 2700 over 50». Nell’ultima settimana sono state eseguite 1.017 vaccinazioni (135 I dosi, 230 II dosi e 652 III dosi), pari a circa 145 vaccinazioni al giorno. Mentre si registra il flop del Novavax: solo 61 somministrazioni a fronte di una dotazione di alcune migliaia di dosi disponibili che restano per ora nel cassetto. «Non credo che sia ipotizzabile una quarta dose per tutti – dice Rossi –, ma oltre a prevederla per le persone immunodepresse, in genere malati oncologici o dializzati, credo che bisognerebbe considerarla per gli over 75 e per gli ospiti delle Rsa. Ne parlerà in settimana la commissione ministeriale».

Ripartenza a ostacoli

Insomma, questa situazione, «e le proiezioni per le prossime due settimane sono di ulteriori incrementi di contagio» dice Rossi, che non rispecchia la stessa in cui ci si trovava un anno fa alle soglie della primavera, condiziona ovviamente la ripresa delle attività ordinarie in ambulatori e ospedale. «Se dobbiamo far fronte a una nuova marea montante dobbiamo sottrarre ancora risorse, senza contare che le procedure legate al Covid stesso generano ulteriori sovraccosti significativi», ragiona il direttore dell’Ausl. Per fare lo scatto in avanti e recuperare tutto quello che il Covid ha bloccato servirebbero invece forze nuove, che al momento non ci sono. «A inizio aprile dovrebbero sbloccarsi le graduatorie per assumere infermieri a tempo indeterminato e a noi ne servono 30 subito, ma al momento non ne troviamo che accettino il lavoro a tempo determinato – spiega Rossi –. Ci mancano 5 anestesisti e anche qui speriamo da metà aprile di disporre della graduatoria nuova dove ci sarebbero 12 persone che hanno dichiarato di voler venire a Imola. Intanto mandiamo i nostri chirurghi ad operare nelle sale operatorie del San Pier Damiani a Faenza, che ci mette a disposizione le figure che a noi mancano. Abbiamo due grandi sfide davanti: fare fronte a una situazione endemica in cui questo virus non scomparirà, e dovremo imparare a conviverci, sperando che non subentri una variante più aggressiva. Al contempo dobbiamo smaltire gli accumuli provocati da due anni di pit stop da Covid. Non sarà facile. Lunedì saremo in Regione per portare queste nostre difficoltà».

Deficit di Bilancio. I consiglieri comunali di opposizione Daniele Marchetti della Lega e Marinella Vella della Lista Cappello, hanno incalzato il direttore sul tema del disavanzo di bilancio e sulla salvaguardia dell’autonomia dell’Ausl imolese. «Abbiamo 20 milioni di disavanzo su un bilancio di 350 milioni, il sistema regionale è sotto di 670 milioni. Rientrare sarà impossibile, e tutti sono messi così. O il Governo rifinanzia il servizio sanitario nazionale o se lo riprende e commissaria tutte le Regioni – dice il direttore Andrea Rossi –. Oggi succede che dopo quattro settimane di guerra in Ucraina i fondi dello Stato per la spesa militare sono passati da 13 a 25 miliardi, invece dopo due anni di guerra al Covid non ho visto la stessa attenzione per il servizio sanitario. Alle aziende potrà essere chiesto di evitare sprechi o razionalizzare alcune economie di scala ad esempio sulla spesa farmaceutica o su quegli aspetti che non impattano direttamente sui cittadini, e questo può passare da piccole riorganizzazioni i cui effetti poi si vedrebbero nell’arco di due o tre anni, ma tagliare i servizi non sarebbe accettabile». A Imola, l’azienda sta investendo: «Abbiamo appena nominato il nuovo primario di chirurgia che mancava da tempo, sarà il bolognese Michele Masetti dal 26 aprile. Investiamo in nuove tecnologie anche grazie a donazioni private, e servirà una palazzina nuova per gli ambulatori. Il nostro ospedale ha potenzialità che il Covid ha frenato: 2000 ricoveri, 413 morti e 38mila contagi in due anni non sono stati un raffreddore».

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